Se sparisse tua madre e nessuno ne parlasse. Gli altri gialli dell’estate

Delitti irrisolti

Da settimane il delitto di Garlasco e quello di Treviso tengono banco, in misura diversa, sui media nazionali. E il caso delle due donne morte trovate in un bosco della provincia di Lecco ha tutte le carte in regola per diventare un nuovo giallo. Ma c’è un altro mistero che rischia di passare in secondo piano.
Enza Basso Memoli, 76 anni, è sparita da 50 giorni. Non si hanno più notizie di lei e del suo domestico indiano di 23 anni, William Jeeth Sing, detto Sonhu. Scomparsi nel nulla la mattina del 12 luglio da un podere di Cappelle, una frazione di Salerno. Si indaga per rapimento a scopo di estorsione, anche se la famiglia dell’anziana non ha finora ricevuto richieste di riscatto.

“La nostra angoscia aumenta di ora in ora”, dice il figlio Salvatore Memoli, avvocato (qui l’intervista), “da quel giorno non abbiamo avuto nessuna notizia, nessun segnale sulla sorte di nostra madre e di Sonhu” e denuncia: “Nonostante questo abbiamo avuto l’appoggio solo di giornali e istituzioni locali. Questa è una cosa molto grave”.

Enza Basso Memoli è vedova da dieci anni e ha altri due figli, una è funzionario di banca e l’altro è commercialista. Non ha nipotini. Viveva in un palazzo di quattro piani, circondato da terreni coltivati, che è un convento agostiniano del XVI secolo e che appartiene da generazioni alla sua famiglia. Ad aiutarla c’era un giovane indiano, che è sparito con lei e per Salvatore Memoli è un bravo ragazzo. Per Enza, quasi un altro figlio, da quando, un anno e mezzo fa, ha cominciato a lavorare per lei. “Un tipo tranquillo, perfettamente integrato. Non ci ha mai dato problemi”, dice Salvatore.

Una sola ombra nella vita di William ha attirato l’attenzione: il passaporto smarrito di cui non riusciva a ottenere un duplicato. Per poter essere assunto in regola, secondo la legge sui flussi degli immigrati, il 23enne doveva tornare in patria per poi rientrare definitivamente in Italia. Per questo gli serviva il documento, che diceva di aver perso. In mano aveva solo una fotocopia, ricevuta via fax da un’azienda agricola del cuneese dove Sonhu ha lavorato al suo arrivo in Italia. I carabinieri del Comando provinciale di Salerno, che assieme alla Squadra mobile indagano sul caso, hanno verificato questo particolare trovando il fax del 30 giugno 2003 e hanno accertato che il giovane aveva richiesto il duplicato al Consolato generale indiano di Milano dove era stato almeno cinque volte negli ultimi mesi. Senza successo.

Un primo risultato è arrivato il 20 agosto quando sono stati arrestati per favoreggiamento due connazionali di Sonhu. Uno è proprio la persona che doveva sostituirlo durante il suo viaggio in patria e lo affiancava nel lavoro dalla famiglia Memoli da circa un mese. La mattina della scomparsa era nel podere, ma dice di non aver visto nulla. Secondo i carabinieri invece, sa molto di più di quello che dice. Secondo altri testimoni la mattina del mistero l’anziana discuteva animatamente con quattro sconosciuti, probabilmente indiani, e qualcuno l’ha sentita dire: “Anche questo volete?”.

A cosa poteva riferirsi? Un ricatto? I carabinieri verificano il contenuto di alcune telefonate dei due arrestati nei giorni successivi alla scomparsa. Il traffico di documenti falsi o rubati e il racket dei passaporti all’interno della comunità indiana in Italia potrebbero spiegare molte cose. “Lavoriamo su questa ipotesi, anche se”, precisa il comandante del Nucleo operativo dei carabinieri, Michele De Maio, “arrivare a rapire due persone per un documento smarrito pare un po’ eccessivo”. Ma la soluziione del giallo non è così vicina: “Continuiamo a indagare in tutte le direzioni e non abbiamo elementi per privilegiarne qualcuna. Le ricerche delle due persone scomparse sono estese a tutto il salernitano, dove vivono e lavorano nella aziende di allevamento di bufale molti indiani, e anche nel Lazio”.

Ad esempio, il 24 luglio, nella zona dei Templi di Paestum, due indiani hanno comprato in una farmacia un medicinale contro la pressione alta e un dentifricio per protesi dentaria, gli stessi che usa abitualmente Enza Basso. Un segnale che la donna è ancora viva e qualcuno si preoccupa della sua salute? Più che altro una speranza. Da allora però è passato un mese e anche per il maggiore De Maio il caso di Salerno sta ricevendo un’attenzione troppo superficiale. “Vorrà dire che ne parleranno tutti quando li troveremo”. Si spera in buona salute.

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