- Tags: biglietto, binario, carrozze, disagio, Fs, pendolari, rotaie, Trenitalia, treno, velocità, viaggiatori
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Pochi giorni ancora e l’autunno dei pendolari lombardi entrerà nel vivo. Treni in ritardo e sovraffollati, carrozze sporche, interminabili attese alle stazioni. Perché nonostante le promesse di Regione Lombardia e Trenitalia, rispetto allo scorso anno la situazione non è cambiata di tanto: anzi. Le criticità sono sempre quelle e le soluzioni stentano ad arrivare. La linea Bergamo-Milano (55 chilometri in 55 minuti) si è meritata la medaglia di tratta più lenta d’Italia, e le cose non vanno meglio sulla Cremona-Milano né sulla Brescia-Milano.
Linee ferroviarie vecchie di oltre cent’anni che costringono i lavoratori, che ogni giorno devono raggiungere il capoluogo, a viaggi su convogli che non si sa se e come arriveranno a destinazione. E se sì, quando.
Dal gennaio al luglio di quest’anno, solo per fare un esempio, i treni partiti da Bergamo alle 7.25 che hanno accumulato ritardi variabili sono stati 124. E non è andata certo meglio nelle altre fasce orarie. La colpa, spiegano gli esperti, è della rete rotabile, che però negli ultimi mesi è stata potenziata. Il 2 luglio scorso il presidente della Regione Roberto Formigoni, il sindaco di Milano Letizia Moratti e il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro hanno inaugurato il raddoppio delle linee da Treviglio al capoluogo: da due a quattro. Peccato però che i nuovi binari saranno percorsi solo dai treni a lunga percorrenza (Eurostar e Interregionali su tutti) e non anche da quelli usati dai pendolari. Che, fino a quando non sarà costruito il cavalcavia di congiungimento tra i vecchi e i nuovi binari (il cosiddetto “Salto di Montone”), dovranno attendere in coda il passaggio dei convogli ad alta velocità. E continueranno, quindi, ad accumulare ritardi. Qualche anno fa si è costituito un Comitato Pendolari Bergamaschi: ha ottenuto incontri con i vertici di Trenitalia e della Regione per spiegare ragioni e richieste dei viaggiatori, ma si sono rivelati inutili. L’ex numero uno di Trenitalia Elio Catania, l’aveva promesso: “Nel 2006 i treni arriveranno da Bergamo a Milano in mezz’ora”. Oggi, alle porte del 2008, ci impiegano ancora 55 minuti.
LEGGI ANCHE: Assalto al treno, tra zainetti, stranieri e anziani con la badante - Le FOTO TESTIMONIANZE
Le voci dei pendolari sul web: Il portale - Pendolari in piazza - Comitato pendolari - Bologna - Venezia - Pendolari Piacenza - Chivasso-Ivrea-Aosta - Acqui Terme - Bra e Alba - Cassino-Roma - Coordinamento pendolari umbri - Pendolari ferrovie Roma nord
- Mercoledì 12 Settembre 2007
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Commenti
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Il 12 Settembre 2007 alle 9:37 Assalto al treno dei pendolari tra zaini, stranieri e anziani con la badante » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Parte la stagione dei pendolari. Il treno per Milano, forse Panorama Canali Italia Assalto al treno dei pendolari tra zaini, stranieri e anziani con la badante [...]
Il 12 Settembre 2007 alle 13:35 zampedigallina ha scritto:
Già, la vita del pendolare: treni affollati, sporchi e cronicamente in ritardo.
Forse l’unico modo per risolvere il problema sarebbe far viaggiare sui treni regionali anche i nostri splendidi parlamentari: non più auto blu, ma sedili blu-chiazzato-non-si-sa-bene-con-cosa, temperature polari in inverno e tropicali in estate, bagni da paura e porte bloccate… Che vergogna!
