De Mauro: il corpo del giornalista scambiato con quello di un boss?

Potrebbe essere di De Mauro - giornalista de l'Ora di Palermo, scomparso nel 1970 - il cadavere di una persona sepolta nel cimitero di Conflenti, nel Lametino, secondo l'ipotesi che la Dda di Catanzaro sta verificando, sulla base della segnalazione di una fonte definita attendibile. Il cadavere, la cui sepoltura risale al 1971, fu identificato all'epoca per quello di Salvatore Belvedere, un pregiudicato di Lamezia Terme
Sembrava destinato a restare uno dei tanti misteri italiani del dopoguerra, invece a trentasette anni dalla sua scomparsa, si sarebbe finalmente identificato il cadavere di Mauro De Mauro, il giornalista dell’Ora rapito dalla mafia e mai più ritrovato.
La Procura di Catanzaro ha infatti dato mandato di riesumare i resti di un uomo nel cimitero di Confluenti, piccolo comune dell’hinterland lamentino. Il corpo carbonizzato era stato identificato nel 1971 come quello di Salvatore Belvedere, un pregiudicato di Lamezia Terme evaso dal carcere nel giugno dell’anno prima insieme ad altri quattro esponenti della criminalità organizzata.
A riconoscere il cadavere era stato uno dei figli di Belvedere, ma sin da subito erano emersi forti dubbi sull’identificazione di quei resti. Alcuni pentiti avevano infatti dichiarato di avere agevolato la latitanza del pregiudicato lamentino tramite un accordo tra ‘Ndrangheta e Cosa nostra.
Una versione accreditata anche da Arcangelo Badolati, giornalista della Gazzetta del Sud ed autore di I segreti dei boss, secondo cui a rivelare lo scambio dei corpi era stato un poliziotto in pensione, che negli ani Settanta era in servizio nella Squadra mobile di Cosenza.
Una immagine d'archivio di Mauro De Mauro, giornalista de l'Ora di Palermo, scomparso nel 1970
La riesumazione del cadavere è prevista per il 22 settembre. Si procederà all’esame di compatibilità prima con i familiari di Belvedere e poi con quelli del giornalista.
Mauro de Mauro era stato rapito a Palermo il 16 settembre 1970. Durante gli anni della guerra civile aveva militato nella Banda Koch e poi si era trasferito in Sicilia, dove seguiva le indagini di mafia per il quotidiano L’Ora. La sua vicenda ha dato luogo ad una pubblicistica infinita, che ha motivato la sua scomparsa dapprima per i suoi articoli di denuncia sulla criminalità organizzata, poi per le sue inchieste sulla morte dell’industriale Enrico Mattei.

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