
Una storia criminale lunga almeno trent’anni, fatta di bische clandestine, gioco d’azzardo e scommesse illegali. E chiusa dalla polizia di Milano, che ha arrestato tutti i componenti di una banda attiva, oltre che nel capoluogo lombardo, anche nelle province vicine e direttamente collegata attraverso i suoi capi al clan mafioso catanese dei Cursoti. Il gip Giulia Turri ha emesso 34 provvedimenti di custodia, di cui 9 in carcere e gli altri ai domiciliari. L’accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla gestione di giochi e scommesse senza autorizzazione. Alcuni arrestati sono accusati anche di spaccio di droga.
Lo scenario sembra uscito da un vecchio film sulla Milano di Luciano Lutring e Vallanzasca e invece le ultime immagini raccolte dalla Sezione criminalità organizzata della questura sono di qualche giorno fa. Anche se è proprio seguendo il filo di quegli anni che sono partite le indagini. L’anello di congiunzione è lo storico boss Luigi Miano, detto Jimmy, morto alla fine del 2005. È controllando i suoi movimenti che due anni fa gli investigatori hanno cominciato a tenere d’occhio l’organizzazione.

I successori di Miano, Domenico Zanti e Nestore Fantini, pretendevano dai propri sottoposti, ognuno incaricato di prendere le scommesse e riscuotere i soldi nella sua bisca, un incasso minimo di 3 mila euro a settimana. Alla fine dell’anno i guadagni arrivavano a un milione di euro. Le scommesse clandestine erano raccolte nei punti Snai (la polizia ne ha individuati 15), proprio nella stessa sala in cui si puntava regolarmente sulle corse dei cavalli e sulle partite di calcio. Moltissimi scommettitori preferivano il canale clandestino, perché i guadagni promessi erano più alti ed era possibile giocare anche dopo che la corsa era cominciata.
Le scommesse clandestine si facevano anche all’Ippodromo di San Siro e gli allibratori gestivano un’altra decina di bische in bar e circoli privati, dove si giocava d’azzardo a dadi e a carte. Oltre allo storico ritrovo all’aperto sotto il ponte di via Palmanova. Impossibile stabilire quante persone abbiano puntato e perso riempiendo le casse della banda, che a Milano aveva il monopolio incontrastato del settore. Quello che è certo, visti i guadagni, è che il banco vinceva sempre.
Nel VIDEO girato dalla polizia si vedono i componenti dell’organizzazione che, nascosti dietro una colonna del punto Snai o nell’angolo buio di un locale, contano i soldi e segnano le puntate dei clienti su un taccuino.
- Giovedì 27 Settembre 2007
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