Università: il dna svelerà chi ha manomesso i test di medicina di Catanzaro

Gli edifici del campus universitario di Germaneto, a Catanzaro

La pista più calda è anche la più sorprendente: chi ha rubato i questionari dei test d’ingresso alla facoltà di medicina di Catanzaro potrebbe avere agito non per soldi ma in cambio di favori sessuali. L’attenzione degli inquirenti della procura calabrese non si sta concentrando, però, sui professori, bensì sul personale non docente che aveva il compito di sorvegliare i plichi. A metà settembre il ministero dell’Università aveva annullato i test a causa della scomparsa di quattro plichi con i questionari (due a medicina generale, uno a odontoiatria e uno a veterinaria), sparizione denunciata dal rettore dell’università calabrese Francesco Saverio Costanzo.

Un mese dopo la soluzione del caso sembra vicina e, come nei casi di cronaca più eclatanti, scendono in campo i carabinieri del Ris, il Raggruppamento investigazioni scientifiche. Questa volta quelli di Messina, guidati dal maggiore Sergio Schiavone. Gli investigatori calabresi hanno inviato nei laboratori siciliani i nastri adesivi che tenevano chiusi gli scatoloni, aperti prima delle prove per sottrarre le buste sigillate. I tecnici dello Stretto effettueranno i cosiddetti accertamenti irripetibili entro una decina di giorni per scoprire se il colpevole del furto abbia lasciato tracce biologiche (quindi dna) e le proprie impronte digitali sullo scotch. In caso affermativo le confronteranno con quelle dei sospettati.

Intanto le indagini, coordinate dal pm catanzarese Salvatore Curcio, uno dei massimi esperti nella lotta alla ‘ndrangheta e al narcotraffico internazionale, proseguono, anche in direzioni diverse dalla pista di natura sessuale. I reati ipotizzati sono numerosi: dall’appropriazione indebita al peculato, dal furto alla truffa ai danni dello Stato. Nei giorni scorsi i carabinieri del Nucleo operativo del comando provinciale di Catanzaro, comandati dal maggiore Enrico Maria Grazioli (che con Curcio collabora anche in altre inchieste), hanno visitato la sede bolognese del consorzio interuniversitario Cineca, che aveva il compito di distribuire a livello nazionale i test, e hanno verificato che un sofisticato sistema di controllo a base di sensori elettronici esclude errori nel riempimento delle buste. Per gli inquirenti, dunque, il furto è avvenuto nel viaggio dei questionari dall’Emilia alla Calabria o, più probabilmente, durante la sosta degli scatoloni in una sede universitaria catanzarese poco protetta.

Gli investigatori stanno vagliando la posizione del personale non docente (una decina di persone) incaricato del ritiro e della consegna dei plichi. Tra loro potrebbe trovarsi il colpevole o almeno un complice. Le indagini di Curcio e dei suoi collaboratori hanno messo in evidenza che i test d’ingresso a Catanzaro assomigliano sempre più a un suq. Alle prove erano iscritti tutor che seguivano gli allievi fra i banchi e intere famiglie (sembra ci fosse qualche medico) che scortavano i giovani parenti in aula, pronti a dare tutto l’aiuto possibile. Risultato: molti candidati con lo stesso cognome erano seduti vicini (i posti erano stati assegnati seguendo l’ordine alfabetico).

Qualche docente della commissione di controllo ha provato a opporsi, non senza spiacevoli conseguenze. Per esempio un ispettore ha fatto sedere distanti un fratello e una sorella e poi ha ritirato il compito alla ragazza perché trovata in possesso delle risposte manoscritte di un altro candidato. “In qualunque altra parte d’Italia sarebbe finita lì” spiega P. D. , uno dei due commissari che ha denunciato il fatto. E invece, a fine prova, i due chirurghi sono stati attesi fuori dall’aula da una macchina scura, a bordo della quale c’erano i due fratelli finiti nel mirino durante il test. Dall’auto sono scesi il maschio e un altro ragazzo e hanno minacciato i docenti in dialetto (”Ve la facciamo pagare”; “Non dormite tranquilli”), poi hanno colpito la macchina a pugni. “Purtroppo questo è il sintomo del clima sociale che regna nella nostra regione” conclude P. D.
Il 17 ottobre la prova verrà ripetuta. In procura sperano, per quel giorno, di aver risolto il caso. E che l’atmosfera sia diversa.

