Diamo i numeri sul Pd


Walter Veltroni tra Torino (dove tutto ha avuto inizio) e Milano il venerdì, a Ventotene il sabato. Enrico Letta venerdì sarà in radio, poi da Sky, poi a Napoli e infine a Roma. La combattiva Rosy Bindi chiude la campagna elettorale venerdì a Bologna e sabato a Bari, mentre spopola su YouTube un rap a suo sostegno, ambientato nel Bronx (qui il video). L’outsider Mario Adinolfi ha un biglietto di andata e ritorno da Roma a Lamezia Terme: all’hotel Nazionale della capitale, sabato 13, alle 10.30, chiuderà la sua personale corsa, per poi atterrare in Calabria a sostenere la lotta contro ogni criminalità della lista di Generazione U nella provincia di Cosenza. PierGiorgio Gawrosky, il meno conosciuto degli altri, sfrutterà gli ultimi giorni per apparire in tv e parlare alla radio.
Uno di qua e uno di là, insomma: sparpagliati e non insieme, i cinque candidati nazionali alla guida del Pd. Un dato che potrebbe dirla lunga sulla confusione che, seppur allegramente, regna a sinistra, alla vigilia del 14 ottobre, data di nascita del Partito Democratico.
Confusione comprensibile, in effetti: è la prima volta che in Italia nasce un partito con questo metodo: chiamando i cittadini ad assistere al parto e a scegliere chi lo dovrà guidare.
Per questo, lo sforzo da parte degli organizzatori (i tre coordinatori: Maurizio Migliavacca, Mario Barbi e Antonello Soro, ds, prodiani e dl, che hanno curato la regia; Nico Stumpo, direttore dell’Ufficio tecnico amministrativo nazionale a cui fanno capo i vari Utap, un po’ le prefetture del pd; Maurizio Chiocchetti che ha in carico il voto all’esteroe i 70 mila i volontari che da sabato pomeriggio lavoreranno per il successo della consultazione) è stato grande.
Del resto i numeri sono da capogiro: 35 mila candidati per entrambe le consultazioni; 1.888 liste nazionali; 1.656 liste regionali; 187 candidati all’estero distribuiti in dodici liste e suddivisi nelle quattro grandi circoscrizioni (Usa; America centrale e del sud; Europa; Africa-Asia-Oceania); 11.195 seggi, distribuiti in circa 7000 comuni su un totale in Italia di 8.100 comuni.
Altre cifre, che girano intorno al 14 ottobre: 16 sono gli anni richiesti per poter votare; 20 sono i segretari che saranno eletti (con la seconda scheda) per guidare il Pd in ciascuna delle 20 regioni italiane e 4.800 sono i delegati che saranno eletti per scrivere lo statuto regionale del Pd; 2.400 è il numero dei delegati che verranno eletti all’Assemblea costituente del Pd (prima seduta il 27 ottobre), che dovrà redigere il programma-manifesto e lo statuto del nuovo partito. 35.000 saranno i candidati che correranno per essere eletti; di questi la metà, circa 17.500 sono donne, così come lo sono la metà dei 2.270 capilista. Ciò farà sì che la metà dei costituenti del Pd sia donna.
Per quanto riguarda le operazioni di voto: le urne sono aperte dalle 7 alle 20 di domenica 14 ottobre. Sul sito dei democratici è possibile visualizzare il proprio seggio. In alternativa c’è sempre il numero verde (800 231506). Al seggio occorre portare documento di identità, tessera elettorale e l’obolo di un euro. In ogni postazione ci saranno un presidente - non candidato - e due scrutatori, anche loro possibilmente non candidati. Ci saranno due schede: quella azzurra elegge il segretario nazionale e i 2.400 membri dell’assemblea costituente nazionale del Pd; quella grigia i venti segretari regionali e le rispettive assemblee. Lo spoglio comincerà subito dopo la chiusura dei seggi (ore 20) ognuno dei quali avrà il proprio verbale con resoconto di votanti, voti validi, voti nulli e schede bianche. Lo scrutinio quindi andrà avanti tutta la notte (e potrebbe non essere breve, visto che Letta e Bindi hanno detto, minacciosamente, di voler vigilare attentamente per impedire possibili brogli…). Si potrà votare anche dall’estero, via web, e in questo caso gli orari di voto rispettano i fusi orari. Sono 69 i posti nell’assemblea costituente per i delegati stranieri.
Mistero invece sul numero delle schede stampate: nelle primarie del 2005, che decretarono Romano Prodi quale leader in corsa per Palazzo Chigi, l’affluenza fu superiore al previsto (votarono circa 4 milioni e 300mila italiani,). Stavolta nessuno si sbilancia. Anzi, il dato dell’affluenza è stato uno dei temi di contrasto tra i cinque candidati (Veltroni dice che 1 milione è la quantità di elettori che farebbe superare il break-even delle primarie, trasformandole in un successo; Adinolfi ha rilanciato a 1,5 milioni; Letta non si accontenta, ne vorrebbe di più. Esattamente come la Bindi, per la quale sotto i 2 milioni sarebbe un piccolo flop; Gawrosky ha sparato alto: almeno tre milioni).
Milione o milioni di partecipanti che daranno mandato al leader e ai delegati di moltiplicare i numeri a livello nazionale, cercando i consensi necessari per vincere la partita più importante: quella del governo del Paese. E a proposito di questi dati: quanto vale oggi il partito democratico? È questa la domanda cruciale, che in tanti si pongono, interpellando i vari sondaggisti. Senza citarli tutti e facendo una media, dalle ultime rilevazioni risulta che il Pd oscilli parecchio, proprio a causa delle oscillazioni di cui attualmente soffre il centrosinistra al governo, con una forbice che va dal 23 per cento al 27 per cento, di molto sotto le percentuali ottenute da Ds e Dl insieme, nelle elezioni del 2006.

