Fiom: no al governo. Prodi minimizza, ma è allarme rosso. In tutti i sensi

Il segretario nazionale della Fiom Gianni Rinaldini

Il no della Fiom, la federazione metalmeccanici della Cgil, al patto sul welfare (pensioni e misure sociali) mette il governo di fronte a un problema serio, ma soprattutto rischia di inguaiare la maggioranza. Naturalmente il governo, a cominciare da Romano Prodi, e anche i partiti che lo sostengono, minimizzano: “Era scontato” dice Romano Prodi; “È una minoranza” aggiunge Cesare Damiano, il ministro che quell’accordo l’ha strenuamente perseguito.
Che la Fiom sia una minoranza non si discute: con 360 mila iscritti rappresenta il 6,5% dei tesserati della confederazione. Al tempo stesso la Fiom nel suo settore, benché sia l’organizzazione più numerosa, non supera il 15% degli occupati; e l’intera Cgil è ormai una minoranza in tutte le categorie del lavoro attivo. Al punto che il 53% dei suoi iscritti è costituita da pensionati. Però proprio qui sta il primo pericolo per il leader Guglielmo Epifani: non può permettersi di perdere per strada, magari dopo un referendum e una scissione, la categoria bene o male più rappresentativa delle fabbriche e del mondo industriale. Diversamente la Cgil diverrebbe anche nella forma, oltre che di fatto, il sindacato dei pensionati e in subordine degli statali.
Una simile perdita di rappresentanza avrebbe immediate ripercussioni sulla politica e in particolare sulla sinistra, già sufficientemente sotto stress per l’ondata di impopolarità nell’opinione pubblica, per il fenomeno Beppe Grillo, per le difficoltà del Partito democratico, e soprattutto per i sondaggi. L’ultimo, di Ipr-Marketing per Repubblica.it (dunque fonte non sospetta) evidenzia un calo generalizzato di tutti i partiti dell’estrema sinistra, con Rifondazione a -1,8, i Verdi a -0,1 ed il Pdci in picchiata, -1,3, più che dimezzati. Un crollo a malapena bilanciato dall’uno per cento attribuito alla nascente Sinistra democratica. Ma neppure nell’area della sinistra riformista le cose vanno meglio. Il Pd viene accreditato del 28%, nonostante l’effetto Veltroni: 3,3 punti in meno di quanto Ds e Margherita hanno preso nel 2006. La Rosa nel pugno, radicali più socialisti, scenderebbe all’uno dal 2,6.
Manifestazione Fiom, il sindacato dei metalmeccanici della Cigl
Insomma l’Unione se la passa male, e Prodi ancora peggio se la popolarità sua e del suo governo è scesa (sondaggio Ispo per il Corriere della Sera) al 27%. Con questi chiari di luna, uno scontro duro con i metalmeccanici avrebbe conseguenze devastanti in termini di voti; ma soprattutto può fin da ora accrescere le tentazioni della sinistra dell’Unione di scendere da un treno che rischia di deragliare, magari per rifugiarsi nuovamente in un’opposizione con meno potere e responsabilità, ma con più rappresentatività e popolarità.

L’intervento del leader Fiom, Gianni Rinaldini su RaiNews24:

Commenti

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Il 12 Settembre 2007 alle 15:46 halibelivuk ha scritto:

Che succede? Ma non si era detto che i sindacati erano succubi del governo rosso?

Il 12 Settembre 2007 alle 16:21 paolo1957 ha scritto:

Non è piuttosto il governo rosso succube dei sindacati?

Il 12 Settembre 2007 alle 18:17 Carlalberto Iacobucci ha scritto:

Dichiarare di essere fuori dalla logica confederale e non rendersi conto piuttosto di non essere in quella della ragione è certamente imbarazzante.Quando apposero le firme sull’accordo sul Welfare del 23 luglio,il segretario della Cgil pur disapprovandolo lo firmò con riserva.Da allora, non adoperandosi per la previdenza, mercato del lavoro, ma al disopra di tutto per la lotta alla precarietà, ha smarrito finalmente l’affidamento dei lavoratori.

