
Parla Clementina Forleo
Magistrati coraggiosi
(…) Mi si deve consentire di ringraziare il collega, il pubblico ministero De Magistris, che con altri colleghi in questo Sud combatte perché si affermi il senso dello stato. Combatte con enorme sforzo, con enorme impegno, con enorme sacrificio perché certa Italia si desti e non volga il suo sguardo ai lavavetri che infastidiscono persone che hanno avuto la fortuna di avere il pane, ma che guardi a chi infanga questo Paese a chi lo sporca dall’alto. (…) Voglio ricordare un telegramma che ho ricevuto dopo gli attacchi di cui sono stata vittima, il telegramma di un collega più anziano, il cui nome non faccio per discrezione, un collega che ha combattuto (…): “Ricordati che quando si toccano i poteri forti si paga. Io li ho toccati: ho pagato, ma non mi pento”.
La legge è (dis)uguale per tutti
Le violente aggressioni, anche le sottili e le brutte intimidazioni di cui molti organi inquirenti, anche giudici titolari di inchieste delicate, sono stati oggetto, a mio avviso, lo dico con serenità, ma anche con una certa amarezza, lo dico da magistrato, ma lo dico anche soprattutto come cittadino, segnalano una certa riluttanza a riconoscere che in uno stato di diritto, in una democrazia moderna, nell’Italia del 2007, non nella Berlino Est prima del crollo del Muro, si debba accettare dignitosamente il principio per cui la legge debba valere per tutti. Questa premessa mi sembra d’obbligo perché il problema delle conversazioni intercettate o di atti di indagine pubblicati è un tema che sembra essere puntualmente ignorato quando anche i media più qualificati sbattono in prima pagina, dando per già condannati, comuni mortali indagati e poi magari scagionati dallo stesso tribunale del riesame, penso, per tutti, al caso di Rignano Flaminio, al di là, ovviamente, del merito delle vicende giudiziarie in questione.
Mastella, nemico della piccola stampa
Analizziamo ora le riforme che si vogliono apportare alla normativa vigente per vedere come uscirne e salvare il diritto di cronaca (…). Tre sono le norme chiave del sistema: una è contenuta nel codice penale, l’articolo 684, e le altre due nel codice di procedura penale, gli articoli 329 e 114. L’articolo 684 è una norma di tipo sanzionatorio che dice che chi pubblica o il gruppo mediatico che dà notizia di un atto di cui è vietata la conoscenza e la pubblicazione è punito. Come? Con una pena che va da 21 euro a 280 euro. È un’ammenda, tra l’altro oblazionabile, che qualunque giornalista si può permettere. È qui la prima novità del disegno di legge Mastella: inasprisce questa sanzione con una finalità evidentemente deterrente perché prevede che in questo caso la sanzione sia da 10 mila a 100 mila euro. (…) Evidentemente di fronte a notizie di forte rilievo pubblico questa sanzione finirà per imbavagliare la piccola stampa, ma le principali testate giornalistiche, cui sono sottesi i grossi interessi economici e politici, ovviamente saranno disposte ad accollarsi queste e ben altre sanzioni.
Salvare il diritto di cronaca
Fino a questo momento l’articolo 114 del codice di procedura penale, una volta caduto il segreto d’indagine, quindi una volta che questi atti sono a conoscenza anche potenziale dell’indagato e del suo difensore, consente di pubblicarne il contenuto. (…) Quindi sino a questo momento, al di là delle ammende, l’opinione pubblica può venire a conoscenza del contenuto di atti di indagine o coperti dal segreto che toccano primari interessi della collettività. Qui il disegno di legge Mastella interviene in maniera significativa, perché dice: “Alt, sino alla fine delle indagini preliminari non è pubblicabile nulla”. Ora le indagini preliminari, soprattutto quando si tratta di indagini complesse che riguardano i cosiddetti poteri forti, durano praticamente due anni. Quindi l’opinione pubblica non dovrebbe avere conoscenza (se non pagando da 10 mila a 100 mila euro) di fatti che la riguardano direttamente, che incidono sui suoi primari interessi. Adesso si tratta di vedere sino a che punto questa norma sia costituzionalmente legittima e, se dovesse esserlo, come si potrebbe salvare il diritto di cronaca per garantire all’opinione pubblica la possibilità di conoscere quello che accade ai suoi danni. A mio avviso, ci può salvare già nell’attuale sistema, senza ricorrere alla Corte costituzionale, l’articolo 51 del codice penale, (…) grazie al quale, questa è ovviamente una mia opinione, in presenza di notizie di forte interesse pubblico, sarebbe possibile evitare di incorrere in un reato.
