
Niente tutela della privacy: i pedofili devono essere riconoscibili. Walter Veltroni, candidato leader del Pd, nell’intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera usa parole inequivocabili contro i pedofili.
”Occorre essere molto duri e molto severi: l’effettività della pena - sottolinea Veltroni - deve essere una cosa seria. Non è possibile che un truffatore si arricchisca dalla galera.
O che un incendiario in galera non vada neppure. O che circoli liberamente chi si è macchiato di pedofilia. Dove per pedofilia intendo non solo la violenza sui minori ma anche il possesso e lo scambio di materiale pornografico. Occorre che queste persone siano messe in condizione di essere riconoscibili. Se per sei mesi un medico, un dirigente, un impiegato è costretto ad affidarsi ai servizi sociali dovrà pur spiegare i motivi, renderli pubblici”.
Dopo Sarkozy, che ha rilanciato la castrazione chimica per i pedofili tanto cara a Calderoli, oggi anche Veltroni ha sentito la necessità di occuparsi del tema. Riprendendo un tema, quello della “pubblicità” del reato di pedofilia, che aveva tenuto banco nell’estate del 2000. Allora Vittorio Feltri pubblicò su Libero le liste dei nomi dei pedofili condannati con sentenza definitiva. E, soprattutto da sinistra, fioccarono le polemiche. L’allora ministro della Giustizia Piero Fassino la definì una “lapidazione mediatica” e Livia Turco, che era ministro della Solidarietà sociale, dichiarò: “La considero una decisione grave. Non so quanto aiuti la lotta alla pedofilia, alimenta una psicosi che non serve. Tutto questo è profondamente sbagliato”. Oggi, sul tema, tutto tace.
- Martedì 28 Agosto 2007
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Commenti
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Il 28 Agosto 2007 alle 17:45 Corrado Buccieri ha scritto:
Chi dei due ha ragione?
Il 28 Agosto 2007 alle 18:03 robrob ha scritto:
Niente da dire: le solite ipocrisie delle sinistre !
Berlusconi al governo, bastava che un giornale di destra publicasse una qualcosina per subito agonizzarlo, subito il contropiede.
Cosi’ oggi sono caduti nella loro stessa “trappola”
Il 28 Agosto 2007 alle 18:05 clator ha scritto:
Fa parte del solito copione : qualunque cosa fatta o detta dai sinistri riceve plausi; la stessa cosa fatta o detta dagli altri non va bene. E i cosidetti intellettuali e i giornalisti sono in prima fila in questo comportamento vegognoso
Il 28 Agosto 2007 alle 19:35 eiaeia ha scritto:
E allora…. adesso che ci sono i comunisti, pardon … rispetto per i morti, i fancazzisti l’”applicazione della pena” deve essere “effettiva”. Quando c’era berlusconi per una frase del genere si sarebbe gridato alla violazione della costituzione per ricostituzione del partito nazionale fascista. Ci vorrebbe proprio quello…. forse solo così tornerebbe un pò di “certezza della pena”.
Il 29 Agosto 2007 alle 13:52 marco1974 ha scritto:
per chi si diverte con le incoerenze dei politici, suggerisco la rubrica carta canta di marco travaglio su repubblica (che, fra l’altro, non se la prende solo con gli avversari del padrone del giornale per cui scrive)
Il 3 Settembre 2007 alle 13:16 Walter e TPS in guerra sulle tasse: ora Prodi rischia davvero. » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Ma le ragioni di Veltroni sono di altro tipo, più politico. Il candidatissimo al Pd sente che il suo futuro partito deve costruire un consenso su qualcosa di concreto, che non siano i vecchi apparati di Ds e Margherita. Sa che la battaglia si giocherà prevalentemente al Nord, dove la rivolta fiscale lanciata da Bossi, al di là del folclore, trova un consenso di fondo. Per questo si fa paladino degli sgravi fiscali così come ha sposato la campagna sulla sicurezza nelle città, simboleggiata dalla guerra ai lavavetri. [...]
