
E noi che pensavamo a chissà quale truffa. A chissà quale catastrofe, legata a “Calciopoli”. E invece. Nella speciale graduatoria stilata da The Times occupa “solo” la settima posizione nella classifica dei 50 scandali che hanno macchiato la storia dello sport. La bufera che lo scorso anno ha terremotato il pallone italiano, portando alla retrocessione della Juventus e alla revoca di due scudetti bianconeri, merita una collocazione nella top ten delle nefandezze ma non un posto sul podio.
Lo scandalo per eccellenza è legato ad un personaggio poco noto alle grandi platee. Il numero 1 è assegnato a Basil D’Oliveira, stella del cricket degli anni ‘60. Nato a Città del Capo, l’asso di colore emigrò in Inghilterra per sfuggire al regime dell’apartheid. Nel Regno Unito divenne un fuoriclasse e, soprattutto, un cittadino britannico. Si guadagnò un posto fisso nella Nazionale di Sua Maestà, aggiudicandosi riconoscimenti di prestigio. Nel 1968, il suo nome fu al centro di una vicenda controversa: il tour dell’Inghilterra in Sud Africa saltò proprio per la sua presenza, ritenuta inaccettabile dai padroni di casa.
La piazza d’onore spetta ai Chicago White Sox, la squadra della Major League Baseball passata alla storia per la pagina nera scritta delle World Series del 1919: 8 giocatori, compresso il leggendario “Shoeless” Joe Jackson, vennero accusati di aver venduto le partite della finale del campionato e furono banditi.
Terzo gradino del podio per Ben Johnson, ‘l’uomo con gli occhi gialli’. Lo sprinter canadese dominò i 100 metri ai Mondiali di Roma ‘87 e alle Olimpiadi di Seul ‘88: ai Giochi volò al traguardo in 9″79, ritoccando il suo stellare primato mondiale. I controlli antidoping, però, rivelarono un uso smodato di steroidi e confermarono i sospetti alimentati già dalle telecamere che avevano inquadrato i suoi occhi allo start. Johnson confessò il sistematico uso di doping e il suo nome venne cancellato dall’albo d’oro.
Nella classifica delle ‘vergogne’ sportive c’è anche l’edizione 2007 del Tour de France: le vicende di doping che hanno coinvolto, tra gli altri, il danese Michael Rasmussen e il kazako Alexandre Vinokourov valgono il quarto posto.

Anche le parole possono essere scandalose. Lo sa bene Glenn Hoddle, dimissionario ct della nazionale inglese di calcio: l’11° posto è tutta colpa sua e delle frasi secondo cui “i disabili scontano peccati commessi in una vita precedente”.
Penoso anche il comportamento degli atleti spagnoli, 12esimi secondo il Times, che nel 2000 si sono finti disabili per vincere l’oro nel basket alle Paralimpiadi.
In confronto sembra meno grave l’Operacion Puerto, l’inchiesta sulla rete internazionale di doping legata al ciclismo: il sistema ideato dal dottor Eufemiano Fuentes merita il 18° posto.
In questo panorama, Mike Tyson deve accontentarsi della 20a posizione per aver staccato un pezzo dell’orecchio di Evander Holyfield nel 1997. Quasi nell’anonimato Diego Armando Maradona: la sua ‘mano de Dios’, costata carissima agli inglesi ai Mondiali del 1986, vale solo il numero 29.
Il VIDEO servizio:
- Giovedì 23 Agosto 2007
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