Un aiuto dall’Europa
Devo dire che ci sono state due recenti sentenze, una della Cassazione del luglio scorso, e una della Corte europea dei diritti dell’uomo, molto importanti. La Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d’appello di Brescia affermando che i media sono i cani da guardia della democrazia; più importante (…) è la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo perché ha sanzionato la Francia che ha un sistema di divieto di pubblicazione di conversazioni e intercettazioni telefoniche analogo a quello che si vorrebbe introdurre in Italia, dicendo che non è assolutamente possibile comprimere la libertà di opinione, soprattutto quando i fatti narrati coinvolgono soggetti politici, quindi poteri forti, persone che si espongono volontariamente a un controllo sia da parte dei giornalisti che della collettività. Questa sentenza è a mio avviso di un’importanza enorme, perché ci consente di reagire a eventuali imbavagliamenti del diritto di cronaca sia da parte del legislatore sia di chi vuole mortificare questo Paese.

Risponde Luigi De Magistris
Forleo sotto attacco
Io restituisco innanzitutto una cortesia alla collega Forleo che ha usato parole molto garbate e positive nei miei confronti, ricordando quello che accadde dopo la pubblicazione dei verbali della vicenda di cui si è occupata, mi riferisco in particolare alla vicenda della scalata di Unipol. Per alcuni giorni, secondo i politici coinvolti nella vicenda, il problema non era quello di cercare di giustificare le gravi conversazioni intercettate (…); il problema erano il magistrato che aveva eventualmente consentito la pubblicazione di queste intercettazioni e i giornalisti che le avevano pubblicate.
Peggio di Tangentopoli
Perché oggi si mette al centro del dibattito il tema della libertà di stampa? (…) Perché noi stiamo in un periodo in cui a mio avviso il livello di corruzione e di malaffare del Paese, e non solo in Calabria, è ben più elevato di quello del 1992, 1993, di Tangentopoli, al di là del fatto che si voglia dare un’immagine di normalità. Un’immagine che deve passare necessariamente attraverso il controllo della stampa e la soppressione dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura. Senza questi due passaggi non si riesce a raggiungere l’obiettivo di far apparire normale un paese che normale non è.
Dagli al giudice
Una volta si accusava la magistratura di utilizzare il maglio della carcerazione preventiva e della custodia cautelare per dettare l’agenda politica. Attualmente c’è un’insofferenza fortissima addirittura nei confronti delle inchieste della magistratura penale, di quella contabile, un’insofferenza per la stampa che pubblica “fatti”. (…) Io credo che la magistratura, in parte, si sia già narcotizzata: non è, come nel 1992, in grado di contrastare in modo compatto il livello di corruzione così sistemico che c’è nel Paese. Questo perché? (…) Innanzitutto per delle leggi che sono state fatte negli ultimi 15 anni che hanno indubbiamente reso più difficile non solo il percorso della giustizia penale, ma anche quello della giustizia nel campo fallimentare, nel campo civile eccetera. Ma non dobbiamo sempre dare colpe alla politica, perché se uno il magistrato lo vuole fare bene, anche con leggi sbagliate, può fermare l’illegalità. Allora che cosa è avvenuto? A mio avviso, è da segnalare un duplice aspetto. Innanzitutto la campagna di bombardamento contro la magistratura (che si è verificato soprattutto nella precedente legislatura, anche se non vedo grossi segnali di cambiamento), spinge sempre più i colleghi che entrano in magistratura, o quelli che magari ci stanno già da un pezzo e non hanno una schiena particolarmente dritta o non vogliono correre troppi rischi, a prendere le decisioni che creano meno problemi. Nel diritto, come si sa, si può sempre interpretare. Allora è meglio trovare la strada che ti evita l’esposto dell’avvocato, l’interrogazione parlamentare. Stiamo andando verso una magistratura burocratizzata, che si gira dall’altra parte, che non vuole disturbare il manovratore.
