In Italia più della metà dei cantieri edili è fuori legge. E in 5 mila lavorano in nero

Ispezione dei carabinieri in un cantiere edile
Dodici mesi di ispezioni, trentamila cantieri passati al setaccio, cinquemila lavoratori irregolari scoperti. A un anno dall’applicazione del “pacchetto sicurezza” sul lavoro, lanciato alla fine dell’agosto scorso dal ministro Cesare Damiano, ecco il bilancio. Un bilancio che ha portato non solamente a scoprire numerose irregolarità nella gestione del personale e delle misure di sicurezza sui luoghi di lavoro, ma che ha anche fatto entrare nelle casse dello Stato circa cento milioni di euro: una parte sotto forma di sanzioni, un’altra di contributi previdenziali pagati a Inail e Inps e mai versati prima.
Dal 31 agosto 2006 a oggi, dunque, i cantieri edili ispezionati in tutta Italia, in cui lavoravano complessivamente 43.076 aziende e oltre centomila dipendenti, sono stati 27.571. Un numero enorme rispetto a quelli degli anni scorsi, come enorme è stato il numero delle irregolarità riscontrate: oltre il 57 per cento delle imprese (che tradotto in valori assoluti significa 24.517) che avevano avuto i lavori in appalto è risultato fuori dalla legge. Tanto che in 2.224 casi gli ispettori del ministero del Lavoro hanno anche provveduto a chiudere i cantieri, perché oltre il 20 per cento dei lavoratori impiegati è risultato essere senza un contratto. Irregolarità che hanno fatto scattare le sanzioni previste dalla legge. Così nei dodici mesi presi in esame, quelle amministrative sono state 37.006, per un importo complessivo che supera i quaranta milioni di euro, mentre quelle penali si sono fermate a quota 26.854 con ammende pari a poco più di sedici milioni di euro.
Ma non di sole ispezioni e sanzioni è stata fatta la campagna di sicurezza lanciata dal ministero: importanti risultati sono arrivati anche dal punto di vista dei livelli occupazionali e da quelli contributivi. Dall’agosto 2006 i nuovi assunti nel settore edile sono stati 71.822, che hanno portato anche a un incremento di 43 milioni di euro di contributi previdenziali riscossi. “È stato un anno di lavoro proficuo” ha detto il ministro Damiano “che ha permesso di dimostrare che è positivo investire nel settore della lotta al lavoro nero perché permette di recuperare risorse e aumentare la legalità e la trasparenza”.

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