
È sempre qustione di numeri. Pochi numeri: due, tre. Stavolta anche meno, uno. Per un voto infatti la maggioranza si salva a Palazzo Madama sulla vicenda Visco-Speciale con 156 sì, 157 no e un astenuto. L’aula ha bocciato la mozione della Cdl (primo firmatario l’udc D’Onofrio) che impegnava il governo “a trasformare in permanente la revoca al viceministro Visco delle competenze relative alla Guardia di Finanza” e ad invitare lo stesso Visco “a rassegnare le dimissioni da viceministro dell’Economia e delle Finanze”.
E, anche stavolta, i senatori a vita (Emilio Colombo e Rita Levi Moltancini) sono determinanti. Anche perché in Aula si registra un’assenza pesante: quella del Guardasigilli Clemente Mastella (oltre a quelle di Franco Turigliatto, Sincistra Critica, e Stefano Zuccherini del Prc).
Tutto finisce dunque come doveva finire: senza colpi di scena, senza spallate, senza nessun fatto nuovo. Ma il Visco-day al Senato, oltre ad essere la solita, lunga maratona di fibrillazioni e di malesseri nella maggioranza, di urla e di insulti dall’opposizione, finisce per essere anche una cartina di tornasole di molte delle tensioni che agitano l’Unione.
A far notare, per chi non l’avesse capito, che la mancanza in Aula di Mastella è molto significativa, ci pensa - con ironia - Cesare Salvi, di Sinistra democratica: “Spero che gli vada meglio a Porta a porta, rispetto a Ballarò, perché solo un trionfo in Tv può giustificare la sua assenza…”. Dai tabulati della seduta risulta che il Guardasigilli era in missione al primo voto, quello sulla mozione unitaria della Cdl e presente solo al terzo, l’ultimo, sull’ordine del giorno a firma di Calderoli su Visco e i veneti.
Dopo la bocciatura della mozione del centrodestra, illustrata e difesa dal primo firmatario Francesco D’Onofrio, il presidente del Senato Franco Marini è costretto a sospendere l’aula per le urla e le contestazioni provenienti dai banchi del centrodestra.
E Alleanza Nazionale espone anche uno striscione con scritto: “Visco: giù le mani dalla Guardia di Finanza”. Tutta l’opposizione riprende il filo della polemica sui senatori a vita e il capogruppo di Forza Italia Renato Schifani osserva che “i senatori Colombo e Montalcini, senza mandato elettorale si sono assunti la responsabilità di salvare ancora una volta il governo Prodi, di salvare un viceministro che è stato censurato e condannato politicamente dalla Procura di Roma”.
Ma il caso, intima D’Onofrio, “non si chiude qui”.
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Commenti
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Il 5 Ottobre 2007 alle 13:46 Attacco tv a Fort Mastella. Prodi non vede ma boccia De Magistris e Forleo » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il Guardasigilli è da tempo finito nel tritatutto mediatico-televisivo. Forse, anzi probabilmente, senza troppe colpe dirette. Magari ha peccato di ingenuità per essersi prestato al gioco, ma neppure questo è il punto. Il punto è che Mastella è decisivo per la sopravvivenza del governo, e dunque Prodi lo difende a priori. Così come, sempre a priori, rassicura Antonio Di Pietro che vorrebbe far fuori Vincenzo Visco, o Lamberto Dini che farebbe a fette l’estrema sinistra e i sindacati. Salvo poi ripetere lo stesso copione, con le battute al rovescio, con Visco, sindacati ed estrema sinistra. Non con i magistrati, però. Quelli sembrano improvvisamente diventati figli di nessuno. Non stanno a cuore al governo e alla maggioranza di sinistra, dal momento che indagano su alcuni pezzi grossi dell’Unione , così come fino a poco tempo fa si erano dedicati al centrodestra. E infatti i De Magistis e le Forleo, non stanno a cuore neppure all’opposizione, in nome del garantismo. Perfino il Csm, organo lottizzato di autogoverno della magistratura, sembra non sapere più che pesci prendere: lunedì dovrebbe decidere se togliere o meno a De Magistris l’indagine sulle collusioni tra toghe, politici e business in Basilicata e Calabria. Ma il Csm guidato da Nicola Mancino, ex maggiorente della Dc, ha già detto che magari dovrà prendersi un rinvio. [...]
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