
Nei giorni scorsi il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha chiesto al Consiglio superiore della magistratura il trasferimento del pm catanzarese Luigi De Magistris. La decisione avrebbe motivi solo disciplinari. Per gli ispettori del ministero il magistrato avrebbe gestito il suo ufficio in modo “macroscopicamente inadeguato”: fughe di notizie, decreti di perquisizione con troppe informazioni delicate, un numero eccessivo di interviste. In molti hanno contestato questa versione (centinaia di calabresi sono scesi in piazza per protesta) e hanno sottolineato il presunto conflitto d’interessi di Mastella che risulta coinvolto in un’indagine di De Magistris, l’inchiesta Why not su un presunto comitato d’affari impegnato tra la Calabria e San Marino.
Il ministro, martedì 25 settembre, ha dichiarato in tv che quel fascicolo non c’entra nulla e che anzi il pm potrà proseguire le sue indagini tranquillamente. In procura replicano che, in caso di trasloco, ciò sarebbe tecnicamente impossibile, e che forse Mastella non conosce per intero l’operato dei suoi investigatori.
Infatti mercoledì 19 settembre in una stanza della corte d’appello di Catanzaro gli ispettori del ministro, guidati da Federico De Siervo, hanno ascoltato per l’ennesima volta De Magistris. E gli hanno fatto domande proprio sull’inchiesta Why not (come risulta dal verbale), a cui il pm ha opposto, in più punti, il segreto d’ufficio.
Gli ispettori hanno chiesto anche dettagli sul coinvolgimento di un magistrato della procura nazionale antimafia sotto indagine, del quale conoscevano il nome, protetto in procura dal riserbo. Il pm ha preso atto della conoscenza da parte degli ispettori di atti coperti dal segreto e ha chiesto che venisse messo a verbale che non poteva dare ulteriori informazioni.
Le indagini su Mastella
Non è la prima volta che nell’inchiesta Why not De Magistris parla di pressioni da parte del ministero della Giustizia. Per esempio, a Catanzaro i sostenitori del magistrato fanno notare che, come è già apparso sui giornali, a giugno, dopo la pubblicazione della trascrizione di una telefonata di Mastella con un indagato, Antonio Saladino, il capo di gabinetto del ministro, Stefano Mogini, e il capo dell’ispettorato, Arcibaldo Miller, avrebbero chiamato ripetutamente i vertici della procura catanzarese affinché specificasse che si trattava di una telefonata “penalmente irrilevante”. Dal palazzo di giustizia si sono limitati a dichiarare che il ministro non risultava indagato, ma non sono andati oltre. Anche perché per gli inquirenti quelle chiamate sono, al contrario, utili per le indagini in corso, tanto che, in vista del processo, i magistrati potrebbero domandare al Parlamento l’autorizzazione per l’acquisizione dei tabulati del leader dell’Udeur.
La stessa richiesta potrebbe riguardare altri quattro parlamentari, tutti indagati: il presidente del Consiglio Romano Prodi, il deputato ulivista Sandro Gozi, ex assistente politico a Bruxelles del premier e suo sostituto nella commissione Affari costituzionali, l’onorevole Giuseppe Galati (Udc) e il senatore Giancarlo Pittelli (Forza Italia).
Dunque, come risulta anche da una delle ultime relazioni del consulente tecnico del pm, Gioacchino Genchi, che sta studiando il traffico telefonico degli indagati nell’inchiesta Why not, è sotto esame pure la posizione di Mastella e, in particolare, i suoi rapporti con tre indagati: il costruttore Valerio Carducci, il generale della Guardia di finanza Paolo Poletti e il già citato Saladino, imprenditore vicino alla Compagnia delle opere.
Secondo gli inquirenti catanzaresi Carducci frequenterebbe da tempo il Parlamento, presso cui lavora con società a lui riconducibili, e dal 2006 avrebbe contatti abbastanza frequenti con il ministro che, dopo un po’ di insistenze, gli era stato presentato da Saladino (quando Mastella era ancora un semplice parlamentare). Ovviamente non esiste il “reato di conoscenza”, come sa bene il guardasigilli, che da politico navigato ha un’agenda fittissima di nomi e appuntamenti e per questo De Magistris per andare avanti dovrà far emergere fatti penalmente rilevanti.
