
Basta Bot; niente benzina Agip, energia Enel, voli Alitalia; raccolta di firme per una legge che abolisca le trattenute in busta paga; astinenza dal gioco. Eccola, la protesta (partorita come uno sciopero e poi ribattezzata rivolta) tributaria della Lega. Proposte forti, com’è nella consuetudine leghista. Ma fattibili? E con quali risultati?
Panorama.it lo ha chiesto a due economisti di orientamento molto diverso: Giuliano Cazzola, senior advisor del centro studi Marco Biagi, e Giacomo Vaciago, ordinario di Politica economica alla Cattolica di Milano.
“Il mio giudizio è sostanzialmente negativo” dice Cazzola, anche se “alcune idee sono, oltre che lecite, significative da un punto di vista politico”. Mentre Vaciago non risparmia il sarcasmo: “È puro stile Beppe Grillo. In Italia ultimamente c’è una nobile gara a chi è più comico. Non so chi vincerà, ma così non si va avanti”. Su un punto del decalogo leghista, in particolare, i due esperti sono parimenti contrari: l’annuncio di voler ingrassare le regioni, a dispetto dello Stato: “Le amministrazioni locali fanno, mediamente, peggio di quella centrale nel gestire gli introiti e nell’erogare i servizi”, commenta Cazzola. Mentre per il professor Vaciago, il problema è a monte: “L’amministrazione locale italiana è ferma all’800. Non c’è niente da ingrassare, più di quanto non sia già stato fatto. La soluzione per certi sprechi sarebbe di abolire le province e i comuni al di sotto dei 10mila abitanti. Altro che consigli di quartiere e circoscrizioni.”
Che questo non sia il pensiero dello stato maggiore della Lega, è palese. Sul federalismo, anzi, si fonda la filosofia del Caroccio, come ribadito anche domenica scorsa, da Venezia, dove i colonnelli di Umberto Bossi hanno spiegato il decalogo anti-fisco, assemblato da Roberto Calderoli: un’iniziativa che sta a metà tra il boicottaggio del Tesoro e delle sue aziende (un po’ come i no-global boicottavano le multinazionali) e un Bignami del resistente padano per non dare i soldi a Roma.
L’elenco parte con l’8 per mille nella denuncia dei redditi: non va dato allo Stato ma alla Chiesa cattolica o alle altre istituzioni stabilite dalla legge: “Pensiamo alla nostra anima, tanto lo Stato, al posto di far beneficenza, questi soldi li butta via”, dicono i padani; niente di rivoluzionario, dice Vaciago: “Lo si può fare già”.
La strategia della Lega prosegue, ai punti due e tre, con l’invito a fare degli errori “in buona fede”, nella dichiarazione dei redditi, non sanzionabili dalla legge. La somma di queste inesattezze però, secondo i leghisti, sarà il polso della scontentezza popolare. Si tratterà, ad esempio, di non adeguarsi agli studi di settore, oppure non versare 11 euro nella dichiarazione dei redditi. Per esempio, su 2000 euro, versarne 1989, perché solo entro questi termini “lo Stato non ha interesse a perseguire chi ha sbagliato la denuncia”. Operazione praticabile? Secondo Cazzola purtroppo sì, ma qui, dice: “Siamo al filibustering, una cosa da furbetti, insomma”. Mentre Vaciago ci va un po’ più franco: “Bisogna invece mandare in galera chi non paga le tasse e abbassare le aliquote a chi le paga. Gli studi di settore, per come sono concepiti, non hanno senso: vanno aboliti. In base a una presunzione immotivata e lontana dalla realtà, dovrebbero servire a capire quanto guadagna un imprenditore. E non ci si può basare su una media generalizzata per determinare la quota imponibile di un artigiano. Detto questo, però, trovo incostituzionale l’autoriduzione degli ‘undici denari’: sarebbe detrazione per evasione presunta per legge. Messa così la proposta non risponde al principio generale del diritto: la motivazione.”
Il quarto punto è l’unico già lanciato da Bossi: lo sciopero del gioco. Lotto, lotterie, schedine, gratta e vinci, bingo, slot-machine che sono, per la Lega, la quinta azienda italiana: “Prodi è peggio di Al Capone perché ha messo le macchinette mangiasoldi nelle sale bingo dove gli anziani si mangiano la pensione”, ha protestato Massimo Polledri, senatore leghista di Piacenza. Nel 2006 le spese per gioco degli italiani sono state infatti 38,5 miliardi di euro e anche per questo dicono i lumbard: “L’astensione dal gioco comporterà un enorme danno all’erario”. Sul danno, Cazzola e Vaciago non si pronunciano ma entrambi ritengono l’iniziativa educativa: “Il gioco è un vizio, una dipendenza. Se lo eliminassimo molte famiglie non si troverebbero con buchi enormi nei conti bancari”, dice Cazzola. “Il Lotto è un gioco ottocentesco, risponde al bisogno di dare speranza a chi è disperato. Oggi prima seduce e poi inganna: va proibito”.
La Lega ha poi rispolverato un vecchio cavallo di battaglia: l’abolizione del sostituto d’imposta. Anni fa si tentò di abrogarlo con un referendum, bocciato però dalla Corte costituzionale; la Lega ora preme per una proposta di legge di iniziativa popolare in modo che anche il lavoratore dipendente possa ricevere una busta paga al lordo dei tributi e che possa pagarli, come il lavoratore autonomo, dopo aver fatto tutte le necessarie detrazioni e deduzioni. “Non capisco perché insistere”, dice Cazzola, “quando c’è stato già il no della Corte. E poi una proposta così farebbe poca strada: in Francia il contribuente manda un bonifico allo Stato con l’importo delle tasse da pagare. Ma appunto le paga, non si risparmia nulla”. D’accordo anche il Professor Vaciago, che argomenta: “È così comodo che sia la mia banca a pagare bollette, Telepass, ecc… È altrettanto comodo avere chi, a nome nostro, paga allo Stato le imposte che devo”.
