Cipolletta: Mi sarebbe piaciuto restare al Sole

Innocenzo Cipolletta, nato a Roma nel 1941, è presidente di Ferrovie dello Stato e dell'Università di Trento. In precedenza lo era stato della casa editrice del Sole 24 Ore, di Ubs Italia corporate finance e Marzotto
Nato a Roma nel 1941, è presidente di Ferrovie dello Stato e dell’Università di Trento. In precedenza lo era stato della casa editrice del Sole 24 Ore, di Ubs Italia corporate finance e Marzotto. Per dieci anni, dal 1990 al 2000, è stato direttore generale della Confindustria. Ha avuto incarichi di insegnamento all’Università La Sapienza di Roma, alla Luiss, alla Cesare Alfieri di Firenze e all’Università di Reggio Calabria. È responsabile scientifico della Fondazione Nord Est e socio di enti morali quali la Società italiana di statistica, l’Istituto Adriano Olivetti di studi per la gestione economica e dell’azienda, l’Istituto affari internazionali. Collabora anche al sito LaVoce.info. Autore di numerosi articoli scientifici e divulgativi, è cavaliere di Gran croce.
Dottor Cipolletta, da quanto tempo non prende un treno?
Ultimamente lo prendo spesso. L’altro giorno sono stato a Venezia e poi a Bologna. Non per una questione ideologica, ma perché è molto più comodo rispetto ad altri mezzi.
Scomodo (e impopolare), almeno per le tasche dei viaggiatori, è invece che aumentino ancora i biglietti (e le multe). Però lei su questo ci ha messo la faccia.
L’ho fatto per senso di realismo, abbiamo le tariffe più basse d’Europa. Senza aumenti non si risanano le Ferrovie. Voglio dire: gli aumenti da soli non bastano, ma sono parte fondamentale di una strategia di valorizzazione del prodotto.
Guardi che se li alzate ancora sarà più competitivo spostarsi in aereo. Già adesso il Milano-Roma con il low cost della Ryanair costa meno.
Quando avremo completato l’alta velocità anche le Ferrovie offriranno dei low cost sui propri treni, ovviamente non nelle ore di massimo traffico. Ma noi operiamo su un settore diverso, non inseguiamo le compagnie aeree.
Le Ferrovie dello Stato, che hanno annunciato rincari, sono sotto indagine dell'Antitrust per abuso di posizione dominante
Il povero Mario Schimberni diceva che nemmeno il Padreterno sarebbe stato capace di risanare le Ferrovie. Si vede che lei si sente un gradino più su.
Se è per questo anche Giulio Andreotti diceva che i manicomi sono pieni di chi si crede Napoleone e di chi vuol risanare le Ferrovie. Io faccio un servizio civile in un’azienda dove negli ultimi vent’anni molti hanno investito e lavorato bene. Speriamo di completare l’opera.
Non era meglio stare al Sole che all’ombra del parastato?
Non sono uscito dal Sole 24 Ore per mia volontà. Sarei voluto rimanere, essere il presidente che lo portava in borsa, poi me ne sarei andato. Ma ormai è acqua passata.
Tra lo zero e il sottozero a che livello metterebbe ora l’indice di gradimento delle Ferrovie?
Mi spiace deluderla, ma credo che stia tornando positivo. Io almeno lavoro per questo.
Lei è un uomo di sinistra. Immagino che voterà alle primarie del Partito democratico.
Penso di sì. Prima però devo capire bene come funziona.
Chi dei papabili: Walter Veltroni, Rosy Bindi, Enrico Letta?
Veltroni mi sembra oggettivamente quello che rappresenta di più tutti. Ma ho egual stima anche degli altri.
Migliaia di candidati, centinaia di liste e controliste che hanno fatto emergere screzi feroci e antipatie; non ha la sensazione che quella che voleva essere democrazia dal basso si sta trasformando in una caotica babele?
Non ho una grande competenza in materia, ma pensavo che si sarebbe votato solo per il leader. Ho scoperto dopo che c’era tutto questo ambaradan di cui tener conto.
Cosa farà il suo amico o ex amico Luca di Montezemolo dopo la Confindustria?
Amico, non ex. Sa, tra noi c’è un rapporto franco: quando qualcosa non va, glielo dico in faccia. E questa mi sembra amicizia vera. Detto questo, vedo per lui un possibile futuro nelle istituzioni, a far politica in senso lato. Ma non lo vedo certo alla guida di un movimento o di un nuovo partito.

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