L’idea dell’assessore di Bologna, Libero Mancuso, un ex magistrato, di creare zone isolate in cui convogliare, a rotazione, la prostituzione fa riaccendere le polemiche a distanza di quarantasette anni dalla chiusura delle case di tolleranza.
Di decennio in decennio si sono avvicendate le proposte, si sono succeduti scontri, battaglie civili e politiche, anche nel tentativo di cambiare la legge che aveva chiuso definitivamente l’epoca delle case di tolleranza.
La legge che in Italia regola “il mestiere più antico del mondo” ha cioè quasi cinquant’anni e prende il nome dalla senatrice socialista Tina Merlin. Fu approvata per consentire all’Italia di entrare nelle Nazioni Unite che chiedevano di abolire la prostituzione di Stato. Così, il progetto diventò legge con il parere contrario di missini e monarchici. A mezzanotte del 20 settembre 1958 la legge sbarrò le porte di 560 “case”, sopravvissute di un’industria che, nel pieno dell’attività , in Italia fatturava più di 14 miliardi con 730 imprese, 400 imprenditori, 2 o 3 mila lavoratrici.
La legge abrogava le disposizioni emanate dal governo Crispi nel dicembre del 1883 e puniva il reato di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Non configurava, però, la prostituzione come reato. Di conseguenza, chi la esercitava non poteva essere schedato, facendo venir meno la schedatura sanitaria. La paura di malattie veneree, e i pregiudizi dell’opinione pubblica spinsero diversi parlamentari a presentare molti progetti di modifica alla Merlin. Verso la fine degli anni ‘80 la pornostar Ilona Staller, eletta in parlamento nel 1987 nelle fila dei radicali, propose di istituire “Parchi e alberghi dell’amore”, ipotesi ripresa dell’onorevole socialdemocratico Antonio Bruno (Psdi), che prevedeva delle “colline dell’amore” al posto delle case, gestite direttamente dalle donne che avrebbero dovuto pagare i contributi allo Stato così da accedere a regolare pensione, assistenza e previdenza.
Nel 1991, una indagine Doxa rilevò che il 67 per cento degli intervistati era favorevole al ripristino delle case chiuse gestite dallo Stato. Nel 1997, un sondaggio affermava che l’80 per cento degli italiani era d’accordo sul riaprire le case di tolleranza.
Innumerevoli, in quarant’anni, le proposte di modifica o abrogazione della Merlin. Nel 1986 fu il Partito monarchico a chiederne l’abolizione. Nel 1997 arrivò la proposta della Federcasalinghe per una “prostituzione autogestita”, esercitata solo da maggiorenni “nelle proprie abitazioni e in luoghi chiusi”, con pagamento delle tasse e obbligo di controlli medici periodici.
Nel 1998 fu Viviana Beccalossi, vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia, che per contenere la diffusione dell’Aids propose una legge per riapertura delle case chiuse. Nel 2000, l’allora ministro del Tesoro Giuliano Amato propose di punire i clienti delle prostitute e non permettere, in particolare, a “chi va con le minorenni” di farla “franca”, perché “è complice del reato di schiavitù”. Poco tempo dopo seguì la proposta dell’allora ministro della Solidarietà sociale, Livia Turco: riformare la Merlin “permettendo l’esercizio della prostituzione all’interno delle case, magari nell’ambito di un esercizio cooperativo delle donne nella gestione” e destinare “alcuni spazi delle città alla prostituzione per dare una risposta di sicurezza ai cittadini”.
L’ultimo disegno di legge sul tema è del governo Berlusconi, nel 2002, a firma dei ministri Prestigiacomo, Bossi e Fini ma è rimasto incagliato tra i rami del Parlamento e non è mai stato trasformato in legge. Il provvedimento vietava l’esercizio della prostituzione in luoghi pubblici e aperti al pubblico (tipo le strade), stabiliva multe sia per i clienti che per chi si prostituisce (a meno che non dimostri di essere in realtà vittima di un racket), diceva no agli Eros center, ma ammetteva la possibilità di esercitare il “mestiere” nei condomini, trasformati così in veri e propri “casini”.
Iniziative choc sono giunte anche dai sacerdoti: nel 1999 a Genova don Andrea Gallo propose di considerare le prostitute come lavoratrici autonome, di favorire la formazione di cooperative fra loro e di concentrarle tutte in zone a luci rosse.
La questione è stata affrontata infine nel quadro dei “patti per la sicurezza” siglati dal ministero dell’Interno con i sindaci di alcune grandi città (Milano, Torino, Roma, Napoli, Venezia) ma i “primi cittadini” sono sempre più convinti che sul fenomeno serva una strategia più articolata e pianificata a livello nazionale.
- Lunedì 27 Agosto 2007
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Il 27 Agosto 2007 alle 19:25 Prostituzione a Milano: se perfino l’autobus s’accosta alla lucciola » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il marciapiede è lontano dai dibattiti sulla riapertura delle case chiuse e dalle polemiche sulle multe ai clienti. Dopo la pausa estiva sulla strada si torna a lavorare a pieno ritmo. “Non c’è ancora il pienone dei mesi invernali”, spiega una prostituta di viale Brianza. “Molte ragazze sono ancora nelle località di villeggiatura”. I marciapiedi di viale Abruzzi e via dei Mille, due zone di solito molto affollate, sono quasi vuoti. Anche se i clienti non mancano: basta aspettare anche solo un minuto in viale Marche accanto a una bionda vestita di bianco e si fermano quattro auto. [...]