Quei soldi a San Marino
Ma a che punto è l’inchiesta catanzarese? Durante le perquisizioni (alcune immotivate, secondo gli ispettori e il tribunale del riesame) sarebbe stato acquisito materiale interessante. In più ci sarebbero nuovi importanti testimoni. Gli accertamenti finanziari su due degli indagati, Pietro Macrì, dirigente di una società di informatica, considerato uomo vicino a Romano Prodi, e il cognato Francesco De Grano, responsabile dei finanziamenti del programma operativo regionale della Calabria, avrebbero messo in evidenza flussi di denaro, considerati sospetti dalla procura, verso San Marino. Movimenti che il pm sta approfondendo con il supporto del consulente tecnico Piero Sagona, ex ispettore della Banca d’Italia, e dei vertici dell’Ufficio italiano cambi. Le indagini si stanno concentrando su una filiale della Repubblica del Monte Titano.
Il memoriale
Nel frattempo si è saputo che il pm De Magistris, per tutelarsi, sta tenendo aggiornato un memoriale (già di circa 400 pagine) in cui annota le pressioni che starebbe subendo da quando ha iniziato, nel 2005, a indagare su presunte lobby affaristiche calabresi e su politici. Parte del materiale è già stato consegnato alle autorità competenti, oltre che, “per sicurezza”, ad amici e consulenti.
Nel dossier il pm descrive le presunte ingerenze, che in alcuni casi considera “penalmente rilevanti”, da parte dei suoi superiori, e l’”isolamento istituzionale” che lo avrebbe colpito da quando ha iniziato a indagare sui poteri forti in Calabria.
Proprio in quel periodo sarebbero iniziate le ispezioni alla procura di Catanzaro e numerosi colleghi (che sarebbero pronti a testimoniare) avrebbero segnalato a De Magistris che gli ispettori, nonostante il mandato generico, chiedevano, fuori verbale, informazioni su di lui.
Per meglio spiegare il clima in cui ha dovuto lavorare per tre anni, De Magistris cita alcuni episodi: per esempio ricorda che prima delle perquisizioni al presidente della Regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Mariano Lombardi, e altri magistrati gli avrebbero consigliato di evitare quel provvedimento visto che “Chiaravalloti lo considerava un pm ostile”.
In un altro capitolo De Magistris si sofferma sull’inchiesta Poseidon che aveva al centro presunti sprechi nella gestione dei fondi Ue per la costruzione di depuratori. Per il magistrato, quando lui e la collega Isabella De Angelis entrano nel vivo dell’indagine, Lombardi e l’aggiunto Salvatore Murone si sarebbero coassegnati il fascicolo, affiancando i due sostituti. Un caso? Per De Magistris, no. Ora la palla passa al Csm.
- Venerdì 28 Settembre 2007

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Commenti
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Il 28 Settembre 2007 alle 12:51 Carlalberto Iacobucci ha scritto:
Il pm catanzarese Luigi De Magistris continua non capitolando. Per quanto mi riguarda, si adopera in maniera certamente corretta.
Il 28 Settembre 2007 alle 14:40 michele.semilia ha scritto:
Palermo-Catanzaro
La ragione delle iniziative di sistema contro il PM De Magistris sta ovviamente nella pericolosità delle sue incheste. In particolare si segnala quella banca d’affari veneto-sicilana, la Nuova Merchant Spa, così ‘vicina’ agli apparati di Nicolò Pollari, così ‘Speciale’ nella frequantazione con il gotha dell’ambasciata e dell’intelligence Usa (Luttwak in primis), così onnipresente attraverso il suo mentore Livolsi nelle più importanti iniziative finanziarie degli ultimi anni: Confimmobiliare, Ricucci e Billè, Sorella Natura, scalate Antonveneta, BNL e RCS.. Inutile parlare poi del rapporto con Sviluppo Italia dove è approdato il nipote di Sergio Mattarella.
