
Dobbiamo dirlo. Ecosistema 2008, l’indagine sulla sostenibilità delle città italiane di Legambiente e del Sole 24 ore, non è rassicurante. I miglioramenti, quando ci sono, vanno lenti e le zone critiche non sono poche. “Più delle altre, le città italiane sono insostenibili, caotiche, inquinate” lamenta Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente, “le nostre politiche ambientali urbane spesso non tengono il passo con l’Europa”. Il rapporto (qui in .pdf) fa una vera e propria classifica di vivibilità, basata sulle politiche delle amministrazioni, e quello che emerge con forza sono le contraddizioni.
Isernia avrà pure poco smog, ma è anche la città italiana che ricicla di meno. Milano brilla nel firmamento del trasporto pubblico ma ha un’aria irrespirabile, come Torino che però è l’unica a produrre energia con quattro fonti rinnovabili: solare termico, solare fotovoltaico, biomasse e teleriscaldamento.
Bergamo possiede la più grande estensione di zone a traffico limitato per abitante ma è addirittura al di sotto dello standard urbanistico di 9 metri quadrati a testa in quanto ad aree verdi (rispettato, per la verità, solo da 40 città italiane sulle 103 che sono state prese in considerazione).
E Belluno si piazza in vetta alla classifica generale senza primeggiare in nessuno degli indicatori, con una qualità dell’aria non proprio buona, soprattutto per la quantità di ozono che supera la media per 61 giorni all’anno e senza una forte politica energetica. Le prestazioni sono ottime, invece, sui rifiuti: ogni abitante ne produce 381 kg, contro i 481 dello scorso anno, e la raccolta differenziata raddoppia: i rifiuti differenziati sono il 55% della spazzatura totale, mentre nel 2006 erano il 27%.
Quest’ultimo dato è particolarmente significativo perché in genere quello dei rifiuti è un ambito che si muove a passo di lumaca. Ci sono città che non riescono a differenziare neanche il 5% dei rifiuti; su queste Isernia ha il triste primato dell’1,8 %.

Altri record negativi sono incassati dagli abitanti di Messina che non hanno neanche mezzo metro quadro a testa di verde urbano, dalle polveri sottili di Torino, da Cosenza che disperde il 70% della sua acqua a causa della rete idrica che non funziona. E poi a 19 capoluoghi di centro-sud che non hanno piste ciclabili, a quelli che non hanno isole pedonali (Bergamo, Viterbo, Rovigo, Trapani) o Ztl (Crotone, Messina, Latina, Sassari).
Se c’è un valore incontestabilmente eccellente è quello delle certificazioni ambientali Iso 14001 che continuano a crescere, facendo salire l’Italia al quarto posto nel mondo per numero di imprese certificate. “Tornare a scommettere sulle nostre città è il vero motore di una crescita intelligente”, ribadisce Della Seta, che dà anche suggerimenti sui tre grandi cantieri che vanno aperti urgentemente: la mobilità, e in particolare il potenziamento del trasporto pubblico, una nuova politica energetica e infine la casa, per la quale dare un nuovo impulso al mercato degli affitti è una necessità inderogabile sul piano sociale e ambientale.
- Lunedì 15 Ottobre 2007
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