
L’ultimo, in ordine di tempo, è l’assessore ai Quartieri di Bologna, Libero Mancuso. L’ex magistrato, ha lanciato la sua proposta anti lucciole: creare zone isolate in cui convogliare, a rotazione, la prostituzione, per agevolare controlli delle forze dell’ordine e presenza organica dei servizi sociali del Comune.
Molte e prevedibili le critiche, ma è arrivata anche qualche adesione, come quella del sindaco di Catania, Umberto Scapagnini (di Forza Italia, a dimostrazione che la questione non si presta a divisioni ideologiche) pronto a farsi promotore tra i sindaci delle aree metropolitane di una legge che consenta di superare gli ostacoli della normativa attuale: indicando zone dove convogliare la prostituzione, il sindaco potrebbe infatti essere accusato di favoreggiamento.

Dal punto di vista operativo alcune città si sono da tempo messe all’opera. Ad Alessandria, per esempio, sono state approvate una serie di misure per scoraggiare i frequentatori delle prostitute che esercitano ai bordi delle strade. L’ordinanza prevede il divieto di arresto delle vetture in certe strade e le multe (comprese tra 25 e i 500 euro) per chi indossa abiti indecorosi e compie atti più o meno osceni alla luce del sole (o dei lampioni).
Nel nord est sono in corso da qualche tempo sperimentazioni di aree nelle quali “circoscrivere” il fenomeno. A Mestre è in atto il progetto “Zoning”: un piano che individua le aree calde della città e delimita, in accordo con le prostitute, alcune “isole” periferiche che pur gravitando nelle stesse zone garantiscono un minor impatto sociale ma anche più sicurezza e controlli sanitari in favore delle lavoratrici del sesso. Anche se il Terraglio, la statale che unisce Mestre a Treviso, continua a essere a tutt’oggi una sorta di supermarket notturno del sesso. A Padova esiste invece da due anni una sorta di quartiere a luci rosse in periferia, alle spalle della Fiera. Un’area hard come ad Amsterdam? Non proprio, quello di Padova è un quartiere a “luci rosse” in versione vorrei-ma-non-posso. Le circa 130 “belle di notte” (in maggioranza giovanissime extracomunitarie, su 1000 abitanti del quartiere) non stanno esattamente in vetrina. Si adattano a occhieggiare dalla finestra del tinello, o dal balconcino della camera da letto. E se per i clienti di poche pretese basta un pizzico di fantasia per immaginare di essere in Olanda, la gente del quartiere (quella poca rimasta) non ne può più del viavai, e, stanca di vivere in una specie di “zona franca”, ha chiesto e ottenuto dal sindaco diessino Flavio Zanonato lo stop al traffico notturno: ora l’accesso a via Confalonieri, la strada centrale del vizio, è limitato ai residenti dalle 22 alle 5 di mattina. E multa di 71 euro per i fuorilegge in auto per intralcio alla circolazione automobilistica. A questa iniziativa le lucciole padovane hanno prima manifestato e poi inventato una forma di “risarcimento” per i loro clienti: il “bollino rosa dell’amore”, cioè una prestazione gratuita a chi è stato pizzicato dai vigili urbani.
Tutte soluzioni per niente gradite a Tiziana Maiolo, assessore alle Politiche sociali di Milano, convinta che il problema non è una questione solo comunale, ma un dramma nazionale che non può essere affrontato “con trovate estemporanee, poco serie e non risolutive”. Nell’attesa, a Milano i “quartieri a luci rosse” li hanno già creati viados brasiliani, donne cinesi, lucciole dell’Est, esperte prostitute italiane e giovani rumeni che si sono spartiti i marciapiedi della città in base al cliente di riferimento.
E allora, occhi puntati alla ripresa autunnale, quando (una volta conclusa la protesta istituzionale dell’Anci che non partecipa più a tavoli con il governo) si potrà affrontare la questione alla conferenza Stato-Città. Magari anche da noi qualcuno si travestirà da Nicolas Sarkozy e regolerà la questione come fece l’allora ministro dell’Interno francese: con una brusca legge che vieta l’adescamento e punisce i clienti, ripulendo così strade, vicoli, raccordi anulari e boulevard.
