Chi ha paura di Rosy Wolf, pardon di Rosy Bindi? Sicuramente Enrico Letta, suo concorrente alle primarie del Pd, che per farsi pubblicità va di spiaggia in spiaggia a cantare il suo programma. Ma anche Francesco Rutelli che, astuto, avendo già visto troppa luce intorno al ministro della Famiglia, ha lanciato il “manifesto dei coraggiosi”. Un serio pensiero Rosy rischia di darlo anche al vincitore in pectore Walter Veltroni. Che, incoronato a Torino, ha cominciato una corsa solitaria e gloriosa per ritrovarsi oggi dentro a una guerriglia di concorrenti in lotta. Ma oggi è Bindi la sua spina nel fianco.
Se Veltroni è magnificato sui giornali, Rosy arriva sempre nella pagina vicina. Insomma, se il sindaco di Roma è l’astro delle primarie Bindi è la sua coda lucente. Con il rischio che nel cielo pluristellato delle primarie la coda della rivale, se non altro per gioco mediatico, finisca col brillare più forte della stella madre. Tanto che qualcuno ha azzardato un paragone alto: Bindi come Barack Obama in gonnella contro Veltroni-Hillary Clinton maschio.
Che ne dice, ministro?
Paragone audace ma interessante. Obama è fuori dal coro e dai partiti: amato da una minoranza di illuminati, che sperano ancora nella giustizia della vera politica. Hillary è la candidata stella. Incoronata, pettinata e santa. Speriamo che alla fine non mi facciano nera come Obama.
In principio c’era solo Walter. Adesso è la maratona delle primarie: liste, manifesti, nuovi concorrenti. Che dice di Letta che va d’ombrellone in ombrellone?
Che ognuno fa quel che può.
E il “manifesto dei coraggiosi” di Rutelli?
Non ho ancora capito dove stanno i coraggiosi.
Rosy contro tutti. Ma la gente non si perderà nel caos?
Io corro per tutti, non contro tutti. Ma poi corra chi vuole. Le primarie sono una tenzone libera e democratica. Devono portarci a un partito nuovo che restituisca dignità e amore per la politica. Nessuno è detentore del titolo. Nessuno è titolare del premio. Certo Veltroni ha avuto il plauso di Luca di Montezemolo. Giannelli lo racconta nella vignetta sul Corsera con la sua Ferrari al traguardo. Vicino a lui però ci sono io che corro in sella al Palio. Attenzione: mentre una Ferrari può avere noie al motore, il cavallo arriva sempre alla fine. E poi a Siena nessuno corre per arrivare secondo.
Vediamo: perché Veltroni non basterebbe. Tre punti, tre assi che distinguono per eccellenza Bindi.
Primo: Veltroni si candida a fare il premier mentre Bindi vorrebbe diventare il segretario del Partito democratico. L’Italia ha già il suo presidente del Consiglio. Ma poi, si sa, un governo può durare molto poco, un partito molto, molto di più. Dunque impegniamoci in una strategia lungimirante, pensata, importante. Non in una esplosione di gloria forse effimera. Due: Bindi è partita da Sud con le donne che oggi sono la metafora di ciò che la politica esclude. Chiede di non ignorare la verità di un’Italia vecchia non solo nei confronti dell’Europa di Angela Merkel e di Ségolène Royal, ma anche davanti all’Africa, dove la politica femminile guadagna alti incarichi, davanti al Cile di Michelle Bachelet e ancora nel mondo. E ricordiamo: le donne leggono, amano, votano.
Parlo di differenze di programma, ministro.
E io arrivo al terzo punto: Bindi combatterà, come sempre, la precarietà, le disuguaglianze che divorano gli italiani, le ingiustizie sociali e quelle della famiglia. Sta con chi la pensa come lei. Ma lo dimostra. Veltroni deve dire ancora come la pensa e con chi sta. Con il nuovo centro di Ciriaco De Mita e con la sinistra per Veltroni? Con Dario Franceschini che dice che bisogna cambiare la maggioranza o con Rutelli che ribadisce il contrario? Con gli ecologisti o con Paola Binetti? Con quelli che sono andati con Fabio Mussi o con gli altri? Ce lo dica prestissimo, però: perché questi suoi fan pensano e dicono tutti cose diverse. E la gente potrebbe avere alla fine troppa confusione sul suo programma. Sa qual è il rischio?
Quale?
Che Walter rifaccia la Dc delle correnti.
Giovanna Melandri, che premette di stimarla, dice che così facendo lei avvelena la strada di Walter.
La verità non può avvelenare nessuno. Io voglio bene a Veltroni e schiarendogli le idee credo di rendergli un vero servizio. Se un libro come La casta sta facendo migliaia di copie, vuol dire che gli italiani hanno bisogno di chiarezza.
È vero che prende lezioni per il prossimo duello televisivo?
Non ho mai preso lezioni da nessuno. Faccio il ministro. Sono in altri affari affaccendata. Comincerò a prepararmi quando sarò in zona Cesarini.
Quale sarà la prima domanda che farà a Veltroni?
Come sono andate le vacanze alle Maldive?
Su, ci sarà una qualità che invidia a Veltroni?
L’invidia non è pane per la mia tavola. Forse un consiglio: Walter, potresti permetterti di scegliere, chi sì e chi no, continuando a piacere a molti.
Andiamo alle sue fan: tra queste Eva Catizone. I cattivi dicono: perché Bindi con una signora coinvolta in affari sentimentali chiacchierati?
