
Se non ci fossero, metà del sistema giudiziario italiano sarebbe nel caos. Se non ci fossero, milioni di cittadini non avrebbero giustizia e i tempi dei processi andrebbero ancor di più a rilento. Se non ci fossero, succederebbe quello che accadrà da oggi e fino alla settimana prossima, sette giorni in cui i giudici di pace italiani incroceranno le braccia e scenderanno in strada per chiedere maggiori diritti e sicurezza sul futuro.
Perché questi 4.700 magistrati divisi in 26 distretti e 849 sedi e che si occupano di cause sia penali sia civili, non hanno uno straccio di garanzia: non la possibilità di ottenere una pensione, non l’indennità di malattia o di maternità, non un’assistenza sanitaria. “Sono questi alcuni dei motivi per cui abbiamo deciso di scioperare “spiega l’avvocato Gabriele Longo, segretario generale dell’Unione nazionale dei Giudici di Pace. “Ma non basta: la nostra figura, che non è di carriera ma è temporanea, è completamente al di fuori di qualunque norma o status giuridico. Nonostante questo ci occupiamo della metà dei procedimenti giudiziari che vengono istituiti nel nostro Paese”.
Procedimenti che, in materia civile, riguardano liti di condominio, incidenti stradali e risarcimento danni, mentre per il penale sono legati a reati quali percosse, lesioni, omissione di soccorso e delitti contro l’onore. “Negli ultimi anni” prosegue Longo “i procedimenti davanti al giudice di pace hanno superato abbondantemente quelli davanti ai Tribunali, fino a toccare la soglia di un milione di processi. Una mole di lavoro impressionante che deve essere smaltita in condizioni disastrose: dal 1996 al 2006 i contenziosi sono aumentati del 300 per cento e di contro sono stati ridotti gli organici e tagliati i fondi. Per cui capita sempre più spesso che i giudici debbano portarsi da casa la cancelleria e la carta per fare le fotocopie. Sia chiaro, stiamo parlando di cause che noi analizziamo con estrema attenzione e di cui a volte paghiamo direttamente le conseguenze”.
Sì, perché come per i giudici togati, quelli di pace - che vengono nominati dopo un concorso per titoli - possono incorrere in procedimenti disciplinari davanti al Consiglio superiore della Magistratura e perdere il posto. Un posto che, a differenza dei colleghi di carriera, i giudici di pace possono perdere con molta facilità.

La legge prevede infatti che il loro incarico duri quattro anni, rinnovabile per altre due volte. “Ma se per sei mesi uno di noi non presta servizio per vari motivi (dalla malattia alla maternità) - spiega Alberto Rossi, segretario laziale del sindacato dei Giudici di Pace - secondo la normativa attuale può essere esonerato dal servizio, che significa licenziato. E una volta licenziati o finito il nostro mandato ci ritroviamo senza nulla in mano”. Né una pensione né un’assistenza sanitaria, appunto. E dire che non si diventa certo ricchi facendo questo mestiere: il ministero della Giustizia paga infatti 56 euro lordi per ogni sentenza depositata e 10 euro per ogni convalida di espulsione di clandestini dal territorio italiano.
A leggere le statistiche, insomma, si scopre che i più fortunati riescono a portare a casa tra i 1.300 e i 1.600 euro lordi al mese. Un po’ pochi per chi assicura tempi decenti al sistema giuridico italiano e che per tutta questa settimana si asterrà dal lavoro: con il rischio paralisi dietro l’angolo.
- Lunedì 8 Ottobre 2007
Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.