Il 1 Ottobre 2007 alle 12:20 Mastella Clemente e la democrazia del blog | Le Arti del Falcone ha scritto:
[...] Successivamente il signor Mastella Clemente confessa che: “Centinaia di commenti […] mi intasano pretendendo che mi vergogni di non so che“. Sicuramente non parla dei miei commenti, che comunque non ha pubblicato. Più avanti l’intasato e coraggioso ministro accusa di codardia Beppe Grillo: non s’è occupato di altro per due settimane. Certo, sarebbe stato difficile dar conto della sua crociata contro un magistrato che ha osato indagare su presunti affari illeciti dello stesso signor Mastella Clemente. [...]
Il 3 Ottobre 2007 alle 10:58 Carcerato di notte, rapinatore di giorno. L’ex br Piancone è un caso politico » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] È un irriducibile brigatista l’uomo arrestato dopo una rapina alla sede centrale del Monte dei Paschi a Siena che stava fruttando 170mila euro. Cristoforo Piancone, 57 anni, membro della direzione strategica delle vecchie Brigate Rosse, era in regime di semilibertà: “Di giorno “dice il suo avvocato Riccardo Vaccaro di Alessandria” mi ha detto che faceva il bidello in una scuola a Torino”. Di sera dormiva nel carcere a Vercelli. Piancone, condannato all’ergastolo per concorso in sei omicidi e due tentati omicidi, imputato per la strage di via Fani e la morte di Aldo Moro, aveva ottenuto la semilibertà dal tribunale di sorveglianza di Torino all’inizio del 2004. Non si era né pentito né dissociato. I giudici, ha detto il ministro dell’Interno, Giuliano Amato commentando lo stato di semilibertà dell’ex brigatista, devono essere “consapevoli di esercitare una responsabilità enorme”. Da Palazzo Chigi si fa sapere che ora: “È opportuno che vengano fatte le verifiche” sul caso dell’ex br Cristoforo Piancone. Sul caso, si sottolinea “si è mobilitato” il ministero della Giustizia. Dure critiche dall’opposizione, con la vice presidente di Forza Italia, Isabella Bertolini, che chiede che il ministro della giustizia Clemente Mastella, “invece di tentare di bloccare la scomoda inchiesta di Catanzaro, mandi immediatamente gli ispettori ministeriali al tribunale di sorveglianza di Torino per comprendere perché Cristoforo Piancone, un pericoloso brigatista condannato all’ergastolo per concorso in sei omicidi e due tentati omicidi, sia stato inopportunamente premiato con la semilibertà”. L’ex brigatista nel corso della rapina alla Banca Montepaschi di Siena ha tentato di sparare a un giovane poliziotto che gli si era parato davanti, ma la sua pistola, una Beretta, si è inceppata: “Se la pistola avesse funzionato” ha affermato il questore di Siena Massimo Bontempi “avrei avuto delle difficoltà a dare spiegazioni ai familiari sul perché fosse libero. Siamo stati fortunati, sarebbe potuto accadere di tutto”. La rapina, che stava fruttando un bottino di 170mila euro poi in gran parte recuperato, è stata compiuta insieme ad un giovane complice, senza l’aiuto di fiancheggiatori: i due hanno parcheggiato davanti all’edificio una moto rubata, si sono fatti dare il denaro e sono fuggiti verso la periferia della città. La Polizia, grazie alla segnalazione di un’agente in borghese, è stata però subito sulle loro tracce, fino alla cattura. Piancone è stato trovato con quattro pistole addosso, non ha fornito le sue generalità agli agenti, e non ha nominato un avvocato. [...]
Il 4 Ottobre 2007 alle 17:42 mephisto ha scritto:
dalla rivista “Criminologia”
Poteri occulti, massoneria, ‘ndrangheta, lobby di corrotti e corruttori, giudici collusi?
