Storace salva Prodi in Senato. E Berlusconi se la ride

Silvio Berlusconi e Pier Ferdinando Casi
Se il 20 settembre 2007 non sarà ricordato come il giorno della fine del suo governo, Prodi deve ringraziare Francesco Storace e gli altri due senatori de La Destra. In Senato il Professore si è salvato sulla Rai solo per l’assenza in Aula dell’ex governatore del Lazio (uscito da An e approdato al Gruppo Misto).
Di certo, per la maggioranza la ripresa dei lavori dopo la pausa estiva non poteva cominciare in un modo peggiore: se possibile, ancora più in difficoltà di prima delle vacanze. La giornata a Palazzo Madama è stata davvero convulsa e pericolosa per l’esecutivo: il dibattito sulle 12 risoluzioni sulla nomina del consigliere Fabiano Fabiani (in sostituzione di Angelo Maria Petroni) finisce con il ritiro di cinque documenti. La maggioranza vota parte della risoluzione dei due dissidenti della Margherita, Willer Tex Bordon e Roberto Manzione, l’opposizione non riesce a far approvare le sue mozioni per la defezione dei tre senatori legati a Storace.
Ma con la decisione di ritirare la risoluzione dell’Unione è sembrato ormai chiaro e ufficiale il venir meno della maggioranza in Senato. E siccome il percorso delle prossime settimane è lastricato di mine e trappole (la manifestazione del 20 ottobre sul protocollo del welfare, le pensioni, la discussione Finanziaria con la destinazione del tesoretto e l’elezione dell’assemblea costituente del Pd), quella di Prodi sembra una via crucis annunciata.
Il presidente del Senato della Repubblica, Franco Marini.
Tanto che la profezia di Silvio Berlusconi sulle elezioni in primavera ha da oggi molte più chance di rivelarsi azzeccata: “La maggioranza non c’è più. Temo che presto avremo di nuovo la responsabilità di governare questo grande Paese che è l’Italia” ha detto il leader della Cdl, al congresso dell’Internazionale democristiana in corso a Roma, dove ha ritrovato anche il suo alleato più riottoso, Pier Ferdinando Casini.
Al Cavaliere basta aspettare e vedere. Vedere come il centrosinistra si sta lentamente spaccando in una miriade di satelliti. Rifondazione Comunista, dopo la bagarre di oggi, non può escludere altri casi Turigliatto, così come il Pdci rischia altri casi Rossi. La Sinistra Democratica di Mussi, Salvi e Angius teme che la nascita del partito democratico trasformi l’esecutivo in monocolore Ds-Dl.
Per non parlare del centro: il ministro Antonio Di Pietro, cavalcando l’onda antipolitica di Grillo, dice a Panorama che è ora che Prodi faccia un passo indietro, tra i liberal che non hanno aderito al Pd stanno in agguato anche i tre diniani. Senza contare l’assenza in Aula, al momento del voto sul congelamento delle nomine di Viale Mazzini, di Follini (ex Udc) e Fisichella (ex An) e di tutto il partito del ministro Clemente Mastella, che ha disertato il voto al grido: “O c’è un chiarimento politico o si va alle urne”. A fine giornata, dopo una telefonata con il Guardasigilli che gli ha confermato lealtà e sostegno, Prodi ha commentato: “Il tentativo di spallata è stato respinto”.

Apprezzabile umorismo quello del premier, circondato com’è da tanti che hanno la tentazione di staccargli la spina.

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Commenti

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Il 20 Settembre 2007 alle 20:56 Carlalberto Iacobucci ha scritto:

Storace, non apprezzando Fini, sostiene Prodi. Che teoremi!!!

Il 20 Settembre 2007 alle 21:22 ilsenatore ha scritto:

segnalo l’iniziativa del blog DAW  http://daw.ilcannocchiale.it) in merito all’iniziativa (molto opinabile) di Storace.

Il 20 Settembre 2007 alle 22:54 vangogh1 ha scritto:

Non se ne può più. Quando si farà sana eutanasia politica. Lasceremo spazio a chi ha idee e progetti, svincolati da interessi di poltrona, mi viene quasi voglia di pensare che in fondo…chi sta con Grillo farebbe non peggio.

