
“Tra i tifosi de Genoa c’era chi aspettava questa partita da 12 anni e mezzo per pareggiare i conti. E i rischi che ci riuscissero erano seri. Non siamo a conoscenza di un piano dettagliato, ma temiamo che esistesse pure quello”. Spiegano così gli investigatori genovesi la decisione del prefetto Giuseppe Romano di interdire lo stadio del capoluogo ligure, il Luigi Ferraris, ai tifosi milanisti per la sfida Genoa-Milan, prevista per domenica 26 agosto, prima giornata di campionato. L’antefatto risale al 29 gennaio 1995, quando un ultrà milanista, Simone Barbaglia uccise con un coltello (un atto «infame» nella mentalità ultrà) Vincenzo Spagnolo, sostenitore del Genoa che lo stava affrontando a mani nude. Da allora le due squadre non si sono più incontrate, a causa della retrocessione dei rossoblù dalla massima serie. Di conseguenza non si sono più incrociate neppure le tifoserie, che da quando hanno saputo di doversi incontrare all’esordio di campionato sono entrate in fermento (persino nelle amichevoli non sono mancati cori minacciosi sul tema). Insomma: non si tratta di una resa delle forze dell’ordine di fronte alla violenza ultrà, n ma di una misura eccezionale per arginare i rischi di una partita eccezionale. Per questo motivo, nella questura genovese non condividono le critiche del presidente della Federcalcio alla decisione del prefetto. “Bisogna avere in mano le carte prima di parlare” avverte un investigatore. Ma che cosa c’è in questi documenti? “Segnali inquietanti”. Per esempio la notizia che dopo 12 anni erano pronti a tornare allo stadio alcuni amici di Spagna, per vendicare l’amico ucciso. Ragazzi vicini ad ambienti dell’ultra-sinistra e dei centri sociali che da tempo si stavano aggiornando sulle idee politiche della tifoseria milanista, orientata su posizioni di estrema destra. Insomma c’era il rischio di trasformare una storica rivalità tra tifoserie in qualcosa di peggio: in un regolamento di conti con tanto di motivazioni ideologiche.
Per arrivare a queste conclusioni gli investigatori, dopo che il calendario aveva spiacevolmente servito alla prima giornata di campionato proprio Genoa-Milan, hanno monitorato Internet, contattato fonti, ascoltato telefoni. Indagini che hanno dato una risposta inequivocabile: dal momento dell’arrivo del primo milanista alla stazione Brignole di Genova ogni occasione sarebbe stata buona per vendicare Spagna.
A completare il quadro, occorre ricordare che sui muri di Genova prometteva vendetta pure una frangia di tifosi rossoblù di estrema destra. In questo clima da “«morte annunciata”, gli uomini della Digos non hanno potuto puntare sull’arma prediletta, quella del dialogo. Infatti le due tifoserie attraversano un periodo di grave turbolenza e disorganizzazione. Difficile da controllare.
“A Genova tra gli ultrà non c’è più un referente unico con cui discutere, ma tanti cani sciolti” spiegano in questura. A Milano la situazione non è migliore: a inizio anno alcuni ultrà sono stati arrestati per una storia di ricatti nei confronti della società. Sullo sfondo una violentissima faida esplosa in curva, con tanto di sparatoria. Una vicenda simile si era verificata anche a Genova nei mesi precedenti. Un tifoso era entrato nella sede di un gruppo ultrà e aveva sparato a un altro supporter. Il prefetto non ha voluto che si versasse altro sangue su quelle bandiere.