BISTICCIO, LA PROCURA INDAGA LA PROCURA
di Prof. Saverio Fortunato
(Specialista in Criminologia Clinica, Docente al Corso di Laurea Scienze Investigazione, Università di L’Aquila)
A Catanzaro c’è un pubblico ministero, Luigi De Magistris che, evidentemente, si ritiene soggetto soltanto alla legge, è convinto che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, applica l’esercizio dell’obbligatorietà dell’azione penale quando si trova davanti ad una notizia di reato. In pratica, è uno che fa onestamente e semplicemente il suo mestiere, così come viene insegnato di fare a tutti gli studenti della facoltà di Giurisprudenza.
Che cosa accade? Sotto le lenti distratte dei mass-media nazionali (impegnati nel fare giornalismo investigativo su dove Manuela Arcuri passa le vacanze o con chi va in ferie Valentino Rossi), ecco che questo semplice magistrato viene fatto oggetto di circa 40 interpellanze parlamentari, per sollecitare una presunta “incompatibilità ambientale” e numerose ispezioni ministeriali. L’obiettivo palese è di scippargli di mano le inchieste. Afferma Luigi De Magistris: “Mirano a dimostrare la mia incompatibilità a svolgere le mie attuali funzioni”. Lo ha dichiarato anche davanti al CSM e lo ha detto in una segnalazione inviata alla Procura di Salerno, competente per territorio. Ha spiegato di una cupola che lega tutti i poteri forti della Calabria e della quale farebbero parte anche fette consistenti della magistratura. Dice De Magistris: “Ritengo che ci siano singoli casi di magistrati collusi e, quindi, la magistratura per essere credibile, deve fare pulizia al suo interno, senza aspettare che si arrivi alla commissione di reati”. Poi aggiunge: “Ritengo che stiano emergendo delle nuove forme di associazioni segrete vietate dalla legge,e nuovi centri di potere occulti che operano con ramificazioni e collusioni molto penetranti all’interno delle istituzioni”.
Per capire ciò che aziona le iniziative ispettive e gli attacchi che subisce De Magistris, è sufficiente sapere quali indagini conduce: intrecci tra massoneria, poteri occulti, politici corrotti e corruttori.
La notizia ultima, che i suoi indagati lo trasformano in indagato, è quella data da “Il Quotidiano della Calabria”, nell’articolo di Fabio Amendolara del 9 agosto a p. 10, col titolo: “Intercettato De Magistris. Le telefonate del pm che indaga sulla Procura di Matera nel fascicolo su carabinieri e giornalisti. Ascoltate anche le chiamate del deputato Belisario, del gip Romaniello e del colonnello Pizzarelli“.
Nel caso De Magistris il Consiglio Superiore della Magistratura potrebbe sia sciogliere il dilemma, archiviando le richieste strumentali di presunta “incompatibilità ambientale”, senza andare per le lunghe sia garantire l’assenza di abusi di potere della Procura che indaga sulla Procura. Anche la Procura di Salerno, sollecitata per competenza territoriale, dovrebbe darsi una mossa.
In assenza di ciò, l’episodio dell’inchiesta che produce la controinchiesta, l’indagine scippata che passando di mano rischia di andarsene in alto mare, le ripetute ispezioni ministeriali e compagnia cantando, mettono in scena un meccanismo politico-giudiziario inquietante, in base a cui: chi indaga diventa indagato; l’indagine innesca la controindagine; la procura indaga su un’altra procura e alla fine diventa incomprensibile chi rappresenta legittimamente la giustizia.
Per fare un paragone astratto, è come se un carabiniere che intende arrestare un poliziotto corrotto, quest’ultimo s’ingegna per arrestarlo per primo e gli rivolge contro la stessa accusa. Come la mettiamo? Dobbiamo capire qual è l’arresto legittimo e qual è l’abuso di potere? Che cosa accade se ogni poliziotto sospettato arresta il carabiniere che lo sospetta o viceversa? Ovvero, se ogni magistrato indagato apre fascicoli e indaga contro il suo indagatore? In questo meccanismo da corto circuito c’è in ballo non tanto il singolo magistrato onesto, ma la fiducia nella democrazia e nell’intero sistema giudiziario.