Il punto 8 è quello forse più pericoloso per le casse di Roma: “Astensione dall’acquisto di titoli del debito pubblico”, cioè Bot e Cct. “Lo Stato usa quei soldi per la spesa pubblica e investimenti improduttivi”, ha tuonato Roberto Cota. “Ma quei titoli, forse deboli e poco redditizi, sono tra i pochi che garantiscono i risparmiatori”, ribatte Cazzola. “La metafora che mi viene è quella classica del marito che vuol tagliarsi gli attributi per far dispetto alla moglie”. Ancora più incisivo Vaciago: “Ho sempre consigliato di investire sui figli - io ne ho fatti quattro! - piuttosto che sui titoli di stato. Anche perché i Bot costituiscono il debito pubblico di un paese che spesso serve a finanziare le guerre, come succede in America. Nell’immediato, ovvio che lo Stato non potrebbe ritirare i titoli già emessi, altrimenti manderebbe a scatafascio migliaia di famiglie. Se da domani smettesse di emetterli, l’Italia andrebbe in pareggio di bilancio, risparmiando 30 o 40 mila euro, all’incirca due punti di Pil. Ed è una soluzione che si può adottare, a patto però che la Finanziaria sia molto più sostanziosa”.
Condivisibili i consigli al punto dieci per ricordare ai contribuenti tutte le detrazioni possibili (dagli scontrini del farmacista alle spese scolastiche, dagli incentivi sui frigoriferi ai contributi ai partiti), ecco i boicottaggi “delle aziende bidoni, di uno stato che mantiene i fannulloni” (esempi: Agip, di proprietà dell’Eni, Enel, Tirrenia, Rai) a favore dei prodotti alternativi messi in commercio “dal privato che rischia del proprio”. In particolare, punto 13: “non acquistare più biglietti Alitalia e utilizzare sempre vettori alternativi”. Il caso Malpensa fa da detonatore: “È per volontà politica che Roma vuole farla morire”, dice Giancarlo Giorgetti. Certo, commenta Cazzola, l’idea è esplosiva e “ha radici lontane nella storia. Va ricordato che al grido di ‘no taxation without representation’, i padri costituenti americani nel ‘700 boicottarono il tè della madre patria inglese, a favore di quello olandese, aprendo così la lotta dell’indipendenza americana. Ma adesso siamo nel 2000…”. Caustica la chiusura di Vaciago: “Ma Alitalia c’è ancora?”
- Martedì 18 Settembre 2007
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Commenti
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Il 18 Settembre 2007 alle 17:41 Fantedicuori ha scritto:
La Lega è uno dei partiti più in auge di questi tempi perchè riesce a dare una vera spinta agli umori neri e confusi dello scenario politico italiano.
Il 18 Settembre 2007 alle 18:51 pasmes ha scritto:
Sono convinto che questa iniziativa della Lega non produrrà alcun effetto positivo, perché poco efficace e scarsamente condivisa da tantissimi cittadini. Vedrete che saranno pochi a seguirla.
Cosa faranno i leghisti nel caso di insuccesso? Ammetteranno di non avere credito e di non essere all’altezza di governare la cosa pubblica?
La rivolta fiscale non è proponibile; lo sanno anche i bambini. Si tratta della solita sparata ad effetto, come tante altre anche dannose, che avrà per conseguenza una ulteriore diminuzione delle simpatie della gente nei loro confronti, piuttosto che aumentarle.
Meglio battersi per un fisco più equo e giusto e per una reale riduzione delle tasse. Ma per ottenere questo risultato occorre ridurre la spesa, a iniziare da quella politica e della Casta.
Non ho mai sentito la Lega sostenere con forza di ridurre la spesa pubblica, e soprattutto, con l’indicazione di quali spese e in quale misura. chissà se un giorno si deciderà a farlo?
Pasquale – Tivoli.
Sitto = http://www.aironetivoli.com
Il 19 Settembre 2007 alle 11:39 lavoltagiusta ha scritto:
Si, è importantissimo tagliare le spese pubbliche (ovvero tutte le “creste” che si fanno sui capitolati di spesa pubblici, che chissà quanti ci mangiano), ma poi perché non chiedere a chi viaggia con macchine di grossa e grossissima cilindrata, come se la mantiene?
Non è una “patrimoniale”, ma una semplice domanda da fare subito, all’atto dell’acquisto e da consegnare all’agenzia delle Entrate, oppure quando li vedi sfrecciare a 180 in autostrada e poi li provi a fermare. Così si potrà avere una prima scrematura di quanti sono quelli che non dichiarano, che eludono e che evadono pure la tassa di proprietà.
Il 19 Settembre 2007 alle 18:20 Corrado Buccieri ha scritto:
Ognuno dice la sua,aspettiamo la prossima finanziaria e poi ne riparleremo.
Il 19 Settembre 2007 alle 21:51 amico10020000 ha scritto:
la sua rivolta fiscale non ha senso. poteva proporre la defiscalizzazione quanto era tra i governanti. non lo hanno fatto loro perchè gridano agli altri difarlo sapendo che non possono? spero non sia dilemmal, o ogetto di polemica per rincorrere il potere. benedetto
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