Il caso Delfino e gli ispettori del guardasigilli
Recentemente ci sono stati dei casi che hanno colpito l’opinione pubblica. Il caso di Genova, per esempio, quello del ragazzo accusato di essere l’autore di un omicidio, lasciato libero, e che poi ha ucciso di nuovo. (…) A me ha spaventato questo: non appena c’è stata una fortissima ondata mediatica sull’argomento, immediatamente il ministro della Giustizia ha mandato, come fa spesso per la verità, degli ispettori a verificare la corretta interpretazione delle norme. A me perché spaventa questo? Perché se il magistrato ha sbagliato, ci sono gli strumenti per colpirlo in sede giudiziaria. (…) È molto pericoloso che un ministro della Giustizia ogni qualvolta ci sia una decisione impopolare vada immediatamente a sindacare quel tipo di interpretazione. Può creare in qualche modo un precedente. La magistratura si può sentire ancor di più intimidita.
Toghe al ministero
Perché la magistratura è in questo momento un po’ silente rispetto ai fatti che si stanno verificando? Io credo, per esempio, che troppi magistrati con il governo di centrosinistra si siano andati a sedere al ministero della Giustizia (…) magistrati che hanno ricoperto cariche importanti all’interno dell’Associazione nazionale magistrati, del consiglio superiore della magistratura. Perché, con il cambio di governo, magistrati di cultura democratica della sinistra giudiziaria, così come magistrati di cultura più conservatrice, della cosiddetta destra giudiziaria, sono andati immediatamente a sedersi nelle stanze del potere esecutivo? Forse perché il nemico era passato? Questo mi fa riflettere. Perché a fronte degli attacchi violenti che hanno subito alcuni magistrati, come per esempio la collega Forleo, ma anche altri, io ho verificato un silenzio della magistratura associata. Perché questo è pericoloso? Perché talvolta espone il singolo magistrato a doversi difendere pubblicamente, sulla stampa. Questo non dovrebbe mai accadere, perché, è una regola, l’Associazione nazionale magistrati e il Consiglio superiore della magistratura dovrebbero intervenire ogni volta un magistrato venga denigrato o attaccato nell’esercizio delle sue funzioni.
Il vanesio
Un altro aspetto che io credo vada sfatato è il rapporto che spesso viene ritenuto illecito o comunque anomalo tra magistrati e giornalisti. (…) Il problema è che si vuole evitare che la stampa possa pubblicare e far conoscere fatti di cronaca. (…) In ogni caso io ho sempre pensato che vada criticato fortemente e contrastato (…) il giudice vanesio, il giudice che cerca un consenso senza sostanza, cioè il giudice che sfrutta il proprio lavoro in modo strumentale per avere una notorietà o magari fare una carriera politica o altro. (…) Qualcuno provocatoriamente potrebbe dire che noi dovremmo arrivare al punto che non si dovrebbe parlare più del pm “Mario Rossi”, ma parlare della procura della Repubblica e del procuratore della Repubblica. Ma perché questo non avviene? (…) Evidentemente c’è un problema di affidabilità e di credibilità per alcune istituzioni, in particolare in Calabria, nella loro interezza, e perciò si tende a identificarle con delle singole persone. Questo a lungo andare danneggia proprio quella persona fisica perché la sovraespone, la pone in una condizione di difficoltà e di aggredibilità, una cosa che a quella persona non può fare piacere. In conclusione spero che (…) le persone, la cittadinanza, possano vigilare con la consapevolezza che la libertà di stampa, così come l’indipendenza della magistratura, sono due baluardi dello stato di diritto.
(testo raccolto da Giacomo Amadori)
- Lunedì 10 Settembre 2007
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Commenti
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Il 10 Settembre 2007 alle 21:12 Carlalberto Iacobucci ha scritto:
La Forleo è un’ottimo Magistrato. Ma nel Paese del “Bengodi” chi sa fare il proprio lavoro deve forzatamente pagare inutili e spiacevoli tributi ?
