Salvatore Garritano è stato un buon giocatore di calcio, di quelli che si posso ritrovare, con un po’ di nostalgia, nelle figurine Panini. Ha indossato le maglie della Ternana, la squadra che lo ha lanciato, ma soprattutto del Torino, dove vinse uno scudetto nella stagione 1975-76. Poi le casacche sono cambiate e la popolarità dell’attaccante calabrese, classe 1955, è scemata.
Come per tanti comprimari non si è più sentito parlare di lui, fino a poche settimane fa quando Garritano, dalle pagine del Quotidiano della Calabria, ha lanciato un’accusa pesante parlando della sua malattia: la leucemia: “Il mio male potrebbe essere dovuto a quello che ci iniettavano quando giocavamo”. Una dichiarazione che ha fatto e fa discutere molto, visto che non è Garritano il primo ex calciatore a fare affermazioni simili.
Basti ricordare Carlo Petrini, che fu suo compagno di squadra e che da anni scrive libri sul lato oscuro del “dio pallone”, ma anche Ferruccio Mazzola, fratello del più noto Sandro, che mise sotto accusa la grande Inter di Elenio Herrera parlando di “pasticche nel caffè”.
Garritano ha così raccontato al giornale la sua esperienza sportiva costellata anche dal (presunto) doping: “Nel corso della mia carriera venivo sottoposto a punture, come i miei compagni. E questo accadeva in tutte le squadre”, ha detto Garritano che poi ha citato anche la sostanza che assumevano: il Micoren.

Intanto in molti si sono mobilitati per dare una mano all’ex centroavanti. Ciccio Graziani, al quale Garritano al Toro faceva da riserva, per esempio ha messo su Ebay alcune maglie della Roma, tra cui quella di capitan Totti. Insieme a Graziani anche il quotidiano Il Romanista e Rino Gattuso, calabrese come Salvatore: sono riusciti a raccogliere 8590 euro.
Le parole di Garritano hanno, però, fatto alzare le orecchie alla procura di Torino. Il pubblico ministero, Raffaele Guariniello, vuole vederci chiaro e allargare il fascicolo aperto anche ad altri giocatori che a fine carriera hanno denunciato gli stessi seri problemi. Anche perché Garritano ha vestito varie maglie: Fiorentina, Genoa, Pisa, Sampdoria. Tutte squadre nelle quali, secondo la procura, ricorrono le medesime tristi vicende.
Intanto per Salvatore Garritano, che vive con una pensione di 1.400 euro e che a fatica riesce a pagarsi le spese delle cure, si sono aperte le porte del Torino Calcio.
Il presidente Urbano Cairo gli ha offerto un posto da osservatore della società per le regioni del Sud d’Italia. Una possibilità in più per Salvatore, che oggi sta giocando la partita più dura della sua vita.
- Martedì 2 Ottobre 2007
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Commenti
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Il 2 Ottobre 2007 alle 13:46 Dal Monte: il doping è come il fumo, gli atleti sanno cosa prendono » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Doping minore, il caso Garritano fa alzare le antenne a Guariniello [...]
Il 21 Novembre 2007 alle 12:54 Class action, la svolta per i consumatori frenata dai tempi della giustizia » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Truffe con strumenti finanziari, bollette, tariffe. E ancora inquinamento, effetti collaterali dei farmaci, disservizi. Ecco alcuni casi in cui le persone danneggiate potrebbero iniziare un’azione collettiva per il risarcimento, una class action: lo prevede un emendamento al disegno di legge della finanziaria approvato la settimana scorsa in Senato. Che potrebbe diventare legge con il voto previsto per il mese prossimo. Sono due i soggetti legittimati a chiedere un’azione collettiva: le associazioni dei consumatori riconosciute a livello nazionale e i gruppi che saranno indicati dal ministro della Giustizia e dal ministro per lo Sviluppo economico. “La class action deve far parte della cassetta degli attrezzi di uno Stato moderno, ma è anche legata al funzionamento complessivo della nostra macchina giudiziaria: si rischia comunque l’inefficienza per i tempi lunghi della giustizia” osserva Donato Masciandaro, professore di economia politica all’università Bocconi. Che succederebbe se i consumatori potessero richiedere insieme i rimborsi ? Ipotizza il procuratore capo di Parma Gerardo La Guardia: “Nei casi Parmalat e Cirio potrebbe non esserci la parte civile. Quella della class action, infatti, è una norma di carattere processuale e potrebbe essere retroattiva. Nei procedimenti in corso, quindi, le richieste di risarcimento si potrebbero spostare dalla sede penale a quella civile”. Con una riduzione dei tempi della giustizia. “Un’azione collettiva renderebbe meno necessario il ricorso al giudice penale, come già accade negli Stati Uniti” sottolinea Raffaele Guariniello, procuratore aggiunto a Torino. Potrebbe essere utile nelle truffe sul prezzo del latte in polvere o sui farmaci. È uno strumento in più per la difesa dei diritti. “Basta ricordare alcuni casi della recente storia italiana” dice Francesco Ferrante di Legambiente “come l’ esposizione di persone all’amianto, alla diossina a Seveso, al policloruro di vinile a Porto Marghera. Ora potrebbero essere affrontati con una class action”. Altri eventi recenti dimostrano l’esigenza di azioni collettive per i rimborsi. A Napoli dodici case di cura hanno fatto causa all’Asl Napoli 1 per il ritardo nei pagamenti delle prestazioni erogate negli ultimi anni. In Toscana un giudice del lavoro ha dato torto alla Cassa di risparmio di Prato perché non ha calcolato, ai fini dell’avanzamento di carriera, i periodi di assenza per maternità facoltativa: il ricorso è stato presentato da un gruppo di dipendenti dell’istituto di credito. [...]
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