- Giovedì 23 Agosto 2007
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Il 24 Agosto 2007 alle 15:48 Parte la nuova serie A ma resta il solito incubo: la violenza » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Parte la nuova serie A in versione “stellare”. Ritornano Juventus-Napoli-Genoa, Antonio Cassano e migliaia di tifosi (come conferma la febbre da abbonamenti). Ma i problemi sono quelli di sempre. Infatti sabato 25 agosto, si giocheranno due anticipi (Juventus-Livorno e Lazio-Torino) ed entrambe le sfide sono state inserite nell’elenco dei match “pericolosi” dall’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive. L’organo di monitoraggio (della violenza ultrà e delle carenze degli stadi) del ministero dell’Interno (ne fanno parte istituzioni sportive, forze dell’ordine e soggeti interessati come la società Autogrill), presieduto da Felice Ferlizzi, ha stilato ieri un elenco di sette partite a rischio. Alla prima giornata la più temuta è l’attesissima Genoa-Milan (indice di pericolosità 4, il massimo); rischio 3 per Lazio-Torino, Napoli-Cagliari (i tifosi partenopei sono tra quelli tenuti maggiormente sotto osservazione dagli esperti del ministero dell’Interno) e Parma-Catania. I supporter etnei sono considerati ancora a rischio dopo l’uccisione dell’ispettore Filippo Raciti, nel febbraio scorso. Sono ritenute un po’ meno delicate, ma comunque “calde”, la sfida di Torino, Palermo-Roma e il derby toscano Fiorentina-Empoli. A giugno il ministero dell’Interno aveva esultato per i risultati dell’applicazione del cosiddetto decreto Amato, emanato a febbraio (dopo l’uccisione di Raciti) e modificato in corsa. All’epoca si parlò di una diminuzione del 70 per cento delle partite con incidenti, di una riduzione dei feriti del 93 per cento tra le forze di polizia e del 44 per cento tra i tifosi. In realtà sul sito dell’Osservatorio si leggono dati un po’ più articolati: per esempio si nota che negli stadi di serie A i polizotti feriti nella stagione 2006-2007 sono saliti a 48, rispetto ai 15 del campionato precedente. Tra gli ultrà, i feriti censiti (molti, ovviamente, si sono fatti curare senza denunciare le cause reali dei ferimenti) sono sì scesi da 44 a 32, ma il dato resta negativo. Ma se i tifosi continuano a preoccupare, quasi tutti gli stadi sono considerati a norma. Dopo aver analizzato i dati della commissione di controllo, l’Osservatorio, nella riunione del 23 agosto, ha promosso le strutture della serie A, rimandando, a causa delle ristrutturazioni in corso, gli stadi di Udine (si lavora sull’ampliamento della videosorveglianza e per rendere agevole la zona del prefiltraggio) e Catania (da completare i bagni delle due curve), che dovranno mettersi in regola entro il 2 settembre, pena la riduzione della capienza. In serie B non si sono ancora adeguati gli impianti di Avellino, Grosseto, La Spezia, Piacenza, Pisa, Ravenna, Rimini e Vicenza. È realtà, invece, la novità degli steward, il personale (”incaricato di pubblico servizio”) addetto al controllo dei biglietti e del rispetto delle regole negli stadi. Il 23 agosto la Gazzetta ufficiale ha pubblicato il decreto che li riguarda. Saranno gestiti direttamente dalle società, non potranno avere armi e saranno obbligatori negli impianti con più di 7.500 spettatori. Poco per volta dovranno sostituire le forze dell’ordine all’interno dei campi, ma, non avendo poteri di polizia giudiziaria né di pubblica sicurezza, per eventuali fermi dovranno farsi supportare dalla polizia. In molte città si sono già svolti corsi di formazione specifici e altri ce ne saranno visto che si tratta di preparare centinaia di persone: uno per ogni 250 spettatori previsti (salvo richieste di rinforzi da parte di prefetti e questori). Per esempio in una partita da 50 mila tifosi non potranno essere meno di 200. Il decreto ne descrive mansioni e requisiti. Dovranno avere dai 18 ai 55 anni, almeno la licenza media, sapere una lingua straniera (possibilmente l’inglese), avere “prestanza fisica adeguata alle mansioni”. Dovranno preoccuparsi di controllare che lo stadio sia a norma prima dell’ingresso dei tifosi e poi regolarne l’afflusso e il deflusso. Il primo test ufficiale è stato quello per la Supercoppa italiana tra Inter e Roma di domenica 19 agosto: gli steward hanno vegliato sui festeggiamenti degli 8 mila tifosi giallorossi dentro a San Siro, raggiungendo un ottimo risultato: sul terreno di gioco non sono entrati invasori né poliziotti. Uno spettacolo molto british. [...]
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