Welfare: in rete e nei blog i precari si dividono

Un manifestante travestito da fantasma con un cartello con la scritta
di Monica Vignale

Il protocollo sul welfare non divide solo il centrosinistra. Sui blog e nei forum di discussione i lavoratori, specie precari, dibattono da settimane, arroccati su posizioni diverse e ugualmente ferree. “Se leggete bene questo protocollo, vedrete che sono state migliorate parecchie cose: ammorbidimento dello scalone, più fondi per il prepensionamento dei lavori usuranti, innalzamento contributi per cocopro. Per i giovani, onestamente, mi sembra un passo in avanti”. Ma dall’altra parte della barricata la critica è drastica: “Invito i lavoratori come me a non farsi incantare dalle sirene sindacali e a chiedersi: ‘Mi conviene?’. La risposta è ‘no’”. C’è chi va oltre: “In fondo la riforma Maroni e questo protocollo sono identici, no? Allora lasciamo le cose come stanno”.

La blogosfera ripropone la stessa frattura che spacca la maggioranza parlamentare: sinistra radicale da un lato, moderati dall’altro. “Votare no per poi ottenere che torni lo scalone Maroni, magari peggiorato? L’accordo non risolve tutto, ma migliora parecchio”. Ma i rifondaroli ribattono: “Ragionare significa smettere di cadere nella trappola per cui se uno (Prodi) è anti Berlusconi automaticamente è di sinistra”. Le accuse al decreto si moltiplicano e non salvano nulla, neppure la defiscalizzazione degli straordinari: “Così il dipendente diventa una bestia da soma”.
Nascono siti contro la firma dell’accordo del 23 luglio. Si legge su www.consultazioneprecaria.org: “Siamo movimenti, centri sociali, precari, migranti, senza casa, lavavetri, writer, senza diritti, invisibili. Ci aspettavamo che questo governo mantenesse le promesse: cancellare la precarietà, garantire tutele e nuovi diritti. Ma l’accordo non argina la precarietà dilagante”.
Molti soffiano sul dissenso che pervade la rete. “Un bel modo per mettere la generazione dei giovani contro quella dei vecchi. Un bel modo per far sì che i giovani augurino una rapida dipartita ai vecchi”.

Sul blog dei contrattisti a termine scontenti si lamenta la poca chiarezza del protocollo: “A me sembra che ci siano le solite buone intenzioni, ma campate in aria come sempre: per esempio, se un’azienda rinnova un contratto temporaneo per 30 mesi e poi lascia a casa il lavoratore, questo deve ricominciare da zero il conteggio nell’azienda successiva? E poi cosa significa incentivare e potenziare il lavoro part-time e i servizi per l’infanzia? È un concetto interessante, ma nei fatti?”. Nel mirino della rete anche la manifestazione del 20 ottobre: “Possibile che non abbiamo il coraggio di dire che la nostra sinistra sbaglia, che i lavoratori sono tutti delusi da questo accordo?”.

Partecipa al FORUM

LEGGI ANCHE: I bamboccioni del ministro Padoa-Schioppa e le bacchetate bipartisan

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Il 7 Ottobre 2007 alle 11:14 Carlalberto Iacobucci ha scritto:

Ed ecco signori,abbiamo una distinzione di concetti da primato: noi discendenti di Matusalemme vissuto per 120 anni dovremo lavorare ancora per molto e al giungere del vitalizio oramai stremati,verremo sostenuti dall’affettività dei nostri figli fino ad allora precari. Dicono che la qualità della vita sia migliorata, affermano che la quantità media aumentata, molto bene.Dunque,qualcuno mi chiarisca una sostanziale stravagante verità, che produce in me un’insolita ed originale contraddizione. Se per le aziende chi è pervenuto agli anni 45/50 è un lavoratore obsoleto quindi eccedente, quanto giacente e non da ultimo più accettabile,in che modo si renderebbe fattibile,la modifica sulle pensioni che vede l’età pensionabile oltremodo prolungata?

Il 7 Ottobre 2007 alle 13:26 pasmes ha scritto:

Penso che l’età media dei cittadini sia aumentata, per cui anche la data di collocamento in pensione deve essere adeguatamente innalzata, e ciò non per un fatto politico, ma per obiettività e nell’interesse del sistema pensionistico, che già fa acqua da tutte le parti, e conseguentemente a maggiore garanzia per il futuro dei lavoratori, che già si sono visti scippare le liquidazioni.
Ma al tempo stesso mi domando come si possa chiedere ai lavoratori di approvare una riforma pensionistica che non intacchi minimamente i numerosi difetti e le tante discriminazioni esistenti, quali ad esempio: le beby pensioni che vengono tuttora corrisposte con regolarità, una diversa età pensionabile tra uomo e donna, pensioni stratosferiche per alti papaveri, utilizzo improprio dei fondi per l’assistenza, costi elevati di funzionamento, e cosa ancor più grave e paradossale, diverso trattamento pensionistico tra cittadini e parlamentari, ovviamente a favore di questi ultimi.
Io sono un lavoratore dipendente, e mai e poi mai darò la mia approvazione a una qualsiasi riforma pensionistica che non elimini le tante storture esistenti, e ne accollo la responsabilità diretta ai Sindacati politicizzati e consenzienti, verso i quali è difficile non manifestare la più profonda disistima.

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    • Applicazioni Mondadori
    • Immobiliare.it
      Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

      Provincia
      Tipologia
    • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!