Bossi l’anti tasse: siamo sicuri che sono tutti contrari?


Nella notte ferragostana di Ponte di Legno, dopo aver ricevuto l’abbraccio dei militanti che avevano gremito il palazzetto dello sport più per vedere lui che non le aspiranti Miss Padania, Umberto Bossi, a domanda su cosa succederà in autunno, ha replicato, convinto: “La gente vuol mandare via Prodi. Ci vuole qualcosa di forte: lo sciopero fiscale”. Cioè: non si pagano più le tasse? “Paghiamo alle Regioni invece che allo Stato”. E a chiudere: “Da Genova, Milano, Torino, partirà la ribellione fiscale”.
E giù un coro di commenti indignati, una serie infinita di “no”, provenienti sia da destra che da sinistra.
Ora, sospettare che il leader della Lega sia stato vittima di un colpo di sole o della tentazione di spararla grossa, non sarebbe giusto. Un po’ perché sui monti bresciani, abituale rifugio estivo del Senatùr, non si soffre la canicola romana. Un po’ perché lo stesso Bossi, pur ammettendo di non avere ancora parlato di questo agli alleati, fa intendere che il piano anti-tasse lo vorrebbe buttare sul tavolo dell’incontro a Lorenzago di Cadore, dove assieme a Giulio Tremonti, vicepresidente di Forza Italia e al coordinatore delle segreterie nazionali del Carroccio, Roberto Calderoli, si parlerà del programma della Cdl.
A dire il vero quello delle tasse è un tema mediaticamente e politicamente molto stringente: prima evocato, a inizio agosto, da Prodi che chiedeva alle oltre 25 mila parrocchie italiane di dare una mano al governo per recuperare l’evasione fiscale; poi riportato sotto i riflettori dalla “disavventura” di Valentino Rossi col Fisco italiano.
Ma per il Senatùr è un vecchio pallino. Un tormentone, un refrain, un cavallo di battaglia che ciclicamente il leader della Lega torna a montare.

Era l’inizio dell’estate del ‘92, il Carroccio aveva appena trionfato alle elezioni inviando a Roma 80 parlamentari, e nelle cinque paginette di storia/programma, stilate anche con l’aiuto del professor Gianfranco Miglio, era scritto: “Tutto il potere fiscale dovrà essere attribuito agli Stati regionali che amministreranno l’intero gettito, salvo riversare allo Stato federale una percentuale fissa per finanziare le attività di interesse generale”.
Sul finire di quell’estate, in un’intervista al settimanale Epoca, il leader della Lega incitò “tutti i contribuenti del Nord” a non pagare la tassa straordinaria sugli immobili e i superbolli su patenti e passaporti contenuti nella “stangata” del primo governo Amato. Nel ‘93, in un comizio a Pontida, il leader leghista minacciò: se dopo la Finanziaria “non saranno convocate nuove elezioni, potremmo chiamare la gente ad uno sciopero fiscale”, aggiungendo poi: “la Lega considera una forma di improrogabile autodifesa la secessione fiscale”. Di nuovo, nel 1997, tornato all’opposizione, Bossi annunciò che “se Prodi, D’Alema e la Bicamerale non riconoscono il diritto all’autodeterminazione della Padania, ci vedremo costretti allo sciopero fiscale”.

