
Un video-choc di due minuti (in fondo al testo) sul luogo del delitto di Luciana Biggi, uccisa a Genova il 28 aprile 2006. C’è pure questo tra le centinaia di carte che il pm genovese Enrico Zucca, tramite la procura generale, ha inviato al ministro della Giustizia Clemente Mastella in risposta alle accuse di chi, nei giorni scorsi, gli ha attribuito la responsabilità «morale» dell’omicidio di Maria Antonietta Multari. Infatti, il 10 agosto, la donna è stata uccisa dall’ex fidanzato Luca Delfino, l’uomo che, secondo la polizia genovese, Zucca non aveva voluto arrestare nel 2006 per l’assassinio Biggi.

Ricapitoliamo i fatti. Tre settimane fa Delfino, genovese, 30 anni, uccide con una quarantina di coltellate Multari, 33 anni, in pieno giorno in una strada di Sanremo (Imperia). Subito dopo l’arresto emerge che Delfino era indagato per il delitto di un’altra ex, Luciana Biggi. Alcuni investigatori genovesi mettono all’indice Zucca: sarebbe «colpevole» di non aver fermato l’assassino. Infatti i poliziotti denunciano su giornali e tv di aver consegnato al pm una relazione, con data 18 giugno 2006, in cui si leggeva: «Sulla scorta degli elementi probatori riscontrati nella presente indagine tutti concordanti, univoci e convergenti si richiede a codesta Autorità giudiziaria l’emissione di un provvedimento di custodia cautelare in carcere che scongiuri definitivamente la concreta possibilità che Delfino possa commettere altri reati contro la persona». Firmato: il dirigente della squadra mobile dottor Claudio Sanfilippo.

Dopo le accuse della polizia, Zucca ha ricevuto le disperate rimostranze della famiglia di Multari e molte minacce. Persino una lettera con un proiettile. Tanto da dover ricorrere a un servizio di tutela (affidato, ironia della sorte, proprio alla polizia che con le sue accuse l’aveva messo nei guai). Il ministro della Giustizia Mastella ha avviato un’inchiesta preliminare per verificare il comportamento di Zucca. E il magistrato, nei giorni scorsi, convinto della mancanza di indizi decisivi, ha inviato al Guardasigilli un fascicolo contenente una relazione di una ventina di pagine, in cui vengono elencate tutte le incongruenze e i punti deboli dell’indagine, compresa la prima ipotesi investigativa che riguardava una banda di extracomunitari minorenni, accusati di molestare le donne nel centro storico genovese.
Quasi un esercizio da avvocato, quello di Zucca, per sottolineare i rischi che avrebbe corso l’inchiesta con un arresto affrettato. Pur denunciando gli errori, il pm riconosce, però, l’impegno e lo sforzo dedicato al caso dagli investigatori, gli stessi che ora lo accusano. A questo documento il pm ha aggiunto una lunga serie di allegati: tutte le annotazioni di polizia giudiziaria (compresa la relazione firmata da Sanfilippo), gli interrogatori di Delfino, gli accertamenti tecnici (da notare che la relazione della polizia scientifica che ricostruisce la dinamica dell’omicidio è del settembre 2006, cioé successiva di quasi tre mesi a quella della squadra mobile), l’autopsia di Biggi, il fascicolo integrale delle intercettazioni telefoniche. Zucca elenca gli indizi a favore dell’indagato o che sostengono ipotesi alternative. Per esempio l’autopsia e la relazione della polizia scientifica sembrano concordare su un punto: le tracce sulla scena del crimine e le ecchimosi sul corpo della donna rendono probabile la presenza di una «pluralità di aggressori», per moventi diversi (dalla rapina alla violenza sessuale) e poco compatibili con la figura dell’indagato. Insomma, per il magistrato, i sospetti non si concentravano solo su Delfino, anche se era l’indiziato principale. Impossibile quindi chiederne l’arresto, senza una prova che eliminasse i dubbi.
A conferma che la debolezza del caso risieda nella mancanza di elementi e tracce «obiettive», Zucca allega al fascicolo il dvd che documenterebbe una serie di errori commessi sulla scena del crimine. Sbagli che potrebbero aver causato danni irreversibili per le indagini. Le immagini registrate dalla telecamera collocata in piazza San Bernardo, a pochi metri dal luogo del delitto, mostrano il primo intervento della polizia subito dopo il ritrovamento di Biggi in fin di vita e il trasporto della donna sull’ambulanza. Sono scene crude (per terra si vede il sangue illuminato dai raggi infrarossi) che, secondo il pm, testimoniano il mancato rispetto dei «protocolli d’indagine ormai accreditati e che impongono maggior rispetto per le condizioni che rendono possibili le analisi tecniche, in gran parte risolutive, con la tecnologia attuale, dei casi d’omicidio». Nel video, tre uomini in divisa e altrettante tute arancioni del 118 calpestano più volte l’area dell’omicidio, cercano oggetti con delle torce, un soccorritore controlla persino la suola della scarpa che è passata sopra il sangue.
