Ma quale chierico, per Fassino è pronta la nomina a vicepremier unico

Il segretario nazionale dei Ds, Piero Fassino, grande fautore del Pd
All’indomani delle primarie del Partito democratico del 14 ottobre, Piero Fassino sbarcherà con ogni probabilità nel governo Prodi con l’incarico di vicepremier unico.
La soluzione (che per ora viene tenuta nel cassetto per non turbare ulteriormente la già agitata vigilia della consultazione) prevede che i due attuali vicepremier, cioè Massimo D’Alema e Francesco Rutelli, lascino tale incarico conservando però i rispettivi dicasteri: D’Alema gli Esteri e Rutelli i Beni culturali.
La soluzione risponderebbe a due esigenze.
La prima è quella di trovare un posto adeguato al segretario ds, che è stato il grande fautore del Pd ma con la sua nascita si ritroverà paradossalmente deputato semplice. Inoltre servirà a evitare che vi siano due vicepremier appartenenti, a quel punto, allo stesso partito.
Situazione di fronte alla quale Rifondazione ha già fatto sapere che avanzerebbe per sé la richiesta di un terzo vicepremier.
Secondo le voci circolanti a Montecitorio, l’idea di Fassino come unico vice del Professore, molto appoggiata dagli ex popolari (oltre che da fassiniani e veltroniani), sarebbe stata meglio digerita da D’Alema che da Rutelli. Il quale vorrebbe, in caso di “sacrificio”, un ministero più importante dell’attuale.

Commenti

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Il 13 Settembre 2007 alle 14:49 gustaveflaubert ha scritto:

Povero Fassino, è vero, ci eravamo dimenticati di lui, bisogna trovargli qualcosa da fare sennò si annoia. Mi sembra un problema molto serio, molto importante, spero che la maggioranza impieghi buona parte del suo tempo a discutere di questa questione fondamentale per noi italiani: “e adesso che gli facciamo fare a Fassino?”

Il 13 Settembre 2007 alle 16:04 Tagliare i ministri? Quasi impossibile. Eppure circola una black list. » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Come anticipato da Panorama.it, Piero Fassino dovrebbe trasferirsi nel governo, come vicepremier unico, subito dopo le primarie del Partito democratico, il 14 ottobre. [...]

Il 13 Settembre 2007 alle 16:49 janis2007 ha scritto:

Vogliamo Mastella ministro dello sport, così almeno quando va al gran premio con l’aereo di stato può giustificarsi un po’ meglio. Forse.

Il 8 Ottobre 2007 alle 16:42 Per Fassino un ritorno al futuro a Torino? » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Non continuerà ad essere il segretario del più grande partito del centrosinistra, ma di sicuro non ha intenzione di cedere la mano, accontentandosi del ruolo di semplice deputato. Per Piero Fassino, il prossimo inverno porterà nuovi incarichi, fino a poco tempo fa inaspettati. All’incarico di un vice premier unico, al posto di Rutelli e D’Alema, in questi giorni si fa sempre più accreditata un’altra ipotesi: l’ex segretario Ds si potrebbe candidare alle prossime elezioni come primo cittadino di Torino. “Dopo Chiamparino è il turno di Fassino?”, si chiedeva, nei giorni scorsi, il settimanale La Voce del Popolo. Secondo il giornale diocesano, che da anni racconta le vicende torinesi ai lettori cattolici di città e provincia, in caso di elezioni politiche anticipate (2008 o 2009), “a Torino si dà per scontata la candidatura parlamentare (con un eventuale incarico di governo, sempre che il Pd di Veltroni avrà la meglio alla prossima tornata elettorale, ndr) del Sergio Chiamparino (molto vicino al sindaco di Roma e non rieleggibile in città per un terzo mandato, ndr) ed apertamente si parla di Piero Fassino come suo successore… Fassino è stato, con Salza, il vero sponsor politico delle giunte Castellani e Chiamparino ed è quindi comprensibile che possa pensare a Palazzo Civico, anche in considerazione della fase difficile che attende a Roma la coalizione di governo”. Fantapolitica? Può darsi, anche perché lo scenario prospettato si basa su ipotesi oggi plausibili ma non certe: non tanto quella che prevede la caduta del governo e le elezioni anticipate, quanto la scelta di Chiamparino di abbandonare l’incarico di sindaco prima della fine del mandato. Insomma, traghettati i Ds nel Pd, e con la possibilità che il centrosinistra perda la guida del paese, Fassino si ritirerebbe nella sua città, da dove era partito a fine anni ‘80 per l’avventura nazionale, imitando la scelta, poi rivelatasi vincente, di molti leader nazionali, Veltroni e Sergio Cofferati su tutti, e anticipando l’eventuale decisione, già trapelata nei mesi scorsi, di una candidatura di Gianfranco Fini, che nel luglio scorso non aveva escluso di correre al Campidoglio. A sostegno dell’ipotesi del ritorno di Fassino nella Sala Rossa del comune, ci sarebbero gli ottimi rapporti tra il leader Ds e l’attuale amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, ma anche l’intenzione, più volte manifestata dallo stesso segretario diessino, di occuparsi da vicino del radicamento del nuovo partito nel Nord Italia. [...]