Insomma, più che una “battuta irricevibile” (come l’hanno definita gli alleati di An e Udc) quello dell’Umberto è un vero chiodo fisso. E infatti per gli amici di Forza Italia, che lo conoscono bene, Bossi non ha detto nulla di nuovo: “È il solito Senatùr”. Cioè? Come sempre ha fatto (e meglio di chiunque altro leader), anche stavolta Bossi ha fiutato l’insoddisfazione di una larga parte dell’opinione pubblica sulle richieste del governo in materia di fisco (basta leggere i commenti al forum di Panorama.it sul caso Rossi per farsene un’idea), in particolare dei ceti produttivi e dei piccoli imprenditori del Nord, che vedono il governo Prodi ostile. Un’idea che trova sostenitori anche in Forza Italia, che non a caso è rimasta più tranquilla di fronte all’esternazione bossiana. Osvaldo Napoli, vice responsabile Enti locali e membro del direttivo di Forza Italia alla Camera, parla “di tema cruciale posto da Umberto, nel modo che gli è più congeniale”. E ancora: “Soltanto la vocazione suicida può aver spinto alcuni degli alleati del centrodestra a crocifiggere le opinioni di Bossi”. Di queste esternazioni, lo stesso Cavaliere non è stato informato, ma non pare si sia risentito con l’alleato leghista, il più fedele. Potrebbe anzi considerare l’uscita del segretario del Carroccio propedeutica per la strategia d’attacco che metterà in atto in autunno.
Anche questo, uno schema del consolidato asse del Nord: Umberto spara, Silvio media e tenta di affondare il colpo. Doppio, stavolta: uno diretto al governo Prodi, l’altro contro An e Udc, per stanarli e saggiarne la fedeltà.

Commenti

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Il 17 Agosto 2007 alle 16:52 Sciopero fiscale: un refrain bossiano? Macché, per primo ne parlò un comunista » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] L’annuncio dato a Ponte di Legno dal leader della Lega Umberto Bossi di voler attuare uno sciopero fiscale, anticipato dalle parole di qualche giorno fa del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli (”dietro l’angolo c’è uno sciopero fiscale, che nemmeno il buon Dio potrà fermare”) è l’ultimo in ordine di tempo su un argomento che ha spesso tenuto banco negli ultimi anni. Bossi lo usò per la prima volta già nel 1992. Ma in quell’occasione non fu il solo, visto che una minaccia analoga arrivò da un esponente di Rifondazione Comunista. [...]

Il 17 Agosto 2007 alle 20:52 Carlalberto Iacobucci ha scritto:

Se l’Umberto non c’era toccava brevettarlo.
Parla di tasse da non pagare allo Stato ma nell’Eldorado parlamentare pare ci sia anche lui. Il fratello Franco e il figlio Riccardo sono stati assunti presso il Parlamento europeo con la qualifica di assistenti accreditati.Percepiscono 12.750 Euro mensile cadauno e di legislazione non sono così poderosi.Il Franco possessore di negozio di autoricambi conosce,valvole, canne,pistoni, bronzine,guarnizioni,pompe ad acqua e questo non per disprezzare ma per cognizione del sapere. Per il Riccardo solo passione per le auto e forse per l’Isola dei famosi.E pensare che Matteo Salvini, già direttore di quella Radio Padania Libera ha per anni cannoneggiato contro il clientelismo e le assunzioni di amici, cognati e parenti.
Ed ora l’Umberto, vorrebbe rappresentare l’equità sociale? Ma per favore.

Il 17 Agosto 2007 alle 22:01 dandmd ha scritto:

Bossi non è parlamentare della pseudo Repubblica Italiana.

Prodi: Il fratello nominato al CNR
D’ALEMA: il fratello assunto dal ministero della salute Livia Turco come psicologo.

Il 18 Agosto 2007 alle 7:31 Carlalberto Iacobucci ha scritto:

Vero. Cessa il mandato parlamentare il 28 aprile 2006.Sostituito dal deputato Dussin Guido. Ma nessuno ha affermato che altri siano migliori. Tuttavia sembra un’epidemia da parlamentare questa. Una domanda però la farei. Se Prodi,D’Alema Turco e quanti ancora hanno generazioni collocate, dov’è scritto, che il Bossi da sempre accanito nemico del Clientelismo sia giustificabile ? Ognuno pensa al proprio vantaggio ognuno. E noi guardiamo.

Il 18 Agosto 2007 alle 10:19 Corrado Buccieri ha scritto:

Alla fine è solo una battuta estiva.

