- Tags: CGIA, Enel, Ici, irap, Irpef, iva, qualità -di-vita, tasse, tenore-di-vita
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I milanesi sono quelli che pagano di più, nella classifica italiana delle tasse locali stilata dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre (che calcola Ici, addizionale comunale Irpef e tariffa sui rifiuti per i comuni, imposta sulla Rc auto, addizionale sulla bolletta dell’Enel e imposta di trascrizione per le province e Irap, addizionale regionale sull’Irpef, compartecipazione dell’Iva e sulle accise della benzina per le regioni). Segue Venezia - che però conta tra le entrate del comune gli incassi del Casinò municipale, quindi in realtà è fuori classifica - e Aosta è la terza. L’ultimissima è Enna. E le differenze tra la cima e il fondo della classifica sono abissali: gli abitanti di Milano avrebbero versato 2.082 euro a testa nell’anno monitorato, il 2005, quelli di Enna 604.
Scollegata dal contesto la graduatoria non dice molto.
A cosa corrispondono queste cifre? Ricchezza, tenore di vita, soddisfazione personale, qualità dei servizi sono tutti valori che decrescono se scorriamo la classifica verso il basso? Andando a ripescare l’ultima classifica (qui in pdf) della qualità della vita che il Sole 24 Ore pubblica ogni anno emergono molte sorprese. Milano si conferma prima nel tenore di vita: per ricchezza prodotta e perché i depositi bancari dei suoi abitanti sono i più ingenti e le pensioni mensili più alte. Tenore di vita e qualità di vita non sono però sinonimi, e non è scontato il gradimento: per qualità della vita vince Siena, poi Trieste, Bolzano, Trento e Bologna. Milano è solo sesta. E se guardiamo alla soddisfazione dei suoi abitanti in quanto ai servizi e alla tutela ambientale, crolla al 67° posto. E si fa scavalcare da Sassari, Teramo e Brindisi che pure sono tra quelli che chiedono meno tasse.
La corrispondenza più scontata ed evidente tra la classifica delle tasse pagate agli enti locali e quella della qualità della vita è la demarcazione nettissima tra nord e sud (con il centro che guadagna la medaglia sull’uso del tempo libero, mentre Molise e Basilicata figurano come le più sicure). Quasi senza eccezioni il nord si accaparra la prima metà positiva e il sud resta schiacciato sul fondo. La Sicilia indossa senza dubbio la maglia nera: troviamo cinque delle sue province tra le ultime dieci per tenore di vita (Catania ultima al 103° posto, poi salendo Palermo, Siracusa, Trapani, Agrigento) e ben 8 città siciliane sono tra le dieci con le tasse più basse, amara consolazione per i siciliani di Enna, Agrigento, Caltanissetta, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa e Trapani.
- Lunedì 20 Agosto 2007
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Commenti
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Il 21 Agosto 2007 alle 12:23 nickneim ha scritto:
O bella. Dunque i posti dove si vive meglio sono quelli dove si pagano più tasse. Ma guarda un po’.
Il 22 Agosto 2007 alle 16:08 Tartassato dunque evado: la politica alla prova del Fisco » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Perché una cosa è chiara: l’italiano che paga le tasse è convinto (nella maggior parte dei casi a ragione) di pagare troppo e di non avere abbastanza in cambio: si è stimato che il contribuente lavori 7 mesi l’anno per il fisco e i rimanenti 5 per se stesso. Chi non paga (e stavolta il calcolo è che l’evasione nel nostro paese è tra il 15 e il 17 per cento del Prodotto interno lordo), si giustifica proprio accusando un fisco troppo esoso. Lo Stato, a cui i conti non quadrano mai, continua a puntare sulle entrate essendo incapace di ridurre la spesa, alimentando il divario nella contribuzione tra Nord e Sud. Come uscire dal circolo vizioso? [...]
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