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- Un commento

Si diceva una volta: un marchio che vuole dir qualità . Ma è ancora possibile fidarsi dei grandi brand dopo i casi Mattel, Nokia o Colgate?
La risposta degli esperti americani interpellati da Panorama non lascia molto spazio all’ottimismo: “La Mattel o altri grandi gruppi spesso producono negli stessi capannoni da dove escono i giochi di decine di altre marche, anche molto meno rinomate” spiega Eric Johnson, che insegna economia alla Tuck school of business in New Hampshire, ed è uno dei maggiori esperti americani di outsourcing (lo spostamento all’esterno di fasi produttive). “Per questa ragione è molto probabile che presto avremo notizia di altri giocattoli al piombo come quelli della Mattel”.
Per Johnson il problema è l’allungamento della catena di produzione: “Ormai bisogna controllare i fornitori dei fornitori, e tutti i materiali usati, perché anche la vernice che una volta veniva dall’Occidente ora è prodotta in Cina o Indonesia. E a rischio sono quindi anche aziende che hanno sistemi di controllo accuratissimi, o che addirittura possiedono le fabbriche di cui si avvalgono”.
David Hennessy, esperto di marketing al Babson College di Wellesley, dice che il problema è la differenza negli standard di sicurezza: “Di recente un produttore di birra europeo mi raccontava di avere scoperto solo per caso che i suoi fornitori cinesi non usavano la sostanza naturale normalmente adottata per mantenere chiara la bevanda ma formaldeide, ovvero un veleno”.
L’unica soluzione secondo lui è adottare gli stessi controlli in vigore nell’industria automobilistica e aeronautica: “Quando le case automobilistiche trovano anche un solo pezzo difettoso rispediscono al mittente l’intero container”. L’unica cosa che invece non si può fare è tornare al passato: “Chi in nome della sicurezza riporta in Occidente la produzione perde, perché non può competere con chi invece continua a usare i fornitori cinesi”.
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Commenti
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Il 7 Settembre 2007 alle 13:35 aveyron ha scritto:
Quello che mi ha dato più da pensare è la condizione disumana di lavoro dei dipendenti cinesi della Mattel. I giocattoli dei “nostri cari” bambini occidentali sono fabbricati quasi interamente a mano e, peraltro, non si conosce l’età degli operai che, forse in gran parte, sono “inutili” bambini cinesi. Ma i “nostri cari” politici che provengono da “nobili” tradizioni di sindacalismo internazionalista, invece di comprare gli immobili di enti pubblici a prezzi di favore con mutui a tassi di molto inferiori a quelli correnti, perché non vanno a portare il vangelo dei diritti dei lavoratori in paesi come la Cina, l’India o la Corea? Pensiamoci.
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