
La celebre scena in cui Totò prova a vendere la Fontana di Trevi dal film Tototruffa ‘62
Ma come si fa, verrebbe da chiedersi, ad affidare i propri soldi a uno sconosciuto o a un presunto ente che non si è mai sentito nominare? Nessuno può essere così ingenuo. Eppure le pagine dei giornali sono piene di storie come queste, soprattutto d’estate. Se tanta gente si fa fregare, non è solo colpa delle vittime sprovvedute ma anche “merito” dell’ingegno dei truffatori. Ecco alcune storie da film (ma vere), per imparare a stare un po’ più in guardia.
Falsi autovelox. Si appostavano sulla A4 e scattavano foto delle auto di passaggio ad alta velocità con degli autovelox fatti in casa. Attraverso la targa risalivano al proprietario, cui spedivano verbali contraffatti e bollettini postali per il pagamento della multa. Il numero di conto corrente, ovviamente, non era però quello della polizia ma il loro. Gli automobilisti, colpa della coda di paglia, preferivano pagare senza contestare la cifra tutto sommato modesta: 158 euro. Così hanno fatto le prime 300 esche, ma il 301esimo cittadino era sicuro di non aver superato i limiti e ha fatto ricorso. Permettendo alla Stradale di risalire ai quattro autori e di arrestarli. Avevano già incassato 11mila euro, ma avevano pronti migliaia di verbali falsi.
Il dottor De Santi e il dottor Tobler (come il Toblerone). Una messa in scena degna di Totò quella recitata da due pregiudicati campani. Le vittime erano sempre sacerdoti, preferibilmente di piccoli centri, sparsi per tutta Italia. Il dottor De Santi, così si faceva chiamare il primo truffatore, contattava il religioso e gli diceva che alla sua comunità era destinata l’ingente eredità di una cittadina appena deceduta. Se il prete ci cascava, veniva convocato dal falso medico, che con camice e tesserino (a casa i carabinieri gliene hanno poi trovati a decine), gli spiegava che per avere i beni era sufficiente pagare la parcella del notaio che doveva eseguire il rogito. A quel punto arrivava il dottor Tobler col suo accento svizzero e la sua offerta da filantropo. Aggiungeva al ricco piatto una donazione in vestiti e scarpe per i parrocchiani. Molti parroci non si sono fatti imbrogliare, ma tre di loro ci hanno rimesso 30 mila euro ciascuno. I due truffatori sono stati arrestati in Lombardia, dopo una carriera di tre anni.
Il Sovrano ordine di Malta e Cilicia. Un bel titolo onorifico e un attestato da appendere in salotto. Che però non valevano nulla. Li vendeva, a caro prezzo, un ex carabiniere di Genova diventato abile truffatore. Prometteva anche riconoscimenti da parte dell’Onu e raccontava alle sua vittime che il denaro era destinato a opere di beneficenza. Un barista gli ha consegnato 700 mila euro in cambio dell’assicurazione di riuscire a entrare nell’Arma grazie all’iscrizione al Sovrano ordine di Malta e Cilicia. Ma così non è stato e dalla sua denuncia sono partite le indagini che hanno portato all’arresto dell’ex militare. Solo dopo l’ultima trovata: l’imbroglione ha infatti querelato l’ufficiale che ha verbalizzato la denuncia del barista e ha anche falsificato una smentita di quest’ultimo.
Il cerotto che scioglie il grasso. “Questo cerotto miracoloso ha fatto perdere 12 chili in un mese a Chelsea Clinton”. Diceva così la pubblicità diffusa da un’azienda cinese. Ma i giornalisti della tv di Stato, la Cctv, hanno scoperto il doppio inganno. Il prodotto non era importato dagli Stati Uniti, come diceva lo spot, ma era prodotto a pochi chilometri da Pechino. Inoltre il meccanismo di dimagrimento non era proprio quello garantito. Secondo la pubblicità bastava applicare il cerotto sulla pancia e col calore del corpo il grasso cominciava a sciogliersi. Invece quello che usciva era dell’olio contenuto negli stessi cerotti. Grazie alla massiccia campagna pubblicitaria i produttori erano riusciti a guadagnare 20 milioni di euro.
- Mercoledì 22 Agosto 2007
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