Il 18 Agosto 2007 alle 10:56 nordistastanco ha scritto:

Umberto Bossi come al solito lancia provocazioni che vengono additate dai parlamentari del sud come un affronto all unita del paese. Ma ragioniamo un attimo. Negli ultimi 40 anni il sud, in una maniera o nell altra si sono ciucciati il budget di un medio paese europeo, come la slovenia. Ora, dopo 20 anni, non se ne puo davvero piu.
Per quale motivo un pirla del nord deve pagare il doppio delle tasse per pagare le migliaia di malattie immaginarie che inevitabilmente affliggono quasi tutti i napoletani sopra i 20 anni. Ma dico, come e possibile che tra sciatica, mal di denti e mal di lavoro vari, un napoletano su 2 abbia la pensione di invalidita e si parla ancora di questione meridionale. questo e ovviamente solo uno sfogo qualunquista, ma con il fondo di verita che bossi ha ragione a non volere piu pagare parassiti e puttanieri udicisti vari.

Il 20 Agosto 2007 alle 11:22 Berlusconi, MVB e la mezza verità del Partito della Libertà » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Dunque cosa c’è di vero? Punto primo. Berlusconi ha deciso di riprendere su di sé l’attenzione mediatica, ancora di più in coincidenza con le primarie del Partito democratico del 14 ottobre. Secondo. Il Cav è insoddisfatto del disimpegno dei suoi due maggiori alleati, Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini. Più di Fini (il cui partito giudica in disfacimento) che di Casini. Terzo. Dentro la Cdl giudica strategico il rapporto con Umberto Bossi e con tutto ciò che si muove nel Nord. Anche per questo, in Forza Italia, il vero numero due resta Giulio Tremonti, l’uomo più vicino alla Lega (ma anche uno dei più scettici verso MVB). Quarto. La Brambilla è particolarmente invisa a tutto il resto della Cdl, dentro e fuori Forza Italia. La sua rapidissima ascesa veniva infatti data per conclusa. Quinto. Dunque perché rilanciare MVB? Potrebbe essere un modo tipicamente berlusconiano di richiamare all’ordine le nomenclature del centrodestra. Il progetto di Partito della Libertà, infatti, esiste da tempo, e dovrebbe riunire proprio i circoli della Brambilla. Senonché è destinato a fare da supporto alla Cdl e a Forza Italia, non prenderne il posto. Nei sondaggi preelettorali l’ipotesi di neo-partito veniva accreditato di un un 3-4 per cento, voti aggiunti e non sottratti a FI, Lega, Udc, An. Sesto. I sondaggi, appunto. D’estate hanno poco senso. Ma Berlusconi ne ha commissionato uno su un campione molto ampio (si parla di 25.000 elettori) per l’autunno. Sarà quello il test vero. Ultimo punto. La nascita del Partito democratico non lascia affatto indifferente il Cavaliere. Per quanto convinto che sia destinato a restare minoranza, specie se si voterà con un legge elettorale più o meno come l’attuale, Berlusconi è convinto che rappresenti una novità significativa. Alla quale, in qualche modo, occorra contrapporre un “prodotto politico” altrettanto nuovo. Ma è deluso dalla scarsa reattività degli alleati. Vera o forzata che sia la notizia del nuovo partito, non può essere del tutto archiviata come una bufala. Diciamo che segna la fine della ricreazione per i leader moderati, e l’inizio di un autunno politico decisamente caldo. [...]

