Un tesoro di oltre 2 miliardi di euro è nascosto negli uffici giudiziari. Qualcosa come 200 mila sentenze di condanna al pagamento di multe, ammende e spese processuali emesse negli ultimi dieci anni. Ma, quando va bene, lo Stato riesce a riscuoterne solo il 4-5 per cento. Si tratta di ingiunzioni, pignoramenti, sequestri a imputati che non hanno nulla da perdere o sono irreperibili. O di condanne fino a 3 mesi di carcere convertite in denaro, o di reati fiscali, ambientali, relativi alla sicurezza sul lavoro: il condannato evita la galera in cambio di 38 euro al giorno. Per sbloccare l’ingranaggio il ministro della Giustizia Clemente Mastella si è affidato a una commissione presieduta da Francesco Greco, uno dei pm del pool della procura di Milano. È stato proprio Greco a suggerire al ministro la caccia al tesoro e la commissione, istituita a maggio scorso, a fine ottobre dovrebbe presentare le proposte.
“Il primo passo è stabilire quanti siano i crediti esigibili” sottolinea Giuseppe Cascini, pm di Roma, tra i componenti della commissione. La soluzione sarebbe affidarsi alla Equitalia, società pubblico-privata che si occupa anche della riscossione delle tasse, “ma prima sarebbe inutile” ammette Cascini “tentare di incassare da chi risulta senza reddito, è latitante o è clandestino”.
La commissione ha chiesto al ministero di far confluire tutte le sentenze in un ufficio centrale in modo da selezionare le procedure. “Senza questo sforzo organizzativo” dice Cascini “non si va da nessuna parte”. Con i primi incassi la società di riscossione potrebbe anche autofinanziarsi.
La commissione sta studiando anche come introdurre una cauzione per chi vuole impugnare sentenze e ordinanze: 500 euro per fare appello, anche al tribunale della libertà , e 1.000 per ricorrere in Cassazione. Una legge sulla quale sta lavorando Piercamillo Davigo, pm di Milano anche lui in commissione. Un modo per scoraggiare ricorsi inutili e per garantire in futuro il pagamento delle spese processuali.
Se il ricorso è respinto e l’imputato condannato alle spese, la giustizia trattiene la cauzione. In caso di accoglimento le somme vengono restituite. Un’idea che non piace però a quattro dei cinque professori universitari in commissione. “La cauzione a garanzia delle spese, prevista in passato nel processo civile, è stata dichiarata incostituzionale nel 1960. A maggior ragione non c’è spazio nel processo penale, dove la tutela del ricorso alla giurisdizione è fondamentale”. Resta un mese per sciogliere i nodi.
- Lunedì 1 Ottobre 2007

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