Il 5 Ottobre 2007 alle 13:46 Attacco tv a Fort Mastella. Prodi non vede ma boccia De Magistris e Forleo » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] ‘’Ho letto i resoconti sulla trasmissione Anno Zero. Mi sembra che non vi si possa riscontrare nulla della serietà, della professionalità e dell’appropriatezza che dovrebbe avere una trasmissione che riguarda la giustizia’’. Lo afferma il presidente del Consiglio, Romano Prodi, a proposito della puntata dedicata alla vicenda De Magistris. Fin qui l’Ansa. Che dire? Quanto meno che appare singolare come ci si possa sbilanciare in giudizi tanto severi, impegnativi e definitivi sulla base di “resoconti”. Tanto più da parte di chi ha la responsabilità del governo. [...]
Il 9 Ottobre 2007 alle 12:01 De Magistris: il Csm decide di non decidere. Mastella perde il primo round » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Ha vinto lui, il pm di Catanzaro Luigi De Magistris? Ha vinto la piazza (quella vera e quella mediatica) che lo difende e lo venera come un eroe? Di sicuro non ha vinto il Guardasigilli, Clemente Mastella: la sua richiesta urgente di trasferimento cautelare d’ufficio del pm di Catanzaro Luigi De Magistris e del suo capo Mariano Lombardi può aspettare. Il Csm deciderà solo il 17 dicembre, perché il ministro della Giustizia ha aggiunto solo nelle ultime ore altre carte alle carte d’accusa. Nella delibera si legge che “il tribunale dei giudici” del Csm ha rinviato la decisione preso atto che “dopo aver richiesto il 20 settembre scorso il provvedimento cautelare il Guardasigilli ha fatto pervenire ulteriore documentazione e in data 4 ottobre ha comunicato di avere esercitato l’azione disciplinare per nuovi fatti; preso atto della richiesta di rinvio avanzata sia dalla procura generale che dalle difese, rilevato a seguito della originaria richiesta ministeriale, prima di ogni decisione sull’acquisizione di ulteriore documentazione delle contestazioni per le quali ha chiesto il trasferimento, è indispensabile attendere le determinazioni della Procura generale”. A premere perchè il rinvio non fosse solo di qualche giorno (la difesa di De Magistris, in particolare, aveva chiesto 5 giorni di tempo) è stato fin dalle prime battute dell’udienza proprio il rappresentante dell’accusa, il sostituto pg della Cassazione Vito D’Ambrosio: gli atti sono tanti e vanno esaminati con attenzione, il caso è delicato, in ballo c’è la richiesta di un provvedimento cautelare, il trasferimento d’ufficio urgente, ha fatto presente. Richiesta accolta. Il fatto è che quando Clemente Mastella ha iniziato l’azione disciplinare il 20 settembre, chiedendo un provvedimento cautelare di allontanamento, ha documentato le sue accuse facendo riferimento solo alla gestione dell’inchiesta sulle “toghe lucane” di De Magistris, mentre il 4 ottombre ha comunicato di aver esercitato l’azione disciplinare per “nuovi fatti” che riguardano altre due inchieste iniziate dal pm: la “Poseidone” (che poi gli è stata sottratta da Lombardi) e la “Why Not”, nella quale è indagato il premier Romano Prodi e il cui principale indagato. Le nuove carte arrivate dalla prima Commissione del Csm (dove sono in corso già altri procedimenti su De Magistris) sono tante: 6 grossi faldoni, circa 5mila pagine: una valanga di nuove accuse, proprio nel bel mezzo delle polemiche sulla rovente trasmissione Annozero di Michele Santoro, che hanno già fatto parlare di un possibile rinvio. Certo, non si prevedevano 2 mesi e mezzo di attesa, ma al Csm si sostiene che il 17 dicembre è la “prima data utile”. Ma la decisione di oggi lascia impregiudicato il possibile sbocco della vicenda. Studiati a fondo i documenti, il 17 dicembre il rappresentante dell’accusa si presenterà in udienza chiedendo di confermare o meno la richiesta di trasferimento d’ufficio urgente, oppure di rifiutare quest’ultima ma di procedere con l’esame nel merito dell’azione disciplinare vera e propria. Intanto, De Magistris continuerà a lavorare “alacremente” alle sue inchieste, forte del sostegno dei cittadini: fuori dal Csm, il magistrato è stato accolto dagli applausi di alcuni giovani giunti dalla Calabria per sostenerlo. [...]