Il 11 Settembre 2007 alle 14:53 mephisto ha scritto:
Ecco cosa scrive il professor Fortunato sulla rivista criminologia
Poteri occulti, massoneria, ‘ndrangheta, lobby di corrotti e corruttori, giudici collusi?
BISTICCIO, LA PROCURA INDAGA LA PROCURA
di Prof. Saverio Fortunato
(Specialista in Criminologia Clinica, Docente al Corso di Laurea Scienze Investigazione, Università di L’Aquila)
A Catanzaro c’è un pubblico ministero, Luigi De Magistris che, evidentemente, si ritiene soggetto soltanto alla legge, è convinto che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, applica l’esercizio dell’obbligatorietà dell’azione penale quando si trova davanti ad una notizia di reato. In pratica, è uno che fa onestamente e semplicemente il suo mestiere, così come viene insegnato di fare a tutti gli studenti della facoltà di Giurisprudenza.
Che cosa accade? Sotto le lenti distratte dei mass-media nazionali (impegnati nel fare giornalismo investigativo su dove Manuela Arcuri passa le vacanze o con chi va in ferie Valentino Rossi), ecco che questo semplice magistrato viene fatto oggetto di circa 40 interpellanze parlamentari, per sollecitare una presunta “incompatibilità ambientale” e numerose ispezioni ministeriali. L’obiettivo palese è di scippargli di mano le inchieste. Afferma Luigi De Magistris: “Mirano a dimostrare la mia incompatibilità a svolgere le mie attuali funzioni”. Lo ha dichiarato anche davanti al CSM e lo ha detto in una segnalazione inviata alla Procura di Salerno, competente per territorio. Ha spiegato di una cupola che lega tutti i poteri forti della Calabria e della quale farebbero parte anche fette consistenti della magistratura. Dice De Magistris: “Ritengo che ci siano singoli casi di magistrati collusi e, quindi, la magistratura per essere credibile, deve fare pulizia al suo interno, senza aspettare che si arrivi alla commissione di reati”. Poi aggiunge: “Ritengo che stiano emergendo delle nuove forme di associazioni segrete vietate dalla legge,e nuovi centri di potere occulti che operano con ramificazioni e collusioni molto penetranti all’interno delle istituzioni”.
Per capire ciò che aziona le iniziative ispettive e gli attacchi che subisce De Magistris, è sufficiente sapere quali indagini conduce: intrecci tra massoneria, poteri occulti, politici corrotti e corruttori. La notizia ultima, che i suoi indagati lo trasformano in indagato, è quella data da “Il Quotidiano della Calabria”, nell’articolo di Fabio Amendolara del 9 agosto a p. 10, col titolo: “Intercettato De Magistris. Le telefonate del pm che indaga sulla Procura di Matera nel fascicolo su carabinieri e giornalisti. Ascoltate anche le chiamate del deputato Belisario, del gip Romaniello e del colonnello Pizzarelli“.
Nel caso De Magistris il Consiglio Superiore della Magistratura potrebbe sia sciogliere il dilemma, archiviando le richieste strumentali di presunta “incompatibilità ambientale”, senza andare per le lunghe sia garantire l’assenza di abusi di potere della Procura che indaga sulla Procura. Anche la Procura di Salerno, sollecitata per competenza territoriale, dovrebbe darsi una mossa.
In assenza di ciò, l’episodio dell’inchiesta che produce la controinchiesta, l’indagine scippata che passando di mano rischia di andarsene in alto mare, le ripetute ispezioni ministeriali e compagnia cantando, mettono in scena un meccanismo politico-giudiziario inquietante, in base a cui: chi indaga diventa indagato; l’indagine innesca la controindagine; la procura indaga su un’altra procura e alla fine diventa incomprensibile chi rappresenta legittimamente la giustizia.
Per fare un paragone astratto, è come se un carabiniere che intende arrestare un poliziotto corrotto, quest’ultimo s’ingegna per arrestarlo per primo e gli rivolge contro la stessa accusa. Come la mettiamo? Dobbiamo capire qual è l’arresto legittimo e qual è l’abuso di potere? Che cosa accade se ogni poliziotto sospettato arresta il carabiniere che lo sospetta o viceversa? Ovvero, se ogni magistrato indagato apre fascicoli e indaga contro il suo indagatore? In questo meccanismo da corto circuito c’è in ballo non tanto il singolo magistrato onesto, ma la fiducia nella democrazia e nell’intero sistema giudiziario.