Se i politici dovessero esser giudicati sugli affari sentimentali chiacchierati, i palazzi della politica sarebbero cimiteri. Eva è donna d’impegno. Mi interessa quello di lei, come anche delle donne della rete Emily e delle femministe che mi stanno vicine così generose.
E i gay le saranno vicini? Ha mai avuto un amico omosessuale?
Tra me e loro dolorose incomprensioni. Ma non si dimentichi la mia battaglia per i diritti degli omosessuali. Sì, ho un caro amico gay. Grande personaggio. Chiacchieriamo molto e ci stimiamo.
Ha confessato: se devo cancellare un numero dal cellulare, scelgo quello di Linda Lanzillotta, mentre tengo quello di Melandri. E ora?
Mi pare che di questi tempi sia meglio tenersi stretti i numeri di tutti.
Ha fatto gran tifo per Ségolène Royal, ma oggi è Cécilia Sarkozy che mette a segno colpi mediatici e politici. Quale moglie di un nostro leader politico può arrivare a tanto?
Mi piacerebbe di più disquisire su quale marito, generico avvocato, può ricalcare le orme della moglie in politica, ma direi che Flavia Prodi ha il suo giro autonomo di lavoro nel sociale. Che la moglie di Veltroni è donna e madre eccellente. Forse però è Barbara Palombelli, con il suo uso di mondo, quella che potrebbe diventare la Cécilia del momento.
Si sibila che alla fine lei avrà un posto d’onore accanto a Veltroni.
Se vincerà Walter gli sarò fedele e leale. Come lui sarà con me, spero, se a vincere sarò io.
Si dice che Bindi, da cattolica, potrà esser mediatore tra Pier Ferdinando Casini e Silvio Berlusconi in lotta.
Intanto è Rutelli che vuole esercitare questo ruolo. Ma poi, perdoni, sono convinta che Casini non abbia nulla a che vedere con l’elettorato cattolico.
Domanda scontata ma obbligatoria: con Bindi arriva il momento delle donne?
Giorni fa Giuliano Amato ha detto: il prossimo capo della polizia sarà una donna. Io dico: sei ministro, Giuliano, chi ti impediva di dare subito quest’incarico? Per le donne c’è sempre la prossima volta. Con Bindi oggi c’è il presente.
- Domenica 19 Agosto 2007

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Commenti
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Il 19 Agosto 2007 alle 17:52 Carlalberto Iacobucci ha scritto:
La scelta della segreteria del Pd vincolerebbe la Sig.ra Bindi ministro della Famiglia nonché ex Ministro della sanità ex vicepresidente della commissione cooperazione e sviluppo ex presidente della commissione petizioni e diritti dei cittadini a rinunciare agli altri incarichi.E lei accoglie senza dubbio alcuno, affermando di indirizzarsi unicamente a cambiare politica. Incantevoli ed inutili esposizioni.Inizia la sua carriera politica nel 1989 (se non prima)e ad oggi ha ricoperto le cariche di Ministro della Sanità (Governi Prodi I D’Alema I-II Ministro delle Politiche per la Famiglia (Governo Prodi II) e personalmente non ricordo d’aver condotto un vita migliore. Poi diciamola tutta, il Pd non verrà mai alla luce, per cui siate pacati concorrenti, la vostra rimarrà vana illusione. Avete perlomeno la cognizione di comprendere quanto il popolo è totalmente stufo ed insoddisfatto ? All’isola che non c’è viveva Peter Pan e non i vostri concittadini.
Il 29 Agosto 2007 alle 15:36 Veltronì à la Sarkozy? Ma la Francia è lontana… » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Che cosa fa un politico appena tornato dalle vacanze? Dà un’intervista. Non poteva sottrarsi a questa regola Walter Veltroni, candidatissimo alla guida del Pd (e di palazzo Chigi), che per tutta l’estate, mentre era alle Maldive, le interviste le ha subite dai suoi concorrenti rimasti in Italia, Rosy Bindi ed Enrico Letta. L’intervista di Veltroni al Corriere doveva servire almeno a tre cose: rassicurare Romano Prodi, inaugurare una linea di fermezza sulla sicurezza (una linea alla Sarkozy), promettere che ridurrà la tasse. Troppo. Anche perché se il primo proposito va bene per un candidato al Pd, per gli altri due occorre stare al governo: ciò che Veltroni, giura, proprio non ha in mente finché non si vota. [...]
Il 13 Settembre 2007 alle 16:05 Tagliare i ministri? Quasi impossibile. Eppure circola una black list. » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Si è fatta critica anche la posizione di Linda Lanzillotta (Affari regionali), osteggiata anche lei dalla lobby degli amministratori locali e dall’estrema sinistra. Linda è difesa da Rutelli e potrebbe saltare solo se quest’ultimo, rinunciando alla medaglia di vicepremier, ottenesse una poltrona più pesante da aggiungere (o da sostituire) ai Beni culturali. Poi c’è un elenco di ministeri considerati inutili al di là di chi li occupa: Giovani e Sport (Giovanna Melandri), Famiglia (però c’è Rosy Bindi, impensabile declassarla dopo la probabile sconfitta nel Pd), e soprattutto l’Attuazione del programma, in mano al prodiano Giulio Santagata. Come ha suggerito qualcuno, per verificare se il programma è attuato oppure no non serve un ministro, basta una segretaria. n [...]
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