- Lunedì 27 Agosto 2007
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Commenti
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Il 25 Settembre 2007 alle 10:30 Boom delle baby prostitute. Colpa dei clienti e della legge sull’immigrazione » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Un altro fenomeno che salta all’occhio degli osservatori è il forte aumento delle straniere comunitarie, in particolare romene, sui marciapiedi. Chi le sfrutta le preferisce alle altre straniere perché non è più possibile espellerle. In città con un alto numero di immigrati, come Milano, Roma, Bologna, Padova questo ha portato negli ultimi anni a un dilagare della prostituzione su strada. Una delle difficoltà maggiori per l’Osservatorio è stata quella di avere a che fare con realtà spesso molto diverse fra loro e non è stato facile elaborare risposte adeguate e condivise da tutti. Anche perché ogni sindaco ha lanciato idee diverse per contrastare il sesso a pagamento nella sua città, dalla creazione di quartieri a luci rosse al rendere illegale questa attività sulle strade. [...]
Il 2 Ottobre 2007 alle 21:03 Prostituzione in strada, per il Viminale non va proibita » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] La soluzione ai problemi, sociali e di sicurezza, legati alla prostituzione non è la repressione. Alle lucciole non deve essere vietato di esercitare, neppure a quelle che lo fanno per strada. Si può semmai proibire l’amore a pagamento vicino a luoghi come scuole, chiese e ospedali. È una delle conclusioni dell’Osservatorio sulla prostituzione e sui delitti connessi istituito presso il ministero dell’Interno e presieduto dal sottosegretario Marcella Lucidi, che oggi ha esposto la sua relazione al ministro Amato. Sono stati quindi messi dei limiti ad alcune proposte dei vari sindaci, che andavano nella direzione dei divieti o della creazione di quartieri a luci rosse. [...]
Il 9 Ottobre 2007 alle 13:38 Emergenza sicurezza: ecco il pacchetto, ma è quasi vuoto » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il pacchetto sicurezza è infatti un compromesso tra governo e sindaci. Questi ultimi da mesi sono protagonisti di misure sull’ordine pubblico che hanno guadagnato le prime pagine: dai lavavetri di Firenze agli zingarelli di Livorno, tutti finiti nel mirino di primi cittadini di sinistra. Un tempo la sicurezza, strettamente connessa con l’immigrazione, era un cavallo di battaglia del centrodestra. Contestatissimo: basta pensare ai cosiddetti sindaci-sceriffi di Treviso e Verona. Ora la sinistra ha scoperto che la sicurezza è un argomento sensibile, che magari rende in termini di consenso. E dunque ci si è gettata a capofitto, ma in ordine sparso. Si moltiplicano anche le ricette per la prostituzione e la droga, tra stanze del buco (qui il FORUM) e parchi dell’amore, telecamere e avvisi a casa. Nessun sindaco, però, ha voluto accettare i poteri di polizia, sia pure limitati all’ordine pubblico: troppe responsabilità, troppi rischi di impopolarità. Da qui il compromesso. E infatti nel pacchetto c’è di tutto: rafforzamento di misure cautelari, giro di vite sui beni confiscati, potenziamento degli uffici giudiziari, procedimenti d’ufficio contro i graffitari, test antidroga, delega ai sindaci di “firmare ordinanze” (ma non ce l’hanno già?), potere ai prefetti di espellere extracomunitari pericolosi, rinforzi per il personale di polizia “recuperando agenti negli uffici”. Trovate qualcosa di strano? Sì, si tratta di misure già note, già annunciate mille e mille volte. Insomma, un accordo al ribasso tra il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, e l’Anci, l’associazione dei comuni d’Italia. A parte la cronica mancanza di fondi e personale - per esempio negli uffici giudiziari - e l’improbabile annuncio di “soldi da trovare nella Finanziaria”, c’è un punto che mina alla base la credibilità del pacchetto: sarà un disegno di legge che dovrà prima ottenere l’ok del Consiglio dei ministri, poi quello della Conferenza Stato-regioni, infine del Parlamento. Con la situazione attuale nella maggioranza e in Senato, un itinerario che definire irrealistico è dir poco. Se siamo di fronte a un’emergenza, allora bisognava agire per decreto. Lo si fece per gli stadi, non si è trovato modo di farlo per i morti nelle strade. Ma oggi chi ha la forza di imporre un decreto? [...]
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