
Come anticipato da Panorama.it, Piero Fassino dovrebbe trasferirsi nel governo, come vicepremier unico, subito dopo le primarie del Partito democratico, il 14 ottobre.
È indubbiamente la soluzione più indolore per trovare una sistemazione al segretario Ds che rischia di restare disoccupato dopo la nascita del nuovo partito e dopo “una vita da mediano”. In realtà Fassino aveva chiesto a Romano Prodi un segnale, un “cambio di passo” nella faraonica compagine ministeriale anche per rispondere all’antipolitica dilagante. Insomma, una riduzione del 50 per cento del numeo di ministri e sottosegretari. Qualcosa che Prodi teme come la peste: “Se togli un mattone crolla tutto”. È così, il rimpasto è sempre pericoloso, figuriamoci il taglio tout court dei ministri. Eppure esiste una black list che circola tra palazzo Chigi e vertici del Pd, di titolari di poltrone dei quali si farebbe volentieri a meno. Sia delle poltrone, sia soprattutto di chi le occupa.
Vediamola questa lista. Il nome più illustre è Tommaso Padoa-Schioppa, superministro dell’Economia, entrato in rotta di collisione con Ds e Margherita, e in special modo con il suo vice alle Finanze, Vincenzo Visco. Il problema sono le tasse: TPS è restio a tagliarle se non si riducono le spese, i partiti vogliono invece dare un “massaggio forte” (leggi elettorale) ai contribuenti. Non solo. Il ministro ha un fronte aperto con sindaci e amministratori locali, ai quali ha soffiato 4 miliardi di fondi inutilizzati, e che ora sollecita a nuovi sacrifici. Se si riducessero i ministeri e si “reimpacchettassero” alcune cariche spacchettate, TPS perderebbe il posto a favore di Visco. Ma neppure quest’ultimo gode di grande popolarità : quindi ecco affacciarsi l’ipotesi di Pier Luigi Bersani, l’uomo che per il Pd si è sacrificato a favore di Veltroni. Ma silurare TPS è difficilissimo, Prodi continua a difenderlo, e lo appoggia pure l’estrema sinistra per antipatia verso il Partito democratico. L’unica soluzione è “promuoverlo” ad una carica internazionale: ma sia il Fondo monetario sia la Banca mondiale sono, al momento, al completo. Resta la commissione europea, dove l’Italia è rappresentata solo da Franco Frattini, dopo la rinuncia di Rocco Buttiglione.
Nella lista nera c’è un altro ministro di peso, Cesare Damiano del Welfare. Damiano ha l’handicap di essere fassiniano, e se il suo leader entrasse nel governo (soprattutto con la rinuncia di D’Alema e Rutelli alle cariche di vicepremier) rischierebbe seriamente di trovarsi in sovrannumero. Non solo. Se il referendum su lavoro e pensioni producesse un “no” la sua posizione si farebbe ancora più difficile, specie per tenere buona l’estrema sinistra. Del resto anche la poltrona di Damiano potrebbe essere reimpacchettata; con quella di Paolo Ferrero (Rifondazione) delle Politiche sociali.
L’elenco prosegue con Alessandro Bianchi, ministro dei Trasporti come indipendente, in realtà in quota Pdci. Anche il suo dicastero sarebbe da ricongiungere con le Infrastrutture, senonché qui c’è Antonio di Pietro, che nessun vuol far crescere di potere. E nel mirino c’è pure Alfonso Pecoraro Scanio, le cui sparate all’Ambiente non sono per nulla gradite all’ala riformista dell’Unione (soprattutto a Bersani). Ma è l’unico ministero che hanno i Verdi, e Pecoraro ci piazzerebbe comunque un fedelissimo.
Si è fatta critica anche la posizione di Linda Lanzillotta (Affari regionali), osteggiata anche lei dalla lobby degli amministratori locali e dall’estrema sinistra. Linda è difesa da Rutelli e potrebbe saltare solo se quest’ultimo, rinunciando alla medaglia di vicepremier, ottenesse una poltrona più pesante da aggiungere (o da sostituire) ai Beni culturali. Poi c’è un elenco di ministeri considerati inutili al di là di chi li occupa: Giovani e Sport (Giovanna Melandri), Famiglia (però c’è Rosy Bindi, impensabile declassarla dopo la probabile sconfitta nel Pd), e soprattutto l’Attuazione del programma, in mano al prodiano Giulio Santagata.
Come ha suggerito qualcuno, per verificare se il programma è attuato oppure no non serve un ministro, basta una segretaria.
n
- Giovedì 13 Settembre 2007
Tutto sulla tragedia della Costa Concordia
La pirateria online è un furto?
Avetrana: video, articoli e foto esclusive
IL MEGLIO DEL 2011







LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie
Mostri della porta accanto
Il Governo Monti
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama








Lettere dal fronte dei nostri soldati














Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 13 Settembre 2007 alle 17:26 janis2007 ha scritto:
Scusate ma avete dimenticato Clemente “Airbus” Mastella… Secondo me rischia grosso pure lui…
Il 13 Settembre 2007 alle 18:09 Corrado Buccieri ha scritto:
No,Mastella lo salvano perchè sta
sempre pronto per andarsene,però non
lo fa mai.
Il 13 Settembre 2007 alle 20:17 Carlalberto Iacobucci ha scritto:
Nulla è impossibile. Dopo quanto hanno manifestato, prima del loro congedo possiamo farli salire a bordo dell’Air Force One appartenente allo Stato Italiano “omonimo di quello Usa” con biglietto omaggio del popolo Italiano per un viaggio solo andata Roma/abitazione. Alla guida del personale di bordo metterei lo steward Clemente Maria.
Il 14 Settembre 2007 alle 10:24 persefone ha scritto:
…vestito da hostess, però.
Il 14 Settembre 2007 alle 15:44 gustaveflaubert ha scritto:
C’è solo l’imbarazzo della scelta. Nel dubbio, prenderei una decisione salomonica: tutti a casa.
Il 26 Settembre 2007 alle 15:12 Finanziaria leggera e poi alle urne? Intanto ci sono da superare queste trappole » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Prodi cerca di giocare d’anticipo, proponendo sì un governo diverso dopo la Finanziaria, ma in questo caso una sorta di rimpasto, un dimagrimento della squadra di ministri e sottosegretari, sempre però sotto la sua regia. In attesa di capire ciò che avverrà da qui a tre mesi, cerchiamo di vedere che cosa c’è nella Finanziaria e se davvero si tratterà di una manovrina leggera da mandar giù come un bicchier d’acqua. [...]
Il 5 Ottobre 2007 alle 15:19 Moretti giù dal treno? Prossima fermata la poltrona di un ministero » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Dopo appena un anno passato alla guida delle Ferrovie, ora Mauro Moretti vuole buttarsi in politica. Con i Ds, naturalmente, che sono il suo partito di riferimento così come prima, ai tempi in cui fu segretario della Cgil trasporti, lo era stato il Pci. Moretti punta in alto: ministro delle Infrastruuture e dei Trasporti nell’ipotesi non del tutto improbabile che nel giro di qualche mese si arrivi a un rimpastino o a un rimpastone con un esecutivo più snello o forse di carattere tecnico, con un numero di ministri e sottosegretari ridotto rispetto al record degli attuali 103. [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.