Pd regionale, altro che fusione fredda: è stata lotta all’ultimo candidato

Renato Soru, governatore della Sardegna
Lo dicono in tanti, soprattutto tra gli avversari: la nascita del Partito democratico, almeno a livello nazionale, si presenta come una mera confluenza di Ds e Margherita. Una fusione fredda, insomma, decisa nel chiuso delle segreterie dei due partiti.
E sono anche in tanti a pensare che a livello locale (nelle primarie saranno votati i membri dell’assemblea costituente del pd, il segretario nazionale e quelli regionali), al contrario, tale “fusione” sia stata piuttosto calda e turbolenta: il metodo Cencelli messo in piedi dai vertici della Quercia e gli ex popolari per una spartizione delle candidature alle segreterie regionali (11 regioni in quota Ds e 7 in quota Margherita e ai suoi vari petali) ha prodotto situazioni che solo eufemisticamente si potrebbero dire di malcontento e che hanno favorito la presenza in tutte le regioni di più concorrenti. Al candidato “ufficiale”, legato a Walter Veltroni, se ne affiancano così altri, collegati a Rosy Bindi o Enrico Letta, o espressione della base regionale di Ds e Dl, come è avvenuto in Campania. Intanto, la scarsezza di candidature femminili alla segreteria regionale del Pd ha paradossalmente creato una polemica tra le stesse donne dell’Ulivo.
Ecco un quadro della griglia dei candidati, regione per regione.
In Piemonte sarà sfida “fratricida” tra due Margheritini, entrambi sostenitori di Veltroni: il rutelliano Gianluca Susta e l’ex ppi Gianfranco Morgando. Il primo è il candidato ufficiale di Ds e Margherita. La base diessina però ha indicato con forza Morgando. Alla fine Fassino ha detto: “Io sto con Susta, a voi la libertà di scelta”. Risultato: corrono in due.
In Friuli sono stati i Ds locali a ribellarsi all’indicazione nazionale: ed ecco la candidatura di Bruno Zvech (segretario regionale della Quercia), in alternativa a quella ufficiale di Gianfranco Moretton (indicato dalla nomenklatura dl), con una polemica che ha ricordato i toni da “Peppone e don Camillo”, come ha detto Francesco Russo, a sua volta candidato legato ad Enrico Letta. Tenterà la scalata anche Enzo Barazza, già sindaco di Udine, collegato alla Bindi.
In Campania i mal di pancia hanno generato quattro candidati. Dopo il passo indietro di un pezzo da novanta come Ciriaco De Mita, la situazione è questa: l’ex segretario della Dc ha imposto uno suo “uomo”, il deputato Tino Iannuzzi, appoggiato anche dal governatore Antonio Bassolino e dal ticket Veltroni-Franceschini. Ma moltissimi amministratori e dirigenti locali di Ds e Dl sosterranno Salvatore Piccolo, di area popolare. Ad essi si aggiungono il rutelliano Sandro De Franciscis e il professor Eugenio Mazzarella, vicino a Letta.
Un altro nodo complesso, simile a quello campano, è quello siciliano: dove è guerra interna alla Margherita tra rutelliani e mariniani. La candidatura di Giuseppe Lumia (già presidente della commissione Antimafia), parlamentare diessino, è stata stoppata da Roma, a favore del sindaco di Messina Franco Antonio Genovese, vicino al presidente del Senato. Questo ha scatenato l’ira dei rutelliani che hanno messo in campo Ferdinando Latteri, rettore dell’Università di Catania. Un caso a sé è costituito dalla Sardegna: Antonello Cabras, sostenuto da Ds e Dl, sarà sfidato dal governatore Renato Soru, amico di Letta e Veltroni, nonché da Filippo Spanu, indipendente, anch’egli vicino a Letta. In Emilia-Romagna la corsa sembrava andare liscia, ricalcata sulla sfida nazionale. E invece… duello a tre, anche se il vincitore annunciato è Salvatore Caronna, candidato del ticket Veltroni-Franceschini. Palma Costi, candidata diessina, assessore alle Attività produttive di Modena, è legata a Letta. Il bindiano Antonio La Forgia, ex uomo del pci, oggi concentra sul suo nome, dice, “anche lettiani e ecodem”. Molte le pressioni per ritirare la candidatura. Ma lui: “Non ci penso nemmeno”.