Il 23 Agosto 2007 alle 16:33 Parla Calearo: Ok al Pdl, contro la casta di Forza Italia » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Calearo, con questo suo avallo allo sciopero fiscale i suoi colleghi della Confindustria dicono che stavolta l’ha fatta fuori dal vaso. Non ho avallato niente. La mia era una battuta, volevo dire che in tema di tasse la misura è colma. Poi c’è chi l’ha cavalcata per creare fratture all’interno di Confindustria o per altri fini. Alberto Bombassei l’ha bacchettata. Ma anche il suo presidente e amico Luca di Montezemolo non sembrava entusiasta. Può darsi che la cavalchi Bombassei, e la sua mi è sembrata un’uscita poco felice. A Montezemolo ho solo detto che mi interessava far capire al centro il malessere della periferia. Quando lei vede che una città cattolica e conservatrice come Verona fa sindaco l’ultraleghista Flavio Tosi col 60 per cento dei voti, possibile che nessuno rifletta? Però siccome non è la prima volta che lei provoca polemiche, qualcuno dice che lo fa perché si sta preparando a far politica. Io sono un uomo libero, ma non del quotidiano omonimo che non mi piace. Perciò dico quello che penso. Lo sciopero no, ma anche sul federalismo fiscale ci sarebbe da dire, con queste regioni tassaiole e spendaccione. Verissimo. Infatti le prime che dovrebbero cominciare a tagliare sono le regioni e le province. Non si tratta di trasferire la spesa dal centro alla periferia, ma di ridurla. Trova appealing il nascente Partito delle libertà? Silvio Berlusconi ha una marcia in più e fantasia da vendere. Avrà capito che Forza Italia non è più un partito della gente, ma un’azienda trasformata in partito. E non va bene. La diffidenza e il sarcasmo dei Cicchitto e degli altri dirigenti sull’iniziativa della “sciura Brambilla” dimostrano che anche in Forza Italia c’è la casta. E in “the other place”, il Partito democratico, qualcosa le piace? Premesso che non conosco Walter Veltroni, vedo una persona onesta e capace come Enrico Letta e una Rosy Bindi che speriamo non riproduca a livello nazionale i disastri che ha fatto in Veneto quando militava nei Popolari. Non si parla più della discesa in campo di Montezemolo. Come mai? Glielo chieda. Io penso che quando uno fa discorsi condivisibili e viene accusato di invasione di campo da parte di una classe politica gelosa delle proprie prerogative ci resta male. Succede anche a me con Giancarlo Galan. L’azzurro Galan, governatore del Veneto, le dà del tecnocrate “mafioso”. Il giornale Libero del dittatore perché ha prolungato il suo mandato alla guida degli industriali vicentini. Perché la attacca la destra e non la sinistra? Ce l’ho con gli appalti e le amicizie di cui si nutre la politica in regione. Con me quel sistema non funziona. Così Galan per difendersi mi attacca. Dicono che in Confindustria ce l’abbiano con lei perché assieme a Montezemolo sponsorizza all’inverosimile Emma Marcegaglia. Stupidaggini, il confronto è aperto. C’è pluralismo di idee, e spero che sul futuro presidente ci si confronterà lealmente, senza mettere in piazza le beghe interne. Però la provocazione di fare le primarie lanciata da Bombassei non era male. Ma si tratta del presidente degli industriali, di chi deve rappresentare la categoria, ovvero un leader con i fiocchi. Questa delle primarie mi sembra una boutade di finta democrazia. [...]

Il 3 Marzo 2008 alle 13:25 Veltroni pigliatutto, la sinistra gioca la carta del sindacato » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] La chiusura delle liste del Partito Democratico è prevista per oggi pomeriggio quando l’esecutivo ratificherà le decisioni ormai prese su tutta la penisola. E Walter Veltroni, a meno di altre sorprese dell’ultim’ora, chiude col botto. Ovvero candidando quel Massimo Calearo, non solo per un posto in Parlamento, ma anche per prendere posto nel futuro esecutivo in caso di vittoria del centrosinistra. Lo stesso Calearo che in passato aveva mostrato accenti proto-leghisti arrivando a giustificare lo sciopero fiscale e che oggi dice: “La mia è una candidatura per il Nord est. Il muro delle ideologie è caduto da un pezzo e, per fortuna, adesso ad accorgersene è anche la politica”. Nelle ultime due settimane il segretario del Pd ha abituato tutti a coup de théâtre quotidiani (nel gergo giornalistico di palazzo vengono chiamate le veltronate) in cui candida tutto e il suo contrario: Marianna Madia, bella under 30 che si presenta come “straordinariamente inesperta” e poi si scopre che è stata la fidanzata del figlio del capo dello Stato, ma anche la moretta campana, pure lei under 30, candidata al posto del “vecchio” Ciriaco De Mita, segretario Dc ottantenne, di cui però è stata portaborse. La lesbica dai valori pacifisti, ma anche Mauro Del Vecchio, generale ex comandante della missione Isaf in Afghanistan e dei nostri soldati in Kosovo. L’operaio superstite della Thyssen e il capo dei giovani di Confindustria, ma anche Pietro Ichino, giuslavorista che vuole superare l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. E adesso Calearo. [...]

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