Commenti

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Il 12 Ottobre 2007 alle 16:39 Veltroni e la vittoria annunciata: ma che fare con Prodi? » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Domenica sera, 14 ottobre, Walter Veltroni sarà incoronato segretario del Pd, un partito che si presenta come tutto nuovo, in realtà frutto di una fusione più o meno a freddo tra Ds e Margherita. Non sarà irrilevante conoscere le percentuali della vittoria del sindaco di Roma soprattutto rispetto a Rosy Bindi, ma non cambia la domanda: che farà Walter una volta a capo del principale partito dell’attuale maggioranza? [...]

Il 13 Ottobre 2007 alle 3:16 teti ha scritto:

A proposito di numeri sul PD perchè non diamo i numeri sui costi della campagna elettorale? Chi Paga la straordinaria macchina elettorale in Italia e all’estero utilizzata dal PD?
A tal Proposito Vi segnalo questa chicca:A COSSOGNO LA PROPAGANDA PRO VELTRONI SU CARTA INTESTATA DEL COMUNE
ECCO COME SI STRUMENTALIZZANO LE AMMINISTRAZIONI COMUNALI

(L’on.le Marco Zacchera, deputato piemontose di Alleanza Nazionale, ha segnalato un caso plateale di commistione tra aspetti politici legati alle elezioni interne del partito democratico ed amministrazioni pubbliche: “Silvia Marchionini, sindaco di Cossogno -comune in provincia di Verbania- utilizzando le etichette anagrafiche del comune ha inviato a tutti i concittadini – in buste chiuse ed intestate dello stesso comune il bollettino comunale accompagnato dall’ invito a votare domenica prossima per le ‘primarie del PD’, ovviamente pro Walter Veltroni “.

“L’ indebita intromissione politica – sostiene Zacchera – la dice lunga anche sulla poca serietà della consultazione, visto che vengono invitati a votare tutti i cittadini del comune, compresi quelli che non sono di sinistra o vicini al PD. Senza contare che il seggio è ufficialmente indicato presso lo stesso municipio di Cossogno”
“Spero che almeno chi nel PD non è così pesantemente schierato con Veltroni condividerà che questi metodi ‘poco trasparenti’ sono in pieno conflitto con i ruoli dell’amministrazione pubblica. Mi auguro – conclude Zacchera –un tempestivo intervento anche da parte delle autorità di governo affinchè sia fatta luce sull’intera vicenda”)

Ci piacerebbe sapere quanto è costata al comune di Roma la campagna elettorale del Sindaco candidato alla guida del PD.

Il 16 Ottobre 2007 alle 16:47 nicsavol ha scritto:

Io sto cercando uno che mi spieghi perchè c’è tanta contentezza nei “sinistri”.Hanno votato in tre milioni ? OK.Ma tenuto conto che la margherita + ds fanno circa 12 milioni in Italia , dove sono andati domenica 14 ott gli altri 9 milioni???

Il 30 Ottobre 2007 alle 12:13 mentalkases ha scritto:

Anche se poco mi interessa sento la necessità di dire la mia.
Certo capisco che voi siete piuttosto schierati ed in un paese non stalinista non dev’esservi assolutamente limitazione ad uscite assurde come quelle dei commenti che ho appena letto.
Ma come si fa a dire cose cretine come quelle che ho appena letto sui numeri??
Ma chi le scrive sa cosa vuol dire partecipazione? sa cosa vuol dire cercare un camper o qualcosa di simile dove aporre la propria preferenza in città piccole??
Rispondo io: SICURAMENTE NO!!
Ma si sa dalle stilettate di giordano e studio aperto alle stupidaggini di feltri la destra nella propria non democrazie tira sterco senza informarsi.

Del resto lo stesso mussolini era un grandissimo ignorante.

UP THE IRONS!!!!

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