Il 21 Settembre 2007 alle 12:13 Povero Tps, c’è chi vuole la Finanziaria a quota 57 miliardi » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Cinquantasette miliardi e 800 milioni di euro. Dopo aver messo in colonna le spese non rinviabili, quelle legate a impegni difficilmente eludibili e infine quelle prodotte dalle richieste avanzate dai vari ministeri o da nuove iniziative (tipo lo sgravio dell’ici sulla prima casa), i tecnici della Ragioneria dello Stato, quando sono arrivati al totale, non sapevano più se ridere o piangere. Se buttarla in burletta considerando che una Finanziaria del genere non sta né in cielo né in terra, tanto che, se il governo in un raptus di follia suicida decidesse davvero di attuarla, per trovare le risorse necessarie dovrebbe non ridurre le imposte, come alcuni ministri stanno dicendo in giro, ma far pagare le tasse anche sugli sbadigli. Oppure se preoccuparsi, perché di fronte a una mole di richieste di spesa di tale natura sarà una faticaccia per tutti, dai ministri agli stessi tecnici, dover aggiustare e limare cercando di accontentare un po’ tutti e non scontentare troppo nessuno. Ai 57 miliardi e passa gli esperti della Ragioneria sono arrivati accorpando tre diversi capitoli di uscite, in pratica tre subFinanziarie: una liscia, una gassata e una ultrapesante. La liscia è quella meno costosa, con una previsione di nuove uscite di circa 14 miliardi e mezzo di euro ed è in pratica il frutto di un semplice lavoro di assemblaggio di impegni di spesa già sottoscritti e difficilmente rinviabili se non a costo di un prezzo politico probabilmente oneroso e di molteplici figuracce. Tra queste voci spicca quella veramente notevole (circa 3,4 miliardi di euro) per gli aumenti di stipendio di 101 euro al mese in media ai 3,3 milioni di dipendenti del pubblico impiego e per i conseguenti arretrati maturati da febbraio, cioè dal momento della firma del contratto. Una spesa pesante in termini finanziari e significativa da un punto di vista politico, perché proprio mentre il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, ritiene indispensabile che il governo cambi rotta rispetto alla prodigalità dei decenni passati nei confronti dei travet pubblici, lo stesso governo conta di spendere nel 2008 una cifra quasi sette volte superiore ai tagli (circa 500 milioni) annunciati dal responsabile della Funzione pubblica, Luigi Nicolais. Risparmi basati, oltretutto, su un’ipotesi di intervento (un nuovo assunto solo in presenza di 3 pensionamenti certi) su cui già si sono concentrati i niet sindacali. Altre voci di rilievo di questa subFinanziaria leggera sono quelle per il finanziamento dell’accordo di luglio sul welfare (circa 1,3 miliardi di euro) e i 9 miliardi di prestiti per la sanità alle regioni Liguria, Lazio, Molise, Abruzzo e Campania, impegnate nei piani di rientro per il raggiungimento del pareggio economico-finanziario. La seconda Finanziaria a cui al ministero stanno lavorando è più vivace, comporterebbe una spesa aggiuntiva di altri 10 miliardi di euro e contiene le spese formalmente non proprio irrinunciabili, ma ormai frutto di prassi consolidate difficili da mettere in discussione. Come il plafond per il funzionamento di Camera e Senato (500 milioni di euro) o come le spese aggiuntive per le “missioni di pace” (300 milioni di euro). L’impegno più serio (5 miliardi) è quello per le imprese pubbliche e le opere strategiche. In questo capitolo la parte del leone spetta alle Ferrovie con quasi 4 miliardi di spese per i contratti di servizio e la copertura a piè di lista delle perdite e delle uscite di Trenitalia (1,3 miliardi), a conferma che è ancora in corso la luna di miele tra il governo e il nuovo amministratore delegato, il diessino Mauro Moretti. La terza subFinanziaria è la più sorprendente. Sia per il peso delle uscite pari a 33 miliardi di euro, sia perché due terzi circa di questi nuovi impegni derivano dalle richieste di spesa inviate dai vari ministri al responsabile dell’Economia (vedere la tabella a pagina 56). Cioè da quegli stessi politici che nelle ore pari dettano alle agenzie di stampa accorati appelli per il rigore di bilancio e nelle ore dispari preparano la lista della spesa delle “irrinunciabili voci” aggiuntive. [...]
