L’annuncio dato a Ponte di Legno dal leader della Lega Umberto Bossi di voler attuare uno sciopero fiscale, anticipato dalle parole di qualche giorno fa del vicepresidente del Senato Roberto Calderoli (”dietro l’angolo c’è uno sciopero fiscale, che nemmeno il buon Dio potrà fermare”) è l’ultimo in ordine di tempo su un argomento che ha spesso tenuto banco negli ultimi anni. Bossi lo usò per la prima volta già nel 1992. Ma in quell’occasione non fu il solo, visto che una minaccia analoga arrivò da un esponente di Rifondazione Comunista.
Ecco una breve cronologia delle affermazioni più significative da allora:
- 26 AGO 1992: Uno “sciopero fiscale contro il governo Amato” viene preannunciato dal leader di Rc Sergio Garavini, in un articolo su Liberazione. Garavini scrive: “occorre battersi per la revoca di buona parte dei provvedimenti economici adottati dal governo”. E si rivolge alla Cgil, al Pds, ai Verdi e alla Rete proponendo “il ricorso allo sciopero fiscale già praticato, con successo, in altri paesi”.
- 1 SET 1992: Il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, in una intervista a Epoca rilancia i termini della mobilitazione della Lega in campo fiscale: tutti i contribuenti del nord vengono invitati a non pagare l’imposta straordinaria sugli immobili e i bolli per patenti e passaporti.
- 11 LUG 1993: In un comizio a Pontida Bossi afferma: “Se dopo l’approvazione della Finanziaria non saranno convocate nuove elezioni potremmo chiamare la gente ad uno sciopero fiscale generalizzato”. E il giorno dopo rincara la dose: “Lo sciopero fiscale è il mezzo costituzionale per imporre al governo di rispettare la Costituzione stessa”; aggiungendo: “la Lega considera una forma di improrogabile autodifesa la ’secessione fiscale”‘. L’allora presidente della Camera Giorgio Napolitano gli risponde: “naturalmente tutte le proteste sono legittime e ciascuno può avere le sue ragioni, ma diverso è trasgredire delle norme di carattere giuridico che hanno le loro radici in principi costituzionali”.
- 16 FEB 1997: Umberto Bossi, durante il suo intervento al Congresso del partito, afferma: “Se Prodi, D’Alema e la bicamerale non riconoscono subito il diritto all’autodeterminazione della Padania noi ci vediamo costretti allo sciopero fiscale”.
- 7 MAG 2006: Il leader della Cdl Silvio Berlusconi, parlando al Palalido a proposito della corsa al Quirinale, dice: “Non ci sentiamo rappresentati se non siamo nelle istituzioni. Non accetteremo di pagare le tasse. Faremo anche noi gli scioperi che hanno fatto loro. Faremo anche noi lo sciopero fiscale”. E aggiunge: “Questa ultima è una ipotesi da prendere in considerazione ove mai ci fosse un comportamento che ritenessimo negativo per il Paese da parte della sinistra”.
- 5 GIU 2007: il leader della Cdl Silvio Berlusconi, arrivato a Lucca per la campagna elettorale in vista dei ballottaggi, parla della necessità di un “gesto forte nei confronti di questo governo” come quello di “scendere in piazza contro la pressione fiscale”. Per quanto riguarda un vero e proprio sciopero fiscale aggiunge che “ce lo chiede la gente, ma noi siamo veri democratici”. Successivamente Berlusconi telefona in diretta al programma Ballarò su Rai Tre, per smentire di aver mai detto di volere lo sciopero fiscale nel suo comizio a Lucca: “Smettiamo di dire falsità perché non è pensabile che il signor Berlusconi, leader del principale partito italiano, possa aver detto una cosa così assurda”.
- Venerdì 17 Agosto 2007
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Commenti
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Il 22 Agosto 2007 alle 16:08 Tartassato dunque evado: la politica alla prova del Fisco » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Lo sciopero fiscale minacciato da Umberto Bossi poteva essere anche una provocazione di ferragosto, certo che, puntuale come la campanella d’inizio dell’anno scolastico, ha riportato il tema delle tasse al centro dell’agenda politica d’autunno. Con il Governo che annuncia (ma l’aveva già fatto varie volte) l’aliquota unica al 20 per cento sulle rendite finanziarie (guarda il video servizio in fondo), il partito trasversale per l’abolizione dell’Ici che riaffiora tra una dichiarazione e l’altra mentre Padoa-Schioppa invoca il risanamento, Letta che vuole affinare gli studi di settore riavvicinando i lavoratori autonomi, Pier Ferdinando Casini che dal Corriere della Sera lancia “l’abbattimento choc del carico” grazie a una aliquota massima del 45 per cento che non deve mai essere oltrepassata tra tasse, imposte e gabelle varie che ciascun contribuente si trova complessivamente a pagare. [...]
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