Il 6 Novembre 2007 alle 20:13 Fassino dal Pd alla pensione Myanmar » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Per alcuni avrebbe dovuto essere il vice premier unico in un ipotetico secondo esecutivo Prodi, dopo il rimpasto di gennaio. Per altri, Piero Fassino, sarebbe presto tornato a Torino, sulla poltrona di sindaco per il dopo Chiamparino. Lui, col suo solito profilo basso, diceva sempre che sarebbe tornato a fare il “deputato semplice” con grande interesse per gli affari esteri. Accontentato. Anche troppo. Per l’ex segretario Ds, che più di tutti si è speso per il Pd (ricevendone in cambio tante pacche sulle spalle ma nessun incarico), si aprono le porte dell’Ue: è stato nominato inviato speciale dell’Unione europea in Birmania. La conferma viene da un funzionario dell’Alto rappresentante dell’Ue, Javier Solana: “L’incarico durerà alcuni mesi, da sei a 12″, ha spiegato il funzionario. La scelta di Solana, discussa nello scorso Consiglio Europeo del 18 e 19 ottobre a Lisbona, con lo scontato sostegno del governo italiano e quello immediato dei capi di governo europei come Josè Zapatero, Gordon Brown, Angela Merkel e Josè Socrates, è già operativa. All’ex segretario della Quercia toccherà “sostenere gli sforzi dell’Ue per portare dei cambiamenti politici in Birmania”, lavorando per creare “un collegamento diretto con la figura di Ibrahim Gambari, l’inviato personale del segretario generale delle Nazioni Unite”. Quello che non ha ricevuto dal nuovo Partito Democratico, Fassino lo ottiene quindi dall’Europa. Che fa un piacere anche ai nuovi dirigenti del Pd: sistema, e per un buon periodo di tempo, un pezzo da novanta come l’ex numero uno diessino, troppo ingombrante per restare senza nessun incarico. Anche perché pare che il suo amico Walter Veltroni gli preferisca Federica Mogherini, ex viceresponsabile Esteri dei Ds, fino a ieri abituata ad accompagnare proprio il segretario nei suoi viaggi per il mondo, ma ora entrata a sorpresa nella segreteria dei democratici proprio con l’incarico di seguire la politica estera. Soddisfatto della nomina di Fassino anche il responsabile degli Esteri, Massimo D’Alema: “Quella di Solana è una scelta che mi fa particolarmente piacere” ha sottolineato il ministro “anzitutto perché riguarda una personalità politica, come l’onorevole Fassino, di vasta e riconosciuta competenza nelle questioni internazionali, maturata nel corso di incarichi istituzionali come quelli di sottosegretario agli Esteri e ministro per il Commercio internazionale”. E siccome anche al titolare della Farnesina non dispiacerebbe puntare alla poltrona di Mister Pesc (cioè: l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune), non è escluso che i due ex leader diessini si ritrovino, in un futuro neanche troppo lontano, a lavorare fianco a fianco, ma fuori dai giochi e dai confini italiani. A meno di sorprendenti ripensamenti (come quello di Veltroni che disse di volersi dedicare all’Africa solo pochi mesi prima di insediarsi sulla poltrona di segretario del Pd), per ora Piero Fassino non potrà starsene con le mani in mano nella “Pensione Myanmar”. [...]

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