Sono attimi interminabili, in cui nessuno si preoccupa di «congelare» con un nastro la scena del crimine. Con «Panorama.it», Zucca smorza le polemiche, ma precisa: «Ho voluto semplicemente sottolineare che esiste un problema di professionalità che non riguarda solo questo singolo caso ed è il motivo per cui spesso non si riesce a trovare la prova decisiva. Raramente vengono sfruttate al meglio le attuali possibilità tecnologiche, come si vede fare nei film». Insomma Zucca non è un fan di questa versione di Csi all’amatriciana.
Il VIDEO
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Il 5 Settembre 2007 alle 18:56 Video di Genova: l’esperto di indagini scientifiche dà i voti a polizia e carabinieri » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Carlo Torre, 60 anni, docente di medicina legale all’università di Torino, è un esperto di scene del delitto (compresa quelle del caso Cogne o del delitto de La Sapienza in cui fu uccisa Marta Russo). Da più di dieci anni è responsabile del laboratorio di scienze criminalistiche del capoluogo piemontese. Un centro nato da un’idea condivisa con Giovanni Falcone. «Sognava un laboratorio “laico” in grado di competere con quelli della polizia giudiziaria» spiega Torre. La struttura è all’avanguardia nella ricerca di microtracce e Dna. Professor Torre che cosa pensa del video di Panorama.it (in fondo all’intervista) che mostra il sopralluogo sulla scena del delitto di Luciana Biggi a Genova? Indubbiamente non è un modo di procedere canonico. Non si può dire che la scena del crimine sia stata «congelata» secondo i protocolli. C’è un po’ di disordine, la ricerca è concitata. Non so, però, se questo tipo di operazione abbia effettivamente modificato la scena del delitto, soprattutto in un vicolo genovese. Quindi è tutto normale? Non dico questo. Sono cose che non dovrebbero succedere, però succedono. Che cosa pensa dell’aiuto che i soccorritori danno alla polizia? Il loro intervento ha la prevalenza su tutto. Però in questo video si vede che operano in una fase in cui non c’entrano più niente. Si nota anche un poliziotto che fuma. Una cosa che io sto ben attento a non fare in situazioni analoghe. È chiaro che, se butto una cicca per terra su una scena del crimine, può diventare un grosso problema. Secondo lei non sarebbe stato meglio delimitare la zona, evitare che il sangue venisse calpestato da più persone? Certo se l’omicida lascia le proprie impronte e poi ci passano sopra altri e le cancellano, le indagini si complicano. Il personale che si vede nel video, interviene è senza guanti né calzari… In una scena del genere sarebbero stati molto utili. La domanda può sembrare ironica, ma non lo è: la nostra polizia scientifica assomiglia a quella dei film o deve migliorare? Io non vedo i telefilm tipo Csi, perché mi annoiano. Comunque il problema non è la tecnica o la cultura del sopralluogo, ma l’abuso che se ne fa, la ripetizione continua dei rilievi. A volte sono migliori gli interventi dei carabinieri locali che non quelli ultrascientifici. Gli specialisti rischiano di dare valore a cose che vanno interpretate. Per esempio il sangue di una persona nello scarico del lavandino può non voler dir niente. Io ne perdo un po’ tutte le volte che mi lavo i denti. Bisogna saper dare il giusto peso ai dati scientifici che non sono la bibbia. Aveva già lavorato a Genova? Più volte. In alcuni casi ho collaborato con ottimi professionisti, in altri ho avuto un’impressione peggiore. Nell’inchiesta sull’omicidio di Carlo Giuliani al G8 abbiamo scoperto il rimbalzo di un proiettile un anno dopo. Detti le regole auree per un buon sopralluogo… Bisogna rispettare almeno quelle basilari: non si deve spostare niente (e se lo si fa bisogna darne atto nel verbale), non si deve camminare sul sangue né fumare, bisogna proteggersi con calzari, guanti e mascherine. Nei sopralluoghi scientifici sono più bravi i carabinieri o i poliziotti? Non mi faccia dire quello che non posso. Per me sono sullo stesso livello. I bravi e i fessi stanno dappertutto. Posso garantirle, visto che sto esaminando in questi giorni il loro lavoro, che sono molto preparati i carabinieri del Ris di Messina. [...]
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