Situazione un po’ più chiara, in Lombardia, con il testa a testa Martina-Sarfatti. Il primo è il segretario regionale dei Ds, è il candidato ufficiale, deciso mesi fa da Ds e Dl ed è sostenuto anche da Enrico Letta. Riccardo Sarfatti, ex avversario di Formigoni alla guida del Pirellone, su cui sono confluiti i supporter di Rosy Bindi.
In Abruzzo, al Pd, anzi alla Margherita, è quasi riuscito il colpo di far cadere la giunta di centrosinistra. In lizza sono rimasti due dl: il sindaco di Pescara e candidato «ufficiale», Luciano D’Alfonso, e l’assessore regionale Tommaso Ginoble, sostenuto dal presidente della Regione, Ottaviano Del Turco, che aveva minacciato di dimettersi per protesta contro la candidatura di D’Alfonso. Solo gli interventi del premier Romano Prodi e del “padre” del Partito democratico, l’abruzzese Franco Marini, hanno evitato il peggio.
Niente di eclatante invece in Calabria: corrono in tre, ma tutti d’accordo su un nome: Marco Minniti, viceministro dell’Interno, candidato dalemiano e vincente. Letta tenta la sua carta con una donna, Maria Eugenia Jimenez, colombiana d’origine, da tempo residente in Calabria, esponente della Margherita. Anche Bindi presenta una sua candidata: Mariolina Entrieri.
E proprio il ministro della famiglia ha guastato la blindata corsa del ticket Ds-Dl Andrea Manciulli (segretario regionale dei ds) e Caterina Bini (segreteria regionale della Margherita) facendo scendere in campo in Toscana Cristina Bandinelli, vicepresidente del Cna.
Il sindaco di Bari Michele Emiliano
In Puglia si scontrano il sindaco di Bari Michele Emiliano, sostenuto da Veltroni e affiancato niente meno dal ministro degli Esteri, Massimo D’Alema (”sono stato, sempre e solo, candidato in Puglia”, ha detto il vicepremier), e il sottosegretario alla Salute Antonio Gagliano, vicino a Rosy Bindi.
Scenario che si replica in Liguria, dove, dopo una lunga e difficile trattativa, in cui s’è fatto sentire il pressing di Veltroni sull’ex-sindaco di Genova Giuseppe Pericu, il candidato di Ds e Margherita sarà Mario Tullo, segretario regionale della Quercia. “Contro”, per Rosy Bindi, correrà Carla Olivari Flick, insegnante e cognata dell’ex ministro della Giustizia, una delle rare donne in competizione. E l’esclusione delle donne dalle candidature ha fatto infuriare l’ulivista Franca Bimbi, vicina ad Arturo Parisi, che ha accusato Vittoria Franco, capo delle donne Ds, di essersi attenuta a una linea pragmatica e di aver detto “meglio poche che niente”. Sta di fatto che, nonostante i 45 saggi abbiano posto l’obbligo che i candidati siano divisi al 50% per sesso, le donne in corsa per i vertici regionali sono 10 su 52, e nella grande maggioranza dei casi candidate con liste che hanno minori chance di vittoria.
Giochi più o meno fatti nel Lazio: Ds e Margherita hanno scelto come candidato Nicola Zingaretti, segretario dei Ds del Lazio, per la cui candidatura si è molto speso Goffredo Bettini, il senatore diessino braccio destro di Walter Veltroni. E però, a poche ore dalla scadenza dei termini, ha sciolto la riserva Amedeo Piva per Enrico Letta. Piva è consigliere comunale con Veltroni ed ex assessore nella giunta Rutelli. In politica, si sa, tutto è possibile.
Nelle Marche per Walter Veltroni in pista c’è la segretaria regionale dei Ds, Sara Giannini, su cui confluirà anche l’area di Enrico Letta. Rosy Bindi ha invece un suo candidato: Antonio Luccarini, ex-professore di filosofia ed ex assessore.
A salvare le quote rosa, ecco la sfida dell’Umbria. In corsa l’unico candidato donna con chance di vittoria, Maria Pia Bruscolotti (Dl) ex assessore indicata da Veltroni, in ticket con il diessino Wladimiro Boccali. Bindi scende in campo con Serena Innamorati, coordinatrice regionale delle donne Ds .

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