Legge Biagi: la quarta volta del governo contro se stesso

Francesco Caruso, deputato no global, autosospeso dal Prc
Hai voglia a chiamarla Unione. E non è solo una battuta buona per l’opposizione di centrodestra. È un dato di fatto, noto anche al popolo che il 28 aprile 2006 ha portato al governo Romano Prodi. Che da allora ha dovuto più volte scontrarsi con la difficoltà di governare una coalizione così composita e variopinta, con l’ala radicale della sinistra che gli ha sfilato contro almeno tre volte. E che per l’autunno (il 20 ottobre prossimo) si prepara a una quarta mobilitazione. Niente male per una coalizione che governa da poco più di un anno. Il 17 febbraio scorso, a Vicenza, migliaia di persone sfilarono per dire no all’ampliamento della base americana. Quando il premier invitò ministri e sottosegretari della sinistra massimalista a non manifestare “contro il governo”, ebbe, come per ripicca, la piazza invasa dal mare magnum del popolo della base: la Cgil, i No Tav, l’associazionismo cattolico e laico, pax Christi, Emergency, i boy scout, gli ambientalisti, i centri sociali, i Disobbedienti. I partiti della sinistra radicale erano defilati, per una volta non protagonisti, ma c’erano eccome. Soprattutto dopo che Fausto Bertinotti, presidente della Camera ma vero leader di Prc, buttò lì: “Se non avessi responsabilità istituzionali andrei senz’altro al corteo”.
Poi venne il 12 maggio 2007. Quello del Family Day fu un successo per Savino Pezzotta e tutti i cattolici italiani (soprattutto quelli al governo). Allora in piazza, a urlare la loro idea di famiglia “normale” e ad affossare i Dico, c’erano i ministri Clemente Mastella, Giuseppe Fioroni e un nutrito gruppo di onorevoli della maggioranza. Le 700 mila persone di piazza San Giovanni fecero impressione soprattutto di fronte ai piccoli numeri di Piazza Navona, dove radicali, socialisti, laici ed esponenti della sinistra radicale si erano dati appuntamento per la giornata del Coraggio Laico. Insomma, una vera e propria crisi di famiglia tra i ministri di Prodi…
Neanche un mese dopo, il 9 giugno, mentre il Professore stringeva la mano al presidente Usa George Bush, per le strade di Roma andava in scena il No Bush No War day, con ben due manifestazioni diverse. In piazza del Popolo c’erano “quattro gatti” per l’happening di Fiom, Arci, Libera, Un ponte per, Rifondazione e Pdci. Da piazza della Repubblica a piazza Navona sfilava invece un corteo più numeroso fatto dai “duri e puri”: un pezzo di Rifondazione, Sinistra critica, i centri sociali, i Cobas, i trotzkisti. “Non è un corteo contro Prodi, ma contro le politiche dell’amministrazione statunitense”, si giustificò allora il Prc. Come a dire: questa è la democrazia, bellezza. E la democrazia passa per la piazza: un luogo politico su cui la sinistra sta perdendo il controllo e la sua anima, di lotta e di governo.
Una bella lotta è prevista anche per il prossimo 20 ottobre, quando sostenitori e denigratori della legge Biagi si divideranno nelle piazze con due manifestazioni contrapposte. Tradotto? L’ennesima divisione tra membri dello stesso esecutivo. Da una parte la sinistra radicale, che chiede a gran voce (ora che sta cadendo nell’Unione il paravento della condanna al deputato no-global Francesco Caruso per le sue accuse a Marco Biagi e Tiziano Treu, definiti “assassino”) di cambiare radicalmente la legge che porta il nome del giuslavorista ucciso dalle br. Dall’altra chi la difende dagli attacchi, con i radicali in prima fila. L’iniziativa è partita dall’economista Giuliano Cazzola (qui il suo intervento su Panorama.it), presidente del comitato di difesa della legge Biagi, e ha ricevuto il plauso di Emma Bonino, ministro per le Politiche Europee che già per la questione delle pensioni aveva rimesso nelle mani di Romano Prodi il proprio mandato. In realtà, lei non ci sarà, ma Marco Pannella e gli esponenti della rosa nel pugno sì. E così il centrosinistra si ritroverà ancora spaccato nella guerra delle piazze.
Il 20 ottobre anche buona parte dell’opposizione manifesterà in favore della legge Biagi. Ci saranno Forza Italia, Lega e l’Udc di Pier Ferdinando Casini.
Ma a rimettere di nuovo in agitazione il Professore è l’ennesima divisione tra riformisti e radicali della propria squadra: “Questa maggioranza ha una sola ragione per stare insieme ed è il rispetto del programma”, sostiene il capogruppo del Prc al senato Giovanni Russo Spena, che detta così l’avvio dell’offensiva dell’ala radicale dell’Unione per spostare a sinistra il programma della coalizione nella speranza di riconquistare la base delusa dell’elettorato. I Ds e i Dl, zitti e in imbarazzo, assistono al dibattito e non muovono un dito. Anche se dietro i riflettori, si sta già mettendo mano a una modifica della legge. Ad annunciarlo è proprio il ministro del lavoro Damiano in un’intervista a Radio popolare: sullo staff leasing, uno dei punti più criticati dalla sinistra, “una commissione esaminerà questa forma di lavoro nell’ambito di quello che dice il programma dell’Unione”. Il tentativo del ministro è quello di disinnescare la miccia del 20 ottobre: “Non si può stare al governo e manifestare contro il governo di cui si fa parte: è una grave contraddizione”.
Frasi che per ora non sembrano nemmeno scalfire chi da sinistra scenderà in piazza. E che oggi ha una sola grande preoccupazione. Come è meglio chiudere la mobilitazione? Classico corteo con comizio in un tripudio di bandiere rosse e striscioni (come vorrebbe Prc) o “un happening, un concerto”, uno ‘Young day’ (come lo definisce Pecoraro Scanio, ministro dell’Ambiente e leader dei Verdi) per provare a parlare un linguaggio diverso, a comunicare coi giovani sul modello del 1° maggio sindacale?

