di Giovanni Fasanella
La notizia che attendeva con ansia Enrico Letta l’ha ricevuta il pomeriggio del 31 agosto. Quando una cinquantina di dirigenti della sezione Ds del centro storico di Roma, a cominciare dal segretario, hanno annunciato che voteranno per lui nelle primarie per la segreteria del Partito democratico. Per ora, è solo una scalfittura all’immagine di Walter Veltroni, di gran lunga il favorito. Ma quel pronunciamento potrebbe anche essere il primo segnale di smottamenti più vistosi.
Il fatto è che moltissimi di quei ds sono di estrazione dalemiana; altri arrivano dalla corrente migliorista dell’ex Pci-Pds, che faceva capo a Giorgio Napolitano. E, notizia ancora più intrigante, il regista dell’operazione è l’europarlamentare Gianni Pittella, da sempre uno del giro stretto di Massimo D’Alema e amico personale del presidente della Repubblica. Di cui, tra l’altro, ha preso il posto alla guida del gruppo socialisti europei nell’europarlamento. Ma quello che non tutti forse sanno è che questo diessino lucano dall’aria mite e dallo sguardo furbissimo è diventato il coordinatore nazionale della campagna di Letta. Con la benedizione dei suoi potenti protettori, il ministro degli Esteri e il capo dello Stato. “Sia chiaro” si schermisce Pittella “è stata una scelta solo mia. Anche se, prima di decidere, ne ho parlato sia con D’Alema sia con il segretario dei Ds, Fassino”. E loro, che sostengono entrambi Veltroni, lungi dal convincerlo a desistere, “mi hanno dichiarato la loro comprensione ed espresso il loro massimo rispetto”. Quando Goffredo Bettini, il king maker romano di Veltroni, ha appreso la notizia, lo ha bollato con una battuta sprezzante: “Il signore delle preferenze”. Ma lui, Pittella, lo considera un complimento. E chiosa, con un filo di ironia: “Vuol dire che mi riconoscono la capacità di costruire rapporti con il territorio”.
Forse è proprio grazie a questa sua capacità che Letta lo ha accolto come un graditissimo regalo. E Pittella si è subito calato nel suo ruolo di traghettatore di consensi dalemiani, miglioristi e fassiniani dalla sponda di Veltroni a quella del suo giovane antagonista. Puntando, per il momento, a un risultato che ridimensioni in qualche modo lo strapotere di Veltroni e lanci Letta come il leader del futuro. L’ obiettivo che sia D’Alema che Napolitano, in privato, dichiarano di voler perseguire.

Qualche risultato già c’è. Iniziando da due ex sottosegretari: Umberto Ranieri (pupillo di Napolitano) e Giorgio Macciotta (dalemiano di ferro). Ma è soprattutto in periferia che il “signore delle preferenze” sta rastrellando adesioni a loro volta capaci di attrarre preferenze. Come Beppe Grippa e Carlo Porcari in Lombardia, Giuseppe Tanino in Puglia, Antonio Acri in Calabria, Guglielmo Vaccaro in Campania. Tutti rigorosamente dalemiani. Ed è nella sua Basilicata, la regione più dalemiana d’Italia, che Pittella ha dato il meglio di sé. Con un salomonico accordo, gli elettori delle primarie voteranno Letta per la leadership nazionale; e per quella regionale, Piero Lacorazza, giovane della nidiata dalemiana che sta con Veltroni.
Previsioni, al comitato elettore di Letta, a Roma, non ne fanno. Ma c’è chi è pronto a scommettere su un risultato tra il 15 e il 20 per cento.
- Lunedì 10 Settembre 2007

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Commenti
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Il 11 Settembre 2007 alle 12:12 DestraLab » Interesse ha scritto:
[...] Da queste parti la candidatura Letta è vista con un certo interesse. [...]
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