Welfare: perché la sinistra vuol mollare Prodi

Romano Prodi e Fausto Bertinotti
Secondo Guglielmo Epifani “soltanto il sì al referendum sul welfare può salvare questo governo”. Giusto. Ma paradossalmente il sì nella consultazione (che si terrà tra l’8 e 10 ottobre) potrebbe anche accelerarne la caduta. E’ ancora il segretario della Cgil ad aggiungere: “Se il voto nelle fabbriche approverà il protocollo su welfare e pensioni, è ovvio che quell’accordo dovrà restare così come è”. Ma ora è l’estrema sinistra - non solo qualche testa calda come i senatori Rossi e Turigliatto, ma adesso l’intero vertice di Rifondazione, e personalmente Fausto Bertinotti - a chiedere che il patto venga ridiscusso. A sostenere che la politica sociale non può essere delegata esclusivamente ad accordi tra palazzo Chigi e sindacato, “perché le confederazioni non rappresentano più gli interessi dei più deboli,, degli esclusi, dei precari”. Ed anche tra gli operai, Rifondazione e Pdci sono convinti che in alcune fabbriche, a cominciare da Mirafiori, saranno più i no che i sì.

Che cosa prevede il famoso protocollo, che Prodi venerdì notte ha lasciato fuori dalla Finanziaria proprio per non rompere con la sinistra? Racchiude gli accordi raggiunti su pensioni, lavoro, competitività e giovani. Pensioni a parte, è proprio tutto il resto a non andare giù a Bertinotti, a Franco Giordano, a Oliviero Diliberto ed ai loro partiti, ma soprattutto al loro bacino elettorale. Volevano una riforma radicale della legge Biagi e hanno ottenuto solo qualche ritocco. Chiedevano misure che incoraggiassero le aziende a concedere aumenti contrattuali per la paga base degli operai, e invece c’è la detassazione degli straordinari. Quanto ai giovani, l’intesa prevede sgravi per lavori flessibili che fanno a botte con l’aumento dei contributi per i precari.

Insomma, dal loro punto di vista i partiti massimalisti tutti i torti non li hanno. Ma la battaglia più che sui principi si combatte sui calcoli elettorali. Fino a questo punto Rifondazione e Pdci hanno sostenuto Prodi, convinti che questo governo fosse il male minore. Adesso, anche in seguito all’ondata di antipolitica e di grillismo, la sinistra estrema sta ragionando se non gli convenga recuperare la propria autonomia, cioè tornare all’opposizione e cavalcare la protesta e il disagio sociale. Per di più teme, l’estema sinistra, che il Partito democratico la tagli comunque fuori da futuri esperimenti di governo.

Anche i sondaggi sono impietosi, sia per Rifondazione sia per la verità per il Pd. Protesta e grillismo colpiscono soprattutto a sinistra. Ma mentre Veltroni e alleati un futuro comunque ce l’hanno, anche all’opposizione, la sinistra radicale teme l’isolamento. E allora, se la nave di Prodi deve affondare, meglio aggrapparsi alle barricate che andar giù con il Professore e con Padoa-Schioppa.

Commenti

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Il 1 Ottobre 2007 alle 16:11 Corrado Buccieri ha scritto:

Perchè hanno capito che Prodi con la
scusa del nuovo PD,vuole creare un grosso centro tipo “Ex DC” e rimettere
la sinistra all’angolo.Logicamente
prima che questo accada,dovranno cercare un rimedio e solo questo potrebbe farlo cadere dal governo,altrimenti durerà per tutta la
legislatura.

Il 1 Ottobre 2007 alle 21:46 pasmes ha scritto:

In questa vicenda la Sinistra finirà per perdere definitivamente l’ultimo briciolo di credibilità rimasta.
Se è vero, come dicono loro, che alcune delle attuali richieste (tipo l’abolizione dello scalone, la riforma della legge Biagi e altro) erano state concordate e sottoscritte da tutti i partiti dell’attuale governo di Centro-Sinistra, in sede di approvazione del programma, non si spiega e non si giustifica come possano continuare a sostenere un governo che non è disposto a mantenere fede agli impegni presi. L’attaccamento alle poltrone deluderà le aspettative dei loro sostenitori che si riterranno traditi.
Io credo che i partiti di Sinistra, i Verdi ecc., per le cose che dicono e per come le dicono, per essere coerenti e credibili, non possono partecipare direttamente alle coalizioni di governo, a meno che non raggiungano da soli la maggioranza dei voti, perché il loro radicalismo non è mediabile con ideologie moderate.
Anche il Sindacato ne pagherà le conseguenze, perché molti lavoratori hanno mostrato di non voler più tollerare la loro disponibilità ad assecondare e sottoscrivere pastette con i governi nei quali vi sia una forte presenza di partiti di sinistra, (scambio di favori) a danno dei lavoratori. Anche se i tre segretari riusciranno a strappare il sì della maggioranza dei lavoratori alla ratifica dell’accordo sul welfare, già sottoscritto con il governo, il forte scontento interno continuerà a covare e ingigantire, con quali conseguenze, nessuno è in grado di prevedere.

Il 2 Ottobre 2007 alle 11:51 luanmagi ha scritto:

la sinistra deve recuperare la sua funzione sociale. meglio soli che mal accompagnati

Il 3 Ottobre 2007 alle 14:17 Carlalberto Iacobucci ha scritto:

Chi non mollerebbe Prodi ?

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