
“Rimpasto sì o rimpasto no?”. Sempre che il Governo resti in piedi, da giorni è questo il refrain che suona nelle orecchie del presidente del Consiglio, Romano Prodi. E siccome suona male, a Palazzo Chigi circola un’altra versione: “riconsiderazione organizzativa”. Nelle intenzioni del premier non è che il taglio di dicasteri (attualmente sono 26), vicepremier (10) e sottosegretari (ben 66). Insomma, uno snellimento della squadra. Da imporre solo a Finanziaria approvata e sempre sotto la regia del Prof.
Quindi, ministro Lanzillotta, nessun cambio in corsa della squadra, nemmeno quando il partito democratico sarà una realtà e i partiti più piccoli della coalizione porranno la questione del ridimensionamento della compagine del Pd nell’esecutivo?
“Ma se lo stesso Prodi ha detto che non c’è rimpasto in vista, non vedo cosa ci sia da discutere”, taglia corto la titolare del dicastero per gli Affari regionali e le autonomie locali
Bene. Allora parliamo di tagli. Dopo la stretta sui voli di Stato, una anche sul numero di poltrone?
Dipenderà da Prodi. Anche se credo che non possa fare che bene asciugare la struttura dell’esecutivo. E renderlo così più efficiente. Avere tanti dicasteri non è solo un problema di costi ma anche di incisività dell’azione di governo. Ne va della capacità decisionale dell’esecutivo.
Già, come moglie del professor Bassanini che aveva partorito una riforma da 12 ministeri, ammetterà che 102 membri (tra ministri e sottosegretari) sono troppi.
L’ho sempre ammesso. Come ho sempre ammesso problemi di coesione in una squadra così numerosa.
Quanto pesa l’effetto Grillo sulla decisione del premier di sfoltire le poltrone? I sondaggi fanno pensare che pesi parecchio.
Non solo Grillo, direi. L’esigenza è doppia. Da un lato, dopo quasi un anno e mezzo è arrivato il momento di una verifica della squadra, delle cose buone che si sono fatte e delle criticità che pure non mancano. Dall’altro, non c’è dubbio, c’è anche la volontà di venire incontro alle richieste di chi chiede una riduzione dei costi della politica.
Oppure è la paura di cadere che muove Prodi a cambiare…
Ma il governo non cade. Anzi, ritoccare gli equilibri interni alla composizione del governo potrebbe ulteriormente destabilizzare l’esecutivo. A meno che non si trovi una formula nuova che rimetta in gioco nomi e poltrone, con una squadra ancor più aggrappata al premier.
“Se cado”, minaccia Prodi, “farò i nomi”. Lei ne conosce qualcuno?
Non ci sto al toto-killer. Ripeto, siamo più uniti di quanto si pensa e si scrive.
Circola voce che la sforbiciata si abbatterà soprattutto sui ministeri senza portafoglio, come il suo. Si sente in pericolo?
Siamo tutti precari, non solo io. Per quanto mi riguarda poi non sono una attaccata alla poltrona. Ci sono tante altre cose interessanti che potrei fare. Per quanto riguarda invece il ministero che reggo, non credo che nessun governo possa farne a meno. Con le modifiche introdotte al Titolo V della Costituzione (sull’autonomia regionale, ndr) questo dicastero ha un ruolo importante e non abrogabile.
Ovvio che tutti i ministri dicano così del proprio dicastero: importante e intoccabile. Mentre la gente la pensa diversamente. Qualcuno ha detto anche che per l’attuazione del programma di governo basterebbe una segretaria.
Sì, ma ridurre il numero dei ministri non significa per forza ridurre i dicasteri. Si possono sempre fare accorpamenti e assegnarli per delega. E poi è vera un’altra cosa..
Quale?
Che il 90% dei ministri senza portafoglio è retto da donne. Se davvero taglieranno lì, vorrà dire che alle donne toccheranno ruoli di maggior rilievo. Come nel Pd.
Ma il rosa nel futuro partito democratico è piuttosto sbiadito, pare.
Non è vero. Non parlo per la corsa alla leadership, dove c’è solo Rosy Bindi. Parlo delle liste regionali, dove per statuto devono esserci metà uomini e metà donne.
Non si è sentita esclusa, nella diatriba estiva sulla sicurezza, dal dialogo tra amministratori locali (sindaci, governatori, assessori) e il ministro dell’Interno Amato?
E perché avrei dovuto? Sono il titolare degli Affari regionali, non mi occupo di sicurezza. Poi in questo anno e mezzo abbiamo fatto un sacco di altre cose. Ci siamo occupati di federalismo fiscale, di decentramento delle competenze in materia di Catasto, di riordino dei Servizi Pubblici Locali, di montagna.
Quindi avanti così. Fino al panettone?
Avanti così fino alla fine. Varata la Finanziaria, ci occuperemo degli altri nodi: le tasse da abbassare, la crescita da far ripartire, le riforme da varare.
- Giovedì 27 Settembre 2007
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Commenti
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Il 27 Settembre 2007 alle 10:29 Il miglio verde del Governo: ma sarà davvero la Finanziaria a farlo cadere? » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Lanzillotta: Siamo tutti precari. Ma non possono tagliare il mio ministero Panorama Canali Italia Il miglio verde del Governo: ma sarà davvero la Finanziaria a farlo cadere? [...]
Il 27 Settembre 2007 alle 11:23 federaldo18 ha scritto:
Se tutti i componenti del nostro attuale governo avessero veramente a cuore l’interesse di noi cittadini ed un po’ di dignità ed amor proprio, anzichè pensare solo ed esclusivamente prima al loro interesse, saprebbero senz’altro rimettere nelle mani del Presidente della Repubblica il loro mandato e ridare la parola a noi italiani, senza indugio alcuno.
Siamo stanchi di essere considerati solo evasori e di essere sempre più tartassati e controllati come se fossimo dei delinquenti, mentre il buonismo impera a favore degli stranieri anche clandestini.
Il 27 Settembre 2007 alle 16:42 Corrado Buccieri ha scritto:
Questa è un’altra che pur di salvare se
stessa cerca di salvare Prodi.
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