Il 10 Ottobre 2007 alle 11:49 CATANZARO - CSM, RINVIO PER NUOVA AZIONE DISCIPLINARE « CALABRIA MEDIA - LA LIBERTA’ DELLA NOTIZIA ha scritto:
[...] Ha vinto lui, il pm di Catanzaro Luigi De Magistris? Ha vinto la piazza (quella vera e quella mediatica) che lo difende e lo venera come un eroe? Di sicuro non ha vinto il Guardasigilli, Clemente Mastella: la sua richiesta urgente di trasferimento cautelare d’ufficio del pm di Catanzaro Luigi De Magistris e del suo capo Mariano Lombardi può aspettare. Il Csm deciderà solo il 17 dicembre, perché il ministro della Giustizia ha aggiunto solo nelle ultime ore altre carte alle carte d’accusa. Nella delibera si legge che “il tribunale dei giudici” del Csm ha rinviato la decisione preso atto che “dopo aver richiesto il 20 settembre scorso il provvedimento cautelare il Guardasigilli ha fatto pervenire ulteriore documentazione e in data 4 ottobre ha comunicato di avere esercitato l’azione disciplinare per nuovi fatti; preso atto della richiesta di rinvio avanzata sia dalla procura generale che dalle difese, rilevato a seguito della originaria richiesta ministeriale, prima di ogni decisione sull’acquisizione di ulteriore documentazione delle contestazioni per le quali ha chiesto il trasferimento, è indispensabile attendere le determinazioni della Procura generale”. A premere perchè il rinvio non fosse solo di qualche giorno (la difesa di De Magistris, in particolare, aveva chiesto 5 giorni di tempo) è stato fin dalle prime battute dell’udienza proprio il rappresentante dell’accusa, il sostituto pg della Cassazione Vito D’Ambrosio: gli atti sono tanti e vanno esaminati con attenzione, il caso è delicato, in ballo c’è la richiesta di un provvedimento cautelare, il trasferimento d’ufficio urgente, ha fatto presente. Richiesta accolta. Il fatto è che quando Clemente Mastella ha iniziato l’azione disciplinare il 20 settembre, chiedendo un provvedimento cautelare di allontanamento, ha documentato le sue accuse facendo riferimento solo alla gestione dell’inchiesta sulle “toghe lucane” di De Magistris, mentre il 4 ottombre ha comunicato di aver esercitato l’azione disciplinare per “nuovi fatti” che riguardano altre due inchieste iniziate dal pm: la “Poseidone” (che poi gli è stata sottratta da Lombardi) e la “Why Not”, nella quale è indagato il premier Romano Prodi e il cui principale indagato. Le nuove carte arrivate dalla prima Commissione del Csm (dove sono in corso già altri procedimenti su De Magistris) sono tante: 6 grossi faldoni, circa 5mila pagine: una valanga di nuove accuse, proprio nel bel mezzo delle polemiche sulla rovente trasmissione Annozero di Michele Santoro, che hanno già fatto parlare di un possibile rinvio. Certo, non si prevedevano 2 mesi e mezzo di attesa, ma al Csm si sostiene che il 17 dicembre è la “prima data utile”. Ma la decisione di oggi lascia impregiudicato il possibile sbocco della vicenda. Studiati a fondo i documenti, il 17 dicembre il rappresentante dell’accusa si presenterà in udienza chiedendo di confermare o meno la richiesta di trasferimento d’ufficio urgente, oppure di rifiutare quest’ultima ma di procedere con l’esame nel merito dell’azione disciplinare vera e propria. [...]