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 22 Ottobre 2007 alle 9:23 Stipendi di domani: ecco quanto conta dove ci si laurea oggi » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Laurearsi a Torino paga più che alla Luiss. A Verona e Alessandria più che alla Cattolica di Milano. E, scandalo dei test di ammissione a parte, studiare a Bari garantisce uno stipendio migliore rispetto a una tesi discussa a Genova o alla Sapienza di Roma. La classifica stupisce, ma è scientifica. Redatta da due professori universitari che, volendo dare un voto alla qualità dell’insegnamento, si sono messi a calcolare lo stipendio dei laureati nei diversi atenei. “A differenza di altri paesi, da noi non esiste alcuna definizione di qualità, né una suddivisione comunemente accettata tra università d’élite e non” spiega Lorenzo Cappellari, docente di economia politica alla Cattolica di Milano. “Con questa indagine ci siamo concentrati sugli effetti dell’istruzione sul salario dei neolaureati, rivelatori di come il mercato interpreta la qualità della loro preparazione”. Lo studio considera soltanto gli atenei con più facoltà, escludendo politecnici e università come Iulm e Bocconi, ma le sorprese non sono poche. Al top della graduatoria si colloca Torino, che rispetto al valore minimo (quello dell’Università di Campobasso) esprime una differenza di salario del 130 per cento. Al secondo posto c’è Verona (126 per cento) e al terzo l’Università del Piemonte Orientale (125). Cattolica e Statale di Milano si devono accontentare di quarto e quinto posto. E prima di arrivare alla Luiss di Roma bisogna passare per Trieste e Bergamo. La classifica dice inaspettatamente che studiare a Ferrara (quindicesima a 99 per cento) favorisce il reddito più che una laurea a Bologna o Venezia (sedicesime a 87, insieme con Siena). E che l’università di Napoli Orientale (78 per cento) vince sulle romane. I laureati all’Università di Roma III hanno infatti stipendi pari al 72, la Sapienza al 60 per cento e l’Università di Tor Vergata soltanto al 55,5 per cento. Queste ultime sono superate dall’ateneo di Cassino (67,5 per cento), quello della laurea honoris causa a Valentino Rossi prima dei guai con il fisco. Va da sé che il reddito delle tante star laureate ad honorem non entra nel conteggio. Perché uno dei meriti della ricerca è proprio quello di essere riuscita, applicando l’econometria ai dati Istat 2001 sull’inserimento professionale dei laureati, a filtrare le tante variabili che turbano le statistiche. “Il risultato finale è da considerarsi al netto di fattori come il voto delle scuole di provenienza degli studenti, del background familiare, dell’impatto della facoltà scelta e soprattutto degli effetti del mercato del lavoro locale” sottolinea Cappellari. Calcolatrice alla mano, si scopre che l’Università di Bari fa guadagnare il 10 per cento in più rispetto a Genova o alla Sapienza di Roma. Che Cattolica e Statale di Milano sono separate soltanto da un punto di percentuale, ma che quest’ultima vale il 25 per cento in più rispetto ad altri atenei lombardi come quello di Brescia. In Sardegna, invece, studiare a Sassari genera un reddito superiore di 61 punti rispetto a Cagliari. La ricerca, accreditata anche dalla firma di Giorgio Brunello, docente di economia a Padova, sarà al centro del convegno sul mercato delle lauree che Altroconsumo ha organizzato per il 30 ottobre a Milano. E mette in evidenza anche il deficit di informazioni sul settore. “Abbiamo dimostrato numericamente che più le aule sono affollate, meno guadagneranno gli studenti (a ogni incremento del 10 per cento corrisponde una riduzione di salario del 2,4 per cento). E se analizziamo le singole facoltà, vediamo che gli atenei privati rendono circa il 18 per cento in più di quelli pubblici, in particolare per gli studi di economia (19 per cento) e giurisprudenza (54 per cento). Nonostante questo, però, non esiste molta mobilità verso gli istituti migliori. Neppure tra quegli studenti con famiglie più agiate alle spalle”. In Italia persiste in alcuni la convinzione che le lauree si equivalgano un po’ ovunque e a parte i dossier annuali di Almalaurea (limitati però agli atenei aderenti al consorzio) ogni momento di informazione è affidato al passaparola o alle giornate di orientamento. “Serve di più. Per esempio, un motore di ricerca nazionale che aiuti a capire come le università si collocano rispetto ad altri indicatori: la possibilità di essere studente lavoratore, il rapporto docenti e studenti, il valore salariale e la proporzione tra ragazzi e ragazze” interviene Paolo Trivellato, docente di sociologia alla Bicocca. Anche Ezio Pelizzetti, rettore dell’università regina in classifica, sottolinea l’importanza di una scelta consapevole: “Torino registra da tre anni un aumento delle immatricolazioni. E credo sia anche effetto della forte azione di orientamento e di sostegno contro gli abbandoni”. [...]

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    • Applicazioni Mondadori
    • Immobiliare.it
      Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

      Provincia
      Tipologia
    • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!