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Un quotidiano sotto il braccio non fa il monaco. Ma almeno ti fa capire come la pensa.
Roma, Campo de’ Fiori, Via de Giubbonari 38, esterno giorno. Già casa del fascio, già sezione del Pci, Pds, Ds, Ulivo e ora Pd: la storia politica d’Italia in un numero civico. Ore nove e trenta. Sole, molto sole. Temperatura da “ottobrata romana”. Fosse stata estate sarebbe stato un pessimo giorno per le urne. Meglio la cabina balneare che quella elettorale. E invece la fila arriva in strada. Ha appena votato il candidato outsider Mario Adinolfi. Lui dice di voler intercettare parte dei “vaffaboy”. Il popolo di Grillo: un po’ blogger, un po’ esasperato. Fuori dal seggio delle primarie almeno dieci persone con giornale sotto braccio. Per l’esattezza: quattro “Repubbliche”, due “Corrieri della Sera”, tre “Messaggeri”, una “Unità”. E poi due cani di piccola taglia al guinzaglio, due passeggini al seguito. A votare sono per la maggior parte persone sopra i sessantanni. Persone benestanti, lontane da quel popolino che ha abbandonato quasi completamente le vecchie case nel cuore di Roma. Professionisti e vecchi professori. Qualche artista, qualche sopravvissuto allo tusunami immobiliare degli ultimi vent’anni. Per lo più a fare la fila è il popolo dei soffitti a cassettone di Via Giulia, sono i fortunati proprietari degli attici sul Lungotevere, sono quelli che magari con qualche sacrificio vivono nei deliziosi appartamenti del Ghetto. Alle 10 e 30 avevano votato già mille persone. Il cuore a sinistra e il portafoglio a destra.
Pochi chilometri più in là, sulla stessa sponda del Tevere, Piazza del Popolo abbraccia la città. Il seggio elettorale del Pd è all’inizio del “Tridente”, il punto di partenza di via del Corso, di via di Ripetta e di via del Babuino. Accanto l’Associazione dei diritti del pedone, con un gazebo simile a quello delle “primarie”, sensibilizza i passanti contro le stragi sulle strade. Per chi azzecca il gazebo giusto la fila è scorrevole.
Zona d’elite anche questa. Molti “Corrieri della Sera”, a sopresa un “Manifesto”. Turisti stranieri incuriositi, italiani per il week end nella Capitale più interessati alle vetrine dei negozi.
A Pochi metri lo storico bar Rosati. Di fronte, in divieto di sosta, due macchine di scorta e una di rappresentanza. Anche la “casta” fa colazione.

D’altra riva del fiume, il popolo del Pd vota a Piazza Risorgimento. Il “cupolone” incombe. L’Angelus del Papa è appena terminato. Fedeli, turisti, preti e suore passano veloci. C’è più fila alle bancarelle che al gazebo del Pd. “Il flusso è stato continuo da questa mattina”, dice un rappresentante di lista. Sacerdoti? Per ora nessuno”. La Guardia di Finanza presidia la piazza contro gli ambulanti che vendono borse e occhiali contraffatti. Così loro, gli ambulanti, invece che sulla piazza espongono la merce sui marciapiedi di Via Ottaviano.
Distanza in metri dalla pattuglia delle Fiamme Gialle? Quaranta, forse trentacinque. Ma è dietro l’angolo. I finanzieri sono due, gli ambulanti una cinquantina. Perché rovinarsi la domenica?
La legge è assente per riposo settimanale.
Ultima tappa, via Trionfale, periferia nord della città. In zona risiedono molti giornalisti, anche volti noti della Rai. Nessun vip da segnalare. Gazebo nascosto in un parcheggio. Qui le bandiere verdi del Pd e dell’Ulivo non le hanno consegnate. Si fuma, si vota, si legge il giornale al sole. Una signora vorrebbe votare. Il seggio non è il suo. Respinta. Poi, dietro di lei, un’altra signora con lo stesso problema riesce a farsi consegnare le schede. La respinta ci riprova. E ci riesce. Le regole sono flessibili. L’affluenza è buona. Manca il resto, qualcuno lascia un contributo di due euro. Finanziamento del pubblico al partito.

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Il 19 Ottobre 2007 alle 11:01 Primo identikit del popolo delle primarie: di mezza età, istruito e molto diessino » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Chi è e che cosa pensa il popolo del Pd, e in particolare quello di Veltroni? La questione, finora, è stata esaminata dall’alto: Panorama.it ha documentato i rapporti aggiornati di forze tra veltroniani e prodiani, margheritini e diessini, per aree geografiche. Ma sotto gli eletti ci sono elettori. A sondare il loro umore ha provato per primo il Master di comunicazione e consulenza politica dell’università romana Lumsa assieme all’associazione Modem (si occupa di ricerche politiche). Hanno condotto un indagine a campione tra quanti sono andati ai seggi per le primarie il 14 ottobre e hanno raccolto 1.612 risposte in tutta Italia. Come spiega Pino Nazio, coordinatore della ricerca e docente al Master, “gli elettori hanno risposto senza remore, mentre un po’ di fiscalismo c’è stato da parte dei presidenti di seggio”. Una volta stratificato il campione in base alla popolazione italiana, ne escono alcune sorprese e qualche illustre conferma. [...]