Il 13 Dicembre 2007 alle 8:34 giovannifalcone ha scritto:
CONFLITTO ISTITUZIONALE
“LA LIBERTA’ E L’INNOCENZA NON HANNO NULLA DA TEMERE DALLA PUBBLICA INDAGINE A CONDIZIONE CHE REGNI LA LEGGE E NON L’UOMO” (Maxmilien ROBESPIERRE, XIX Secolo).
Introduco il ragionamento di oggi partendo dal bellissimo motto di Robespierre, appassionato ed intransigente statista francese di sani principi democratici, che ha dovuto adattare l’esercizio del potere ad una emergenza rivoluzionaria, tanto da finire egli stesso giustiziato.
Oggi, per nostra fortuna, il nostro Paese vive in una democrazia da oltre mezzo secolo, uno Stato di diritto, sicuramente immune da rigurgiti o pericoli di stampo dittatoriale di vecchia memoria.
Detto questo, passiamo ai fatti del giorno, anzi del mese!!!
Abbiamo da un lato un Sostituto Procuratore della Repubblica del Tribunale Ordinario di Catanzaro che, nel recente periodo ha avviato poderose inchieste giudiziarie nell’ambito di finanziamenti pubblici per svariati miliardi di euro - nazionali ed europei – destinati alla sviluppo della terra di Calabria.
Le inchieste sembrano diverse, parimenti importanti, quasi tutte provenienti o riguardanti la pericolosa commistione di interessi pubblico/privato che, come spesso accade, forse in modo illecito, registra il coinvolgimento di Apparati e figure Istituzionali.
Dall’altro, troviamo il Ministro della giustizia e, sembra anche il Capo del Governo in carica, coinvolto nell’indagine con gravi ipotesi accusatorie (abuso d’ufficio, truffa ai danni dello Stato e finanziamento illecito ai partiti) che richiede al Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) il trasferimento d’urgenza del magistrato inquirente.
Gli elementi d’accusa, sarebbero emersi nel corso di lunghe intercettazioni telefoniche, regolarmente autorizzate su utenze di imprenditori e amministratori pubblici calabresi durante frequenti e disinvolte “chiacchierate” con i politici nazionali.
Ora alla luce delle posizioni rispettivamente evidenziate, troviamo l’Ufficio Inquirente che parla di “clima torbido e complotto massonico”, nel mentre il Guardasigilli afferma “di essere tranquillo e di non aver mai preso una lira”.
Con l’intento solo teorico di calmare le acque fin troppo agitate, interviene il Procuratore Generale della Repubblica dello stesso Tribunale che avoca l’inchiesta, ritenendone la competenza del Tribunale dei Ministri.
Lo spettacolo complessivo, anche sulla base delle numerose ed ininterrotte comparsate televisive è decisamente mediocre, direi avvilente.
Auspico la conclusione dell’attività investigativa nel modo più naturale possibile, restituendo il fascicolo all’originario Ufficio Inquirente e rimettendo, nel merito, l’esame critico ai competenti Uffici giudicanti, nel tentativo di ritrovare quella necessaria serenità Istituzionale.
Nello stesso tempo, a parere dello scrivente e con separata trattazione, dovranno attivarsi le necessarie procedure per rilevare, le gravi disfunzioni comunque emerse nella gestione dell’indagine, a cominciare dalla sistematica “Fuga di notizie” di atti e fatti coperti dal segreto istruttorio proprio delle indagini preliminari.
Al contrario, continuando di questo passo si andrà incontro ad un ennesimo polverone di “malagiustizia” di cui sia i diretti interessati ma soprattutto l’intero Paese ne farebbe volentieri a meno.
Bari, 23 ottobre 2007
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