LEGGI ANCHE: L’intervento di Cazzola, perché la Legge Biagi va difesa

Commenti

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Il 21 Agosto 2007 alle 13:58 Padoa-Schioppa parte con la guerra per la Finanziaria 2008 » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Lista che comprende la sostanziale abolizione della legge Biagi, con cospicui sussidi a disoccupati e meno abbienti, il taglio dell’Ici, il finanziamento dei contratti pubblici, il salvataggio dell’occupazione in aziende decotte che si spera ancora di vendere, come l’Alitalia. Ora TPS rivendica rigore e tagli alla spesa. Era del resto la sua linea, mai attuata per le pressioni di Rifondazione e dei sindacati. [...]

Il 9 Ottobre 2007 alle 15:29 Lobbisti sempre più forti, ora vogliono la patente » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] di Antonella Bersani Quanto può valere per un’azienda o una categoria un emendamento alla Finanziaria? E la conquista di una postazione nella battaglia al Senato contro il terzo pacchetto di liberalizzazioni firmato Bersani? Visto lo sviluppo dell’attività di lobbying in Italia, potrebbe rispondere anche un bambino. In 5 anni la domanda di professionisti specializzati è cresciuta almeno del 60 per cento. Alle università di Roma e Camerino si offrono i primi master. E il mercato crea almeno 10 mila posti di lavoro. Eppure, diversamente da quanto avviene negli Stati Uniti o a Bruxelles, i lobbisti non hanno trovato ancora una regolamentazione. Dopo una ventina di progetti legislativi andati in fumo negli ultimi dieci anni, adesso ci prova il ministro per l’Attuazione del programma Giulio Santagata, firmatario del primo disegno di legge di ispirazione governativa che, tenuta del governo permettendo, dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri il 20 di ottobre (il giorno della marcia della sinistra radicale contro il pacchetto welfare). [...]

Il 16 Ottobre 2007 alle 15:44 Il gioco dell’oca del welfare: si ripassa dal via libera dei sindacati » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Come nel gioco dell’oca, per il welfare si torna indietro di mezzo giro: fino al protocollo firmato il 23 luglio tra governo, sindacati e Confindustria e approvato dal referendum tra i lavoratori. Il testo uscito dal Consiglio dei ministri del 12 ottobre sarebbe dunque azzerato dopo la levata di scudi delle confederazioni e degli industriali, ma anche dopo la bocciatura, arrivata ieri , del Fondo monetario internazionale. Il condizionale però in questa vicenda è d’obbligo. La mediazione se l’è avocata tutta Romano Prodi, e di conseguenza la partita non è ancora finita. Ma se si prende per buono il ritorno al luglio scorso allora saltano le modifiche chieste e ottenute dall’estrema sinistra. E dunque torna in alto mare il tetto per i lavori usuranti, i cui addetti potranno andare in pensione a 57 anni: era stato fissato in 5.000 l’anno, il Consiglio dei ministri l’aveva tolto con costi non stimati per il bilancio pubblico. Su questo punto è intervenuta anche la Ragioneria dello Stato, con una nota riservata, ma dura. E giusto per prendere tempo, ecco che il governo rinvia a “decreti di attuazione”. Torna (anzi, tornerebbe) la clausola di garanzia per giovani, cui era stato promessa nel protocollo una pensione futura pari almeno al 60 per cento delle ultime retribuzioni. Scomparsa non si sa perché (o forse per finanziare i lavori usuranti), e soprattutto senza una logica di tutela verso le giovani generazioni, la pensione minima del 60 per cento verrebbe reintrodotta “a titolo di indirizzo”. Altra cancellazione, l’aumento dello 0,09 per cento dei contributi a carico dei lavoratori a partire dal 2011. Ci sarà solo nel caso di mancati risparmi dalla fusione degli enti previdenziali. Infine, una mediazione sui contratti a termine: potranno superare i 36 mesi solo con un rinnovo garantito dal sindacato più rappresentativo, ma ne saranno esclusi i lavoratori stagionali e quelli per i quali è già in corso un contratto a scadenza (in questo caso le garanzie per il rinnovo non varranno dopo i 36 mesi ma dopo i tempi previsti dal contratto). Tutto come prima, ma come reagiranno Rifondazione, Pdci e Verdi? “Vigileremo” è per ora l’unico commento di Franco Giordano, segretario del Prc. Ma soprattutto il suo leader Fausto Bertinotti invita a partecipare in massa alla manifestazione del 20 ottobre organizzata dalla sinistra radicale. Insomma, l’idea è che lo scontro si sposti da palazzo Chigi alla piazza. E che alla indubbia prova di forza offerta dal Partito democratico, l’estrema sinistra voglia rispondere con un’altra prova di forza. Ripercussioni sul governo? Si attendono in Parlamento. Dove si vedrà se prevarrà la voglia di far cadere Prodi (e dare un primo schiaffo al Pd di Walter Veltroni), oppure lo spirito di sopravvivenza. Non trascurando il fatto che se il pacchetto non verrà approvato tornerà lo scalone targato Roberto Maroni. [...]

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