Il 12 Settembre 2007 alle 13:55 Xaaraan - Il blog di Antonella Beccaria » Concorso letterario per raccontare la prostituzione ha scritto:
[...] E a proposito di concorsi letterari, via Bolognina.biz, ne arriva uno interessante promosso dalla Gingko Edizioni di Bologna e e dall’associazione Fiori di Strada. Interessante perché tratta una tematica delicata, quella della prostituzione, che si vorrebbe relegare all’interno di ambiti chiusi più per decoro che per reale contrasto allo sfruttamento. Dunque: Il progetto “Qui tutto va a puttane!” ha scopi letterari e di beneficenza. Consiste nell’invio da parte degli scrittori italiani o stranieri, di ogni età, di un proprio contributo letterario sul tema della prostituzione, e nella raccolta, valutazione e selezione da parte della casa editrice dei migliori contributi capaci di raccontare questo mondo dando voce ai frequentatori o chi esercita. Il progetto, che ha una durata limitata (vd. Regolamento), si concluderà con la pubblicazione di un libro (antologia di racconti) che verrà promosso, distribuito e venduto on line e nelle librerie con una prima tiratura di 1000 copie, e i cui proventi di vendita saranno devoluti totalmente in beneficenza all’associazione Onlus di Bologna “Fiori di strada” che opera per liberare dalla strada prostitute vittime di violenza e di sfruttamento e donne e bambini dalla moderna tratta di esseri umani. [...]
Il 2 Ottobre 2007 alle 21:03 Prostituzione in strada, per il Viminale non va proibita » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Boom di baby prostitute - Milano, se persino l’autobus si accosta alla lucciola - Problema Comune, sindaci divisi - Cinquant’anni di chiacchiere non spengono le luci rosse - Un business da 90 milioni di euro al mese [...]
Il 10 Luglio 2008 alle 12:42 Stop alle prostitute in strada, le lucciole tornano in casa » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Chiuse le case, 50 anni fa dalla Legge Merlin, ora per le squillo potrebbero essere chiuse anche le strade e i vialoni delle città . Con sanzioni e possibile arresto anche per i clienti. A questo punta infatti la bozza del disegno di legge dei ministri dell’Interno (Roberto Maron) e delle Pari opprtunità (Mara Carfagna) che verrà esaminata venerdì dal Consiglio dei ministri: punta all’”eliminazione della prostituzione di strada”. Non praticabile, per le critiche del mondo cattolico ma anche dei sindaci, la strada del ministro Maroni di realizzare i quartieri a luci rosse, tramontata l’idea di presentare il foglio di via alle squillo di strada a suo tempo presentato come emendamento al decreto sulla sicurezza da Filippo Berselli e Carlo Vizzini, per la prostituzione resteranno solo le case. Ma anche tra le mura domestiche saranno molte le limitazioni. Il testo, che in pratica riprende la proposta Prestigiacomo-Fini–Bossi del 2002, si compone di quattro articoli: il primo introduce nel codice penale un nuovo reato (prostituzione di strada e in luoghi aperti al pubblico: bar, club, etc): la prima volta, la lucciola e il cliente pagheranno sanzioni amministrative che oscillano tra i 200 e i 3.000 euro; in caso di reiterazione del reato, oltre alla sanzione tra i 200 e i 1.000 euro, scatta l’arresto da cinque a 15 giorni. Non verrà considerata punibile la prostituta costretta a vendersi con la violenza o le minacce. Molto pesanti le pene (da sedici a 18 anni) se la prostituta è una minorenne (o un minorenne) che verrà rimpatriata con la procedura utilizzata per i minori in stato di abbandono. Nel mirino del Ddl anche chi affitta una casa dove ci si prostituisce, ma solo se il canone è superiore a quello di mercato. È previsto l’arresto da due a sei anni e la multa da 250 a 10mila euro. Chi presta assistenza a una squillo senza fini di lucro o profitto, inoltre, non è imputabile di favoreggiamento alla prostituzione (oggi la Merlin prevede il favoreggiamento). Infine, l’articolo 4 inasprisce le pene per l’associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione: le sanzioni vengono aumentate fino a due terzi per promotori e organizzatori e da un terzo a metà per gli altri partecipanti. È la terza volta in cinque anni che il Governo tenta di intervenire in questo ambito (che “fattura” 90 milioni di euro mensilmente in Italia). Nel dicembre 2002 venne approvato dal Governo Berlusconi un disegno di legge che, proprio come questo, vietava la prostituzione nei luoghi pubblici e aperti al pubblico. Il provvedimento non è stato approvato dal Parlamento. Così come è rimasto sulla carta il disegno di legge Amato-Lucidi della fine dell’anno scorso, che, tra l’altro, prevedeva maxi sanzioni per la prostituzione minorile. Ora il nuovo piano che si presenta come una rivoluzione per un mercato che conta milioni di clienti e 70mila professioniste. [...]
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