Il 16 Dicembre 2007 alle 22:54 Trenitalia: non è tutto un MiTo quello che viaggia » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Da Milano a Torino (130 km circa) in 50 minuti. Col treno. Ad alta velocotà. È un sogno che si realizza, dice l’amministratore delegato di Fs Mauro Moretti, a Panorama: “Un MiTo che diventa realtà”. Gioco di parole azzeccato. Di certo, una bella scommessa per il domani del gruppo ferroviario italiano. Anche perché l’oggi non è poi così roseo, fatto com’è di treni datati e in ritardo, servizi scadenti, sporcizia. E di proteste dei pendolari. Le ultime riguardano l’annunciato aumento, da gennaio 2008, delle tariffe dell’ordine del 15 per cento: “La situazione è curiosa” risponde Moretti. “Le nostre tariffe sono metà di quelle francesi e quasi un terzo di quelle tedesche, però si chiede qualità tedesca e francese ma prezzi polacchi”. Una posizione che non è piaciuta associazioni dei consumatori: “Prima di aumentare i prezzi bisogna migliorare i servizi, a partire dalla pulizia e dalla puntualità”, hanno risposto. La tratta Catania-Torino, fanno notare, costa oggi in prima classe 154 euro e 108 euro in seconda: “un’enormità” che, con il rincaro, arriverà a 178 euro in prima classe e 125 euro in seconda. Molto di più, denunciano le associazioni, “dei circa 80 euro che si riescono a pagare prenotando un volo low cost”, a cui Moretti ha lanciato il guanto di sfida. Vero che i prezzi dei treni italiani sono assai più bassi di quelli della media europea. Altrettanto vero che l’ultimo ritocco è scattato all’inizio del 2007 ed è assai difficile per qualsiasi azienda proporre un rincaro delle tariffe a fronte di una qualità delle prestazioni particolarmente scadente come attualmente è quella ferroviaria. A meno che l’azienda non conti sul fatto di agire praticamente in monopolio come succede con le Fs e quindi parta dal presupposto che, qualsiasi scelta venga effettuata, i clienti non possano far altro che adeguarsi. O, al massimo, protestare, costituendo anche dei comitati, che tra una storia e l’altra buttano lì anche un sospetto: che Trenitalia voglia mettere le mani avanti sia in vista della liberalizzazione del mercato delle rotaie che dal 2009 vedrà il consorzio privato guidato da Montezemolo e Della Valle farle concorrenza sulle tratte più redditizie; sia per tentare di porre almeno un limite alle spese del gruppo che perde 2 miliardi su 6 di ricavi. Su questo, Moretti si dice sicuro di poter “raggiungere l’utile nel 2009″. Purché, è sottinteso, il governo approvi nelle prossime settimane il piano industriale che il manager ha messo a punto e che prevede nei prossimi 4 anni investimenti nelle infrastrutture per 25 miliardi da parte dello Stato, e investimenti da parte di Trenitalia per 10 miliardi, di cui 6,4 per l’acquisto di treni e vagoni per il trasporto locale. Ma la battaglia per i fondi si sta facendo ardua. A mettersi di traverso il ministro Antonio Di Pietro: “Se gli do dei soldi per gli investimenti e Moretti li utilizza per ripianare il deficit della holding, fa bene dal suo punto di vista ma non dal mio che faccio infrastrutture. Così non si può andare avanti: o prendono soldi dallo Stato e fanno ciò che dice lo Stato o sono del tutto autonome”. Il ministro delle Infrastrutture ha anche ricordato che la Finanziaria 2007 ha stanziato circa 7,8 miliardi per le Ferrovie. Un atto di grossa generosità da parte dell’esecutivo Prodi. Ma adesso basta, ha tuonato in sostanza Di Pietro. E infatti: i tagli nella manovra 2008 hanno già costretto Trenitalia a rinviare l’acquisto di mille nuovi treni che dovevano sostituire i malandati convogli del traffico regionale (quello che più interessa allo zoccolo duro dei clienti). Forse, godendo di amici nel Pd, Moretti riuscirà a spuntare qualcosa al governo. Magari con l’aiuto di Legambiente, che ha promosso una petizione on-line per chiedere al governo di ripristinare le risorse oppure di trovarle togliendole dal Fondo della Legge obiettivo per la costruzione di autostrade. [...]
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