Il 21 Luglio 2009 alle 15:13 Casinò Pd: grandi manovre alla ricerca di un leader » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il regolamento del Pd per l’elezione del segretario sembra una creatura abominevole uscita dalle pagine de L’Isola del Dottor Moreau. “Una cosa totalmente folle” dice Velardi “prodotta dal tentativo di autoconservazione di un gruppo dirigente che, entrato nella logica mediatica delle primarie, ha provato a salvaguardarsi con un mostro giuridico”. Quella del regolamento è una lettura sospesa tra orrore ed errore, dove apprendiamo che per sedersi al tavolo il giocatore candidato deve avere le firme e dunque l’appoggio di almeno “il 10 per cento dei componenti l’assemblea nazionale uscente, oppure di un numero di iscritti compreso tra 1.500 e 2 mila, distribuiti in non meno di cinque regioni, appartenenti ad almeno tre delle cinque circoscrizioni elettorali per il Parlamento europeo”. Mal di testa? Ecco la pillola-traduzione: o controlli un pezzo di partito o vai sul mercato della politica per comprare le tessere e le firme. Alle ore 20 del 23 luglio Dario Franceschini, Pier Luigi Bersani, Ignazio Marino e Mario Adinolfi dovranno presentarsi con il bottino di firme. E qui comincia il bello: Franceschini e Bersani non hanno problemi, il primo ha con sé il sistema veltroniano, il secondo il famigerato apparato dalemiano. Marino è un outsider e, come vedremo, le firme e le tessere se le dovrà sudare, strada ancora più impervia per il blogger Adinolfi. Le tessere sono fondamentali perché la prima mano del poker democratico prevede il voto nelle riunioni di circolo. Si svolgerà entro il 30 settembre e potranno scegliere un candidato solo gli iscritti al partito. In questa fase, come nella Balena bianca, vince chi ha più iscritti dalla sua parte e cioè chi controlla più tessere: non è ancora il momento di eleggere il segretario, però si scremano solo le candidature per le primarie. Come? Ecco in soccorso l’adamantino articolo 8 comma 2 del regolamento: “Risultano ammessi all’elezione del segretario nazionale i tre candidati che abbiano ottenuto il consenso del maggior numero di iscritti purché abbiano ottenuto almeno il 5 per cento dei voti validamente espressi e, in ogni caso, quelli che abbiano ottenuto almeno il 15 per cento dei voti validamente espressi e la medesima percentuale in almeno cinque regioni o province autonome”. Vertigine e traduzione: chi controlla il 5 per cento delle tessere ha la speranza di entrare nel mazzo delle primarie, chi becca il 15 per cento è invece sicuro di essere catapultato nel grande gioco. Domanda delle cento pistole: e se sei candidati prendono il 15 per cento dei consensi a testa, cioè il 90 per cento dei voti espressi? Si balla la rumba, tutti vanno alle primarie. Prendiamo un’aspirina, pigiamo il tasto avanti sul telecomando e passiamo alla scena clou: file ai gazebo, contorno di banchieri democratici, festa grande, piazze piene, “un grande giorno per la democrazia”. Votano tutti, iscritti al partito e registrati d’occasione per scegliere il segretario e i membri dell’assemblea nazionale. Chi vince? Il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti espressi. In queste condizioni, con due sfidanti simil-forti (Franceschini e Bersani) e un outsider insidioso (Marino), può succedere di tutto e soprattutto che nessuno superi l’asticella del 50 più uno. Labirintite? State seduti, pigiate il tasto del telecomando indietro, i gazebo spariscono, si torna nelle stanze del partito perché, “qualora nessun candidato abbia riportato tale maggioranza assoluta, il presidente dell’assemblea nazionale indice, in quella stessa seduta, il ballottaggio a scrutinio segreto tra i due candidati collegati al maggior numero di componenti l’assemblea e proclama eletto segretario il candidato che ha ricevuto il maggior numero di voti validamente espressi”. Tasto reset sulle primarie, la partita a poker la vince chi ha più carte da giocare, cioè più tessere. A quel punto ogni legione avrà deciso il suo imperatore in tre passaggi diversi e altrettante fonti di legittimazione: gli iscritti con il voto dei circoli, i registrati con le primarie, gli eletti con l’assemblea nazionale. Balcanizzazione del partito ed esito finale “dell’accordicchio” dice Velardi “tra gruppi di potere nella logica di un finto vogliamoci bene, quando invece servirebbe un leader con il coraggio di aprire una vera guerra interna per il comando, lasciando sul campo morti e feriti”. Sembra la parabola dell’Alberto Sordi commerciante di pompe idrauliche che passa al commercio d’armi, viene scoperto da moglie e figli, ma in famiglia nessuno rinuncia ai soldi e agli agi. Nel Pd finché c’è guerra c’è speranza. [...]
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