Il 6 Settembre 2007 alle 12:06 Lo chiamano pacchetto sicurezza, ma è il solito pacco » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] È una specie di effetto-valanga, anche bizzarro. Il provvedimento anti-lavavetri deciso dal comune di Firenze (anzi, dall’assessore Graziano Cioni, un tipo che da anni decide con la propria testa senza guardare in faccia ai partiti) provoca nel centrosinistra un mega-dibattito su cosa sia giusto e non giusto fare per la sicurezza. Si fronteggiano i consueti compositi schieramenti: i solidaristi cioè la sinistra radicale ma anche i settori della Margherita più influenzati dalla Chiesa; i benaltristi, quelli per cui “il problema è ben altro, non si può cominciare dai poveracci”; i veltroniani, visto che il supercandidato alla guida del Pd è anche sindaco di Roma, ma nella Capitale (con Rifondazione in giunta) i lavavetri continuano ad agire indisturbati, e quindi Walter sposta il tiro sui pedofili, proponendo una sorta di gogna mediatica alla faccia della privacy. E i decisionisti, come il ministro dell’Interno Giuliano Amato, che il pacchetto-sicurezza l’ha presentato al Consiglio dei ministri paventando, altrimenti, “una svolta reazionaria e fascista nel Paese“. Naturalmente Amato è stato prontamente attaccato dal ministro della Solidarietà, Paolo Ferrero, rifondarolo. E anche da quelli di Sinistra democratica. Ma pure dalla Margherita, con la Chiesa sul groppone. Il pacchetto come di consueto prevede “misure immediate” (quasi tutti rimandi alle ordinanze comunali, tipo lavavetri), “misure allo studio (custodia cautelare obbligatoria per rapina, violenza privata e violazione di domicilio), i tradizionali “più controlli”, le immancabili “norme europee” (obbligo di dimostrare un reddito adeguato per iscriversi all’anagrafe comunale e fruire dei servizi pubblici”). Infine la promessa di difendere in particolare le donne, su molestie e simili. Nulla da dire, per carità. Se non che forse ha ragione il ministro della Difesa, Arturo Parisi: “A che servono tutte queste cose visto che sono già nelle leggi esistenti? Basterebbe applicarle!”. Già. Ma il ds Calvi scopre che “la gente è esasperata”, mentre Veltroni insiste che “non si può lasciare la legalità in mano alla destra”. La spiegazione? Si avvicinano le elezioni e l’Unione avverte la coda di paglia dell’indulto, varato in fretta e furia un anno fa, a governo appena insediato. Uno dei killer di Gorgo Monticone, per esempio, era fuori per indulto: l’ultimo di molti casi. Clemente Mastella, ministro della Giustizia e dell’indulto autore materiale (tra le perplessità del capo dello Stato Giorgio Napolitano, infastidito dalla fretta di allora) si difende rilanciando: “Rapine, scippi e stupri come i reati di mafia!”. Ma che significa? Modificare il codice penale comporterebbe un infinito dibattito parlamentare. E poi, appunto, c’è la discrezionalità dei magistrati. Né lasciano ben sperare i vari “pacchetti” promessi dai governi passati. Nel dicembre 1999 a Milano scoppiò un’epidemia di omicidi, nove in nove giorni per l’esattezza. A breve giro di posta l’annuncio di un salvifico pacchetto sicurezza, il primo. “Impedire le scarcerazioni facili, ridurre i benefici per i detenuti (ricordate i tormentoni sulla legge Gozzini?), inasprire le pene per furti in casa e scippi”, erano le ambizioni del governo dell’Ulivo anno 2000. Allora Forza Italia chiedeva anche di istituire una sessione annuale del Parlamento dedicata alla politica anticrimine e di cooperazione verso i paesi a rischio e la detrazione dall’Irpef delle spese sostenute dai cittadini a causa di reati comuni. An era più drastica: niente pene alternative per i responsabili di rapine, estorsioni, violenza sessuale e contro i minori. C’è voluto un anno perché quel pacchetto passasse alla Camera e al Senato con il risultato che il furto e lo scippo sono stati promossi a reati autonomi (non più solo aggravanti del furto semplice), la sospensione condizionale della pena e il ricorso in cassazione sono diventati meno facili da ottenere. A febbraio del 2005 l’allora ministro dei Trasporti di centrodestra, Lunardi, ripescò dal vocabolario della politica il “pacchetto sicurezza” contro le stragi del sabato sera (con tanto di navi ancorate nei porti da usare come discoteche senza problemi di rumore e alloggi in cabina per i ragazzi “sballati”). Ma pochi mesi dopo il clima era già cambiato e le preoccupazioni erano ben altre. Le bombe di Londra in metropolitana hanno fatto scattare un altro pacchetto, stavolta pieno di misure drastiche contro il terrorismo internazionale: l’allora ministro dell’interno Pisanu ha scommesso sul prelievo forzoso della saliva dei presunti terroristi (per l’analisi del dna) ma non ha sospeso il trattato di Schengen come avrebbe voluto la Lega Nord. Cambiato il governo è rimasto in voga il pacco: contro le morti bianche, nel decreto Bersani del luglio 2006 è stato inserito “il pacchetto sicurezza sul lavoro” rivolto soprattutto ai cantieri edili. Per non parlare degli infiniti pacchi internazionali sull’immigrazione clandestina: legge Turco-Napolitano, legge Bossi-Fini, le trattative con Gheddafi, l’apertura e la chiusura dei campi di prima accoglienza, eccetera. Certo finora, nessuno aveva parlato di “pacchetto sicurezza” partendo dall’emergenza lavavetri. Tanto più che all’inizio dell’estate proprio il ministero dell’Interno vantava, nell’ormai consueto rapporto annuale (qui la sintesi in pdf), una notevole diminuzione del numero degli omicidi: niente rischio di svolta fascista, due mesi fa. Avrà migliore fortuna il piano Amato? Basta fare qualche conto: dovrebbe sbarcare in Parlamento fra tre settimane. Assieme alla legge Finanziaria: alla quale, per inciso, chiederà soldi. Dunque vedremo se il nuovo pacchetto meriterà la famosa battuta di Robert De Niro ne “Gli intoccabili”: “Sei solo chiacchiere e distintivo, tutto chiacchiere e distintivo…”. [...]
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