Il 20 Settembre 2007 alle 23:20 Come fate a votare per Mario Clemente? « Marco Di Maio ha scritto:

[...] fate a votare per Mario Clemente? Jump to Comments Ma che stanno a fà? Prima dice che fa cadere il governo, poi ci ripensa: è bastata, pare, unatelefonata di Romano Prodi per indurre il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, a recedere dalla sua idea di uscire dalla maggioranza.  “Serve un chiarimento politico” aveva tuonato Mastella dopo il voto al Senato sulle nomine Rai sul quale l’Unione ha rischiato di venire sconfitta se non fosse stato per l’aiuto dei tre senatori di estrema destra guidati da Francesco Storace (fuoriuscito da An).  Un chiarimento che evidentemente è arrivato. Invidiando il nostro “Guardasigilli” per la densità del suo pelo sullo stomaco, mi chiedo come si possa continuare a vivere in questa continua instabilità di governo. Mi chiedo come possa il nuovo Partito democratico pensare si poter governare il paese senza poi fare i conti con questi loschi personaggi.  Tanto più loschi, nel caso di Mastella, ora che ho appena ascoltato il profilo che ne ha tratteggiato Marco Travaglio ad “AnnoZero”. Quell’1,4% di elettori che ha sprecato il suo voto barrando il simbolo dell’Udeur alle ultime elezioni politiche, sa chi è questo Clemente Mastella?  Lo sa come gestisce il suo partito? Lo sa che ha piazzata la moglie, Sandra Lonardo (all’anagrafe ‘Alessandrina’), alla presidenza del Consiglio regionale della Campania? Lo sa che Mastella fa allo stesso tempo il ministro della Giustizia, il leader dell’Udeur e il sindaco del suo Comune, Ceppaloni?  [...]

Il 21 Settembre 2007 alle 9:48 fed543 ha scritto:

Storace sa fare solo danni! E’ quanto di peggio.. Questa è la riconoscenza… Il presidente Fini è stato fin troppo gentile a non mandarlo al vaffa-day…

Il 21 Settembre 2007 alle 13:31 pasmes ha scritto:

Purtroppo, le beghe personali sono più importanti di qualsiasi altra cosa.
Il nostro caro ex Ministro della Salute ha dimostrato che anche nella fila della Destra vi sono persone inattendibili, di cui non è bene fidarsi.
Meglio, quindi, svecchiare e indirizzare le nostre simpatie su nuovi personaggi.

Il 21 Settembre 2007 alle 14:10 janis2007 ha scritto:

niente di nuovo. è un semplice regolamento di conti.

Il 24 Gennaio 2008 alle 11:54 Prodi va in Senato. E pallottoliere alla mano sfida lo spettro del ‘98 » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Ma lui ha scelto la seconda. E allora vai col pallottoliere. Un oggetto che Prodi conosce bene. Fin dall’ottobre di dieci anni fa. Era il ‘98, quando lo stop, imprevisto, gli arrivò da Rifondazione e per appena un voto; stavolta, la crisi è attesa, ma per un voto il premier potrebbe scamparla, almeno per ora. Tutto, naturalmente, dipende dalle decisioni dei senatori, i gruppi, ma anche i singoli. In realtà è dall’inizio dell’avventura che Prodi balla (tra i lupi) sui voti. Col pallottoliere in mano. Anche quando il 21 febbraio 2007 il Senato bocciò la relazione di politica estera esposta dal ministro Massimo D’Alema: due soli voti (Rossi e Turgliatto) bastarono a mandare al Colle il premier. La maggioranza richiesta era infatti di 160 voti, mentre la risoluzione dell’Unione ne ottenne solo 158. Certo che ci vuole un “fisico bestiale” per resistere venti mesi così, in mezzo ai flutti, agli scossoni, agli uragani, alle grandinate. Per riuscire anche a commentare: “Avessimo vinto le elezioni con più agio sarebbe stato più facile ma così è più thrilling, c’è più avventura: è più sexy!”. Era settembre allora: e il 20 di quel mese il governo venne “graziato” sul caso Rai addirittura dal leader del La Destra, Francesco Storace. Nelle ripetute votazioni la maggioranza non scese mai sotto quota 157, tecnicamente al di sotto della soglia di fiducia ma riuscendo a respingere tutte le risoluzioni dell’opposizione, alla quale fece mancare l’appoggio proprio il transfugo di An insieme ai suoi (tre) senatori. Stessa conta sul filo anche il 3 ottobre 2007, Vincenzo Visco (impelagato sul caso Speciale) viene salvato da tre senatori a vita, Giulio Andreotti, Rita Levi Montalcini ed Emilio Colombo: con 157 no (contro i 156 sì) venne respinta la mozione unitaria della Cdl che chiedeva le dimissioni del viceministro delle Finanze. Andreotti si astenne, gli altri due senatori deposero nell’urna il loro voto contrario. Pallottoliere alla mano anche il 6 dicembre scorso, quando, nonostante il voto contrario della Teodem Binetti (e del solito Turigliatto) l’Unione prodiana si è salvata sul decreto sicurezza: Per due voti, al Senato (160 favorevoli e 158 contrari). Con l’immancabile appoggio dei senatori a vita. Anche oggi quelli ci saranno: sei su sette, per la precisione. Ma, conti alla mano, non dovrebbero bastare: dieci anni sul Parlamento aleggia lo spettro del ‘98. [...]

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