Vita da badanti: ma quanto costa questo esercito della salvezza


Un esercito, ma senza armi e senza divisa. E senza diritti, né previdenza sociale, né documenti. Nel nostro Paese le badanti, quelle che in termini sindacali si chiamano assistenti familiari, sono 713.938: quasi un milione di lavoratrici che si prende cura degli oltre 11 milioni di anziani italiani. Un “esercito della salvezza”.

Donne che hanno un identikit ben preciso, che è stato tracciato nei mesi scorsi dall’Università di Padova e dalla “Fondazione Leone Moressa” di Mestre: secondo la ricerca dell’Ateneo patavino le badanti che lavorano in Italia hanno un’età compresa tra i quaranta e i cinquanta anni, sono sposate e hanno un alto grado di scolarizzazione. Il 40 per cento di esse è in possesso di un diploma di scuola superiore mentre ben il 18 per cento ha una laurea, spesso in medicina, o una formazione da infermiera professionale.
Il quadro del settore è stato dipinto dall’Istituto per la ricerca sociale e dalla Caritas Ambrosiana, che hanno elaborato su base statistica i numeri e i dati raccolti a livello nazionale dagli sportelli per l’immigrazione sparsi nelle venti regioni italiane. Dati che raccontano come in molti casi queste donne, che arrivano in prevalenza dai Paesi dell’Est Europa, sono sottopagate e senza documenti in regola. Secondo Irs e Caritas, infatti, solamente il 36,7 per cento delle badanti ha un contratto di lavoro, un permesso di soggiorno e una situazione previdenziale che le permetterà o permetterebbe di avere una pensione. Il 21,4 per cento ha sì i documenti per poter risiedere in Italia senza paura dell’espulsione ma lavora in nero, con stipendi che non superano gli ottocento euro mensili. La stragrande maggioranza di queste donne, però, vive una vita da clandestina: il 41,8 per cento è senza documenti, senza contratto e senza assistenza di alcun tipo.

La colpa, secondo l’istituto di ricerca, è anche degli oneri che la legge impone a chi voglia assumere un’assistente familiare: negli anni scorsi assicurare una donna e versarle i contributi costava, insieme con la retribuzione, un massimo di 898 euro al mese. Ma con il nuovo contratto di lavoro, le spese sono cresciute, fino a toccare i 1.268 euro ogni trenta giorni. Tanto che sono sempre di più gli anziani che non possono permettersi un’assistenza domiciliare: per questo nei giorni scorsi la Cgil ha chiesto aiuti economici alle famiglie e a chi abbia bisogno di una badante. Per spezzare il cerchio del lavoro nero.

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