Il 2 Ottobre 2007 alle 21:52 maydaycalabria ha scritto:
Fino ad oggi la POLITICA è stata manifestata dai ns. governanti con la reiterata ricerca di sottomissione del volere della collettività ai fini dell’ottenimento della SIMILMONARCHIA di coloro i quali ambivano alla sola “SETE DI POTERE”.Siamo un gruppo sempre più ampio di persone che vogliono ottenere il rispetto dei propri diritti, in quanto riguardosi dei propri doveri, e la difesa e promozione del proprio territorio, sino ad oggi sempre da tutti bistrattato.Un insieme di persone che condividono gli stessi ideali e che perorano la causa per la riscoperta dei valori ormai dimenticati proprio da coloro che avrebbero dovuto insegnarceli con il proprio esempio quotidiano.Non siamo professionisti della politica bensì professionisti, giovani universitari, commercianti e cittadini; ognuno di noi, quotidianamente, lotta con le sofferenze del proprio lavoro e contro ciò che di MALAFFARE esiste intorno a noi, non per arricchirsi ma per SOPRAVVIVERE.Il ns. impegno, principalmente, nasce dal basso, senza deleghe ed in modo diretto per programmare ed attuare una campagna di pressione volta a costringere i ns. politici a cambiare il proprio operato che annichilisce i ns. diritti di uomo e cittadino.Il ns. obiettivo è quello di ricercare una vera DEMOCRAZIA, dal linguaggio NON POLITICHESE, che promuove l’evoluzione della civiltà moderna secondo i PERSI concetti di LIBERTA’, UGUAGLIANZA, PARI OPPORTUNITA’, LEGGE UGUALE PER TUTTI, TUTELA DEL PROPRIO PATRIMONIO CULTURALE ED AMBIENTALE, LIBERA INIZIATIVA, RINNOVAMENTO DI UNA CLASSE POLITICA VETUSTA E TROPPO PRIVILEGIATA.May Day Calabria non vuole cadere nel POPULISMO SPICCIOLO o DEMAGOGIA, troppo spesso sbandierato da chiunque oggi cavalca l’onda della “Rivoluzione Politica” (comprendiamo i “vecchi volti” della politica che oggi riappaiono previo “maquillage” di schieramento), ma DESIDERA affermare il concetto delle REGOLE ed il relativo RISPETTO da parte di tutti.E’ per noi INACCETTABILE che solo nel 2007 i privilegi della classe politica centrale siano aumentati del 4%, su una base già economicamente cospicua, rispetto ai precari, agli anziani o ai giovani laureati che fuggono dalla propria terra per sperare in un lavoro “a tempo indeterminato” sognando invano l’acquisto della propria casa (che dovrebbe essere uno dei primi diritti della popolazione italiana) poiché quelle a buon prezzo di mercato, offerte sul mercato dalla dismissione degli ex enti statati, sono stati acquistati con Mutui superagevolati dai ns. politici e quella popolari consegnate alle persone senza patria che molto spesso rappresentano un rischio per la ns. civiltà in quanto vivono di espedienti quale lo spaccio di sostanze stupefacenti ovvero di furti ovvero di sfruttamento della prostituzione.Addirittura, i ns. politici si sono espressi positivamente circa il diritto di voto anche a quest’ultima categoria di soggetti; non vogliamo, con questo, essere classisti ma riteniamo impossibile assicurare il diritto alla sanità, allo studio, alla casa e al lavoro anche a coloro i quali non pagano le tasse e vivono di espedienti ai ns. danni poiché al “Danno aggiungeremmo la beffa”.Essere un comitato APOLITICO ed APARTITICO vuol dire discernere il BENE dal MALE e, per tale progetto chiamiamo chiunque voglia opporsi alla prevaricazione sino ad oggi perpetrata ai ns. danni.Vogliamo i ladri ed i truffatori NON NELLE GALERE ma al lavoro come operai, sotto il controllo dei militari, per la costruzione delle infrastrutture al fine di ottenere il molteplice aspetto positivo del progresso