Il 1 Ottobre 2007 alle 13:40 Welfare: perché la sinistra vuol mollare Prodi » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Secondo Guglielmo Epifani “soltanto il sì al referendum sul welfare può salvare questo governo”. Giusto. Ma paradossalmente il sì nella consultazione (che si terrà tra l’8 e 10 ottobre) potrebbe anche accelerarne la caduta. E’ ancora il segretario della Cgil ad aggiungere: “Se il voto nelle fabbriche approverà il protocollo su welfare e pensioni, è ovvio che quell’accordo dovrà restare così come è”. Ma ora è l’estrema sinistra - non solo qualche testa calda come i senatori Rossi e Turigliatto, ma adesso l’intero vertice di Rifondazione, e personalmente Fausto Bertinotti - a chiedere che il patto venga ridiscusso. A sostenere che la politica sociale non può essere delegata esclusivamente ad accordi tra palazzo Chigi e sindacato, “perché le confederazioni non rappresentano più gli interessi dei più deboli,, degli esclusi, dei precari”. Ed anche tra gli operai, Rifondazione e Pdci sono convinti che in alcune fabbriche, a cominciare da Mirafiori, saranno più i no che i sì. [...]

Il 11 Ottobre 2007 alle 10:14 Welfare della discordia: vince il sì, la Fiom protesta, Prodi respira » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] L’accordo tra governo e sindacati sul welfare, alla fine, passa. Ma non tra gli operai, dai quali becca una sonora bocciatura. Quelli delle grandi fabbriche del Nord, a partire da Mirafiori (821 no, 162 sì e 9 tra i voti bianchi e nulli), dalla Iveco (su 2.790 aventi diritto, hanno votato in 2.164: i no sarebbero 1.427, i sì 708 e 29 le schede tra bianche e nulle), dalla Zanussi di Pordenone lo hanno infatti cassato. Stesso risultato anche tra gli stabilimenti del Sud (su 1.116 votanti alla Fiat di Termini Imerese, 882 hanno detto no , i sì sono stati 217; come a Cassino, dove vince il no all’84%). Eppure la grande maggioranza dei lavoratori, chiamati alla consultazione sull’accordo del 23 luglio scorso (qui il documento), ha votato sì. Secondo i dati diffusi dai sindacati, la prevalenza del sì alla consultazione sarebbe netta: tra il 70 e l’80% (il 73% tra i pensionati, 75 tra i dipendenti pubblici). I sindacati sottolineano l’alta affluenza alle urne con il voto di oltre cinque milioni di lavoratori, pensionati, precari e disoccupati. In una dichiarazione congiunta i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil esprimono soddisfazione: “I primi dati sono già molto significativi” ha dichiarato il leader della Cgil, Guglielmo Epifani “e confermano che si profila una netta vittoria dei sì, al di là delle aspettative. I sì vincono in particolare tra i lavoratori attivi, tra gli operai e i precari”. Un responso apertamente contestato da uno dei segretari nazionali della Fiom, Giorgio Cremaschi, leader di una delle “correnti” del sindacato dei metalmeccanici, la Rete 28 aprile. Cremaschi ha parlato di “dato privo di qualsiasi credibilità reale”, a causa di irregolarità nel voto. Per fare un esempio, ha detto Cremaschi, il dato sull’esito della consultazione è stato ottenuto “sommando i voti unicamente di aziende dove ha vinto il sì. Mancano tutte le aziende dove già si sa che ha vinto il no”. Per questo, ha concluso, “inviterei la politica e i commentatori ad aspettare prima di dare giudizi e di non correre dietro all’eccesso di solerzia di alcuni funzionari”. I dati diffusi sulla consultazione hanno invece fatto felice il presidente del Consiglio, che alle sorti del referendum tra i lavoratori vedeva legate anche quelle del suo esecutivo, messo alle strette su pensioni e lavoro precario dalla sinistra radicale: “Se i dati vengono confermati, sono dati molto, molto buoni che incoraggiano fortemente la decisione presa a luglio. Ed è un appoggio forte alla politica del governo”, ha detto Romano Prodi. “È un protocollo che abbiamo voluto, su cui le previsioni erano prevalentemente pessimistiche”. Invece, ha aggiunto Prodi, non solo si è raggiunto un accordo, ma a quanto sembra è anche stato approvato da un larghissimo numero di interessati”. Una boccata d’aria per il Prof. Anche se breve, visto che il risultato delle urne comunicato dai sindacati non è comunque sufficiente a vincere le resistenze di Rifondazione comunista, che ha già annunciato, sulla base del “malessere” emerso tra i metalmeccanici, che si asterrà nel Consiglio dei ministri di venerdì dalla votazione sul welfare. E premerà comunque per modificare il protocollo in Parlamento. Una decisione che Prodi ha così commentato: “Io la chiedo e la cerco sempre, ma non è necessario che il Consiglio dei ministri approvi sempre all’unanimità. Ci possono essere, in alcuni casi, opinioni divergenti”. Il braccio di ferro tra il premier e la sinistra radicale continua… [...]

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