
Chiunque abbia provato a usare la bici a Milano sa cosa vuol dire “lotta per la sopravvivenza”. Se c’è una città pensata per le due ruote, non è questo il caso. La lista dei problemi è così lunga, che potrebbe sembrare poco realistica. Eppure niente è più concreto di una ruota anteriore che si incastra nei binari del tram, della portiera di un’auto aperta all’improvviso o di una pista ciclabile che termina contro un muro. Il presidente di Ciclobby, Eugenio Galli, definisce “pessimo”, il rapporto tra Milano e gli appassionati della bicicletta. E cerca di spiegare perché.
Problema numero uno: la sicurezza. Nel 2007 sono morti sulle strade milanesi 5 ciclisti, lo scorso anno le vittime sono state 11 (i dati sono della Polizia locale). Le pavimentazioni disconnesse e le troppe auto mettono a rischio chi usa la bici per spostarsi ma anche i pedoni (18 morti nel 2007, 28 l’anno prima). Il pericolo maggiore è la velocità secondo Galli. “Moderare il traffico in città attraverso rotatorie e zone con un limite di 30 chilometri orari è la base per assicurare una convivenza in sicurezza di ciclisti, automobilisti e pedoni. A vantaggio di tutti”, dice.
Non si fa nulla poi per incentivare l’uso delle due ruote. Ci sono pochissimi parcheggi e rastrelliere e c’è il tasto dolente dei mezzi pubblici. Al contrario di ciò che accade in molte città europee, come Parigi, Vienna e Berlino, sui trasporti di superficie è vietato caricare la bicicletta e sulla metro è permesso solo dopo le 20 nei giorni feriali e tutto il giorno nel fine settimana.
Insomma, il problema non sono solo le piste ciclabili (la mappa si trova sul sito del Comune). Che sono comunque insufficienti: Ciclobby ne conta circa 77 chilometri. Una città come Bordeaux, ad esempio, compresi i 27 comuni della sua cintura, ne ha 600. “Ma nel totale”, precisa il presidente, “vengono considerate anche quelle in ghiaia, pericolosissime, quelle che terminano contro un muro o in mezzo a un campo. L’unica pista degna di questo nome è quella che va dalla zona di San Siro al Parco Lambro. Ma è un percorso vecchio di vent’anni, mal tenuto, mal segnalato, con delle curve strettissime e che a un certo punto, a piazzale Lotto, si interrompe gettando all’improvviso il ciclista in mezzo al traffico”.
“L’equazione mobilità ciclistica uguale a piste ciclabili è riduttiva ed è spesso un alibi per i politici”, aggiunge Galli. “Nessuno ha mai detto che debbano o possano arrivare ovunque. Ci sono anche altre soluzioni, come porzioni di strada delimitati e riservati alle due ruote o marciapiedi condivisi. Certo, è bizzarro che in pieno centro possano entrare i Suv, ma non ci sia un percorso per le biciclette. O che sui marciapiedi sia vietato pedalare ma sia pieno di auto parcheggiate”. Un altro caso emblematico è quello di San Donato, alla periferia della città, dove cinque chilometri di pista sono stati appena smantellati per far posto ai posteggi e alle corsie per le auto. Paradossi di una città che considera i ciclisti cittadini di serie B.
Nonostante tutto questo, e nonostante l’Italia sia l’unico Paese europeo a ostinarsi a usare la macchina, secondo una recente ricerca del Comune in collaborazione con Ciclobby (che ha promosso in città la Settimana europea della mobilità sostenibile, dal 17 al 23 settembre), la percentuale dei milanesi che scelgono la bici è cresciuta. Oggi è il 6,4 per cento, mentre nel ‘95 era il 2 per cento. L’assessore alla Mobilità, Edoardo Croci, ha inoltre dichiarato fin dall’inizio del mandato l’intenzione dell’Amministrazione Moratti di investire sulla Milano che pedala. Una disponibilità riconosciutagli anche dalle associazioni di categoria, che sono state invitate a partecipare all’elaborazione del “Piano per la mobilità ciclabile”. Ma è proprio questo progetto che negli ultimi giorni ha creato grossi problemi all’assessore, attaccato dalla sua maggioranza e persino dal sindaco e costretto ad annullarne, per ora, la presentazione.
Rimangono sul tavolo proposte e buone intenzioni. La promessa di portare a 120 i chilometri di piste entro fine mandato, i progetti di bike sharing e di noleggio rapido di bici sull’esempio di Parigi, la mozione approvata in Giunta che prevede di destinare parte dei marciapiedi, dove è possibile, al passaggio dei bikers.
- Venerdì 21 Settembre 2007
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Il 22 Settembre 2007 alle 10:22 La Settimana europea senza auto in Italia non carbura » Panorama.it - Italia ha scritto:
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