strutturale e la riduzione dei costi delle aziende operanti nell’edilizia, senza ricorrere allo sfruttamento del lavoro in nero e maggiore risparmio per la spesa pubblica con un potenziale reintegro in società del reo; ulteriore vantaggio è quello della corresponsione della pensione, a raggiunta età del detenuto, per “effettivo” lavoro; eviteremmo il sovraffollamento delle galere ed una reale reintegrazione in società del condannato che potrebbe redimersi in quanto, potenzialmente, avrebbe la capacità di garantirsi un futuro lavoro.Diciamo BASTA all’immunità parlamentare. LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI (almeno così è scritto nei tribunali italiani !!!)Diciamo BASTA ai privilegi dei politici. Le autovetture di servizio devono essere dismesse poiché costano allo stato circa 90 miliardi di euro (450.000 autovetture blu di cui molte BLINDATE; il costo di una autovettura blindata è di circa € 200.000,00 cadauna) senza contare i costi di carburante (consumano quasi 3 volte rispetto alle “normali”) poiché basterebbe il RIMBORSO chilometrico a tariffe ACI; se va bene per un “normale” cittadino può tranquillamente andar bene per un POLITICO poiché, per come spesso ci si dimentica, è uno come noi che deve rappresentare e “parlare” dei ns. bisogni, non quelli suoi privati o dei suoi amici !!!I biglietti aerei devono essere pagati specialmente da loro poiché più di tutti conoscono i reali bisogni di un’azienda di trasporto aereo: ALITALIA ricorda qualcosa o ci devono pensare i soli azionisti BEFFATI !!!
Quando vanno a mangiare nei ristoranti DEVONO PAGARE e, semmai, lasciare un pasto pagato per chi non ha la possibilità economica.
Devono pagare i teatri e i cinema.
Le guardie del corpo devono pagarseli soli se gli occorrono e non noi contribuenti, caso mai diamoli a quei “santi” magistrati che lottano contro la ndrangheta.
I politici devono diminuirsi lo stipendio e non aumentarseli; solo il senato costa 1 Mld all’anno !!!
Vogliamo l’I.V.A. al 4% al 12% e al 32% a seconda se si parla di beni o servizi obbligatori, necessari e VOLUTTUARI (l’I.V.A. sui beni dei RICCHI deve ritornare al 32% per avvantaggiare le fasce più deboli).
Diminuiamo le MAXIPENSIONI e realizziamo il sogno per i poveri anziani o disabili, che sono sempre più poveri, l’auspicato e sempre realizzato AUMENTO !!!
Aumentiamo le professionalità all’interno degli uffici pubblici, in modo da eliminare la voce di bilancio “CONSULENZE SPECIALIZZATE”.
Eliminiamo la legge regionale della CALABRIA che provvede a far ottenere il posto di lavoro A VITA per i “PORTABORSE” dei politici calabresi.
Eliminiamo le società che fungono da “panacea” dei politici = “STRETTO DI MESSINA S.p.A.” che BRUCIANO ogni anno 300 Mld all’anno; con questi soldi si potrebbe rinnovare la AUTOSTRADA A3 e la S.S. 106 (Tanto il presidente della predetta S.p.A. e dell’ANAS è sempre lo stesso !!! Pietro Ciucci ndr).
Riduciamo i deputati ed i senatori per accelerare i tempi legislativi è diminuire i costi; pensare che solo nell’anno scorso sono stati spesi quasi € 3.000.000,00 per i corsi dedicati ai politici (corsi per sommelier, per le lingue estere, ecc. non potrebbero pagarli loro o guadagnano NON MOLTO ???).
La pensione dei politici deve essere conquistata dopo almeno 20 anni di lavoro poichè il loro lavoro NON E’ LOGORANTE.
Se sei d’accordo con tutto questo aiutaci a manifestare tutto ciò con vigore nelle piazze per dimostrare che noi calabresi NON ABBIAMO L’ANELLO AL NASO.
Grazie a tutti coloro i quali aiuteranno la ns. causa
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