
Benedetto XVI a tavola con 120 leader delle religioni di tutto il mondo: cristiani, ebrei, musulmani, induisti. Appuntamento domenica 21 ottobre nel seminario di Capodimonte a Napoli. È la prima volta che Joseph Ratzinger incontra contemporaneamente i rappresentanti delle maggiori religioni del mondo. E da Napoli lancerà un messaggio: occorre “un’efficace pedagogia della pace, imperniata sull’amicizia, sull’accoglienza reciproca, sul dialogo tra uomini di diverse culture e religioni”.
La mattinata del 21 ottobre si aprirà con la messa in piazza del Plebiscito, a numero chiuso. Alla celebrazione assisterà anche una nutrita rappresentanza ecumenica: ci saranno, tra gli altri, Bartolomeo I, patriarca ortodosso di Costantinopoli, il metropolita Kirill, inviato del patriarca di Mosca Alessio II, e il primate della Chiesa anglicana Rowan Williams. Al termine della messa il pontefice saluterà oltre 300 leader e rappresentanti delle religioni del mondo, riuniti a Napoli per il Meeting uomini e religioni organizzato dalla comunità di Sant’Egidio.
Ancora un volta Ratzinger si prepara a stupire, senza timore di risultare politicamente scorretto. Da quando era prefetto della Congregazione per la dottrina del fede ribadisce che “l’unica vera religione sussiste nella Chiesa cattolica e apostolica”. Forte del richiamo all’identità e al ruolo della fede cattolica, ha indicato il dialogo con le altre religioni come una priorità del suo pontificato.
Una decisione di gran lunga anteriore ai malintesi seguiti al discorso di Ratisbona del 12 settembre 2006. Il paziente lavoro diplomatico del segretario di Stato Tarcisio Bertone e del “ministro degli Esteri” vaticano, Dominique Mamberti, ha recuperato una situazione che appariva compromessa dopo Ratisbona. E Benedetto XVI ha messo a punto, senza troppo clamore, la squadra incaricata di seguire il dialogo con le altre fedi.
Scorrendo l’elenco dei nomi le sorprese non mancano. Come responsabile del dialogo ecumenico, cioè con gli altri cristiani, ha voluto tenere accanto a sé un teologo tedesco che in passato aveva espresso posizioni discordanti con le sue: il cardinale Walter Kasper. Per il dialogo con le altre religioni invece ha richiamato in servizio un diplomatico di grande esperienza: il cardinale Jean-Louis Tauran.

Alla Congregazione per le Chiese orientali, che sono il ponte tra cattolicesimo e ortodossia e l’avamposto cristiano nel mondo arabo, Ratzinger ha chiamato un altro diplomatico di lungo corso, l’argentino Leonardo Sandri, che sarà promosso cardinale il 24 novembre.
Sul fronte asiatico, area cruciale per i rapporti con i musulmani e con le grandi religioni orientali, il Papa ha voluto l’ex arcivescovo di Bombay, anch’egli di formazione diplomatica, il cardinale Ivan Dias. Molto impegnato nel dialogo con le altre religioni è pure il cardinale Renato Martino, presidente del Consiglio giustizia e pace.
Il principale obiettivo di Benedetto XVI è ricucire lo strappo con il mondo ortodosso dopo 1.000 anni di divisioni. Per questo ha rilanciato la commissione mista per il dialogo tra Chiesa cattolica e ortodossa, composta da teologi al massimo livello che in questi giorni è riunita a Ravenna per discutere sul primato del vescovo di Roma. Nel frattempo il Papa ha incaricato il presidente dei vescovi europei, il cardinale ungherese Péter Erdo, di organizzare insieme con i patriarcati di Mosca e di Costantinopoli un simposio internazionale, in programma nella seconda metà del 2008, sulla crisi dei valori morali in Europa.
L’ultimo tassello della strategia di Ratzinger per riavvicinare l’ortodossia è stata la nomina del nuovo arcivescovo di Mosca: l’italiano Paolo Pezzi al posto del bielorusso di origine polacca, Tadeusz Kondrusiewicz. Era un segnale che Alessio II aspettava da tempo.
- Lunedì 15 Ottobre 2007
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