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L’altoparlante che rompe la monotonia delle 7.49 di un mattino come mille altri chiama a raccolta i pendolari assiepati sul binario numero 5 della stazione di Bergamo. Il treno diretto a Milano via Treviglio è in arrivo, e la corsa per accaparrarsi i posti a sedere, da queste parti, è tutt’altro che uno sport poco praticato. Perché se si vuole sopravvivere, su queste carrozze vecchie di vent’anni e che al più sono state rimodernate con nuovi sedili e nuovi finestrini, l’unica possibilità è sedersi. E correre, appunto. Così tutti corrono.
Corrono gli studenti con cartellette e zaini al seguito, corrono i professionisti, corrono gli impiegati e le segretarie, i muratori rumeni e quelli polacchi, gli anziani e le badanti. L’unico a non correre è il locomotore, che infatti impiegherà poco meno di un’ora per i 55 chilometri che separano la stazione orobica dal capoluogo lombardo. La meta di questi viaggiatori quotidiani che il treno lo prendono per forza, e non per turismo.
Fuori dai finestrini scorrono i campi coltivati a mais e le serre in cui crescono i cavolfiori. Dentro, invece, scorrono le lamentele. Di quelli, almeno, che non si sono ancora stancati di farle. “A viaggiare ogni giorno in questi vagoni se ne vedono di tutti i colori” spiega Simone Tiraboschi, ingegnere 27enne, “e alla fine sono tanti quelli che si rassegnano”. E sono tanti anche quelli che salgono alla stazione di Dalmine, pochi minuti dopo la partenza. A contarli, forse, sarebbero anche più dei bergamaschi, ma sarebbe come fare una guerra tra “poveri”. Poveri viaggiatori, s’intende. “I posti disponibili, a seconda dei giorni, sono già tutti occupati già dalla stazione d’origine, figurarsi all’arrivo”. E l’arrivo, che è appunto Milano, è ancora lontano. Prima ci sono le fermate di Melzo e Pioltello: sono quelle a cui non scende mai nessuno e dove tutti salgono. E si accalcano nei corridoi, si stringono in mezzo alle giunture tra i vagoni, si infilano anche nei bagni, quando le porte non sono chiuse a chiave.
Finalmente, dopo un’ora, si arriva a Milano. Prima c’è la stazione di Lambrate, poi la Centrale. Il convoglio partito da Bergamo ora è vuoto: ma per 59 minuti (sono stati solo quattro quelli di ritardo) è stato pieno come una scatola di sardine. Peccato fosse un treno regionale, uno di quelli che accompagnano ogni anno alcuni milioni di viaggiatori tra i due dei principali centri della ricca e moderna Lombardia.
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Il 12 Settembre 2007 alle 9:31 Parte la stagione dei pendolari. Il treno per Milano, forse » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Assalto al treno dei pendolari tra zaini, stranieri e anziani con la badante [...]
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