
Goffredo Bettini (qui un suo profilo in .pdf tratto dal numero 42 di Panorama in edicola) ed Ermete Realacci, un ds e uno della Margherita, più vicino a Walter Veltroni il primo, strategico comunque il secondo. Saranno loro i due principali punti di riferimento della nuova classe dirigente del Pd. Tutto qui? Per ora sì, ma Veltroni l’ha promesso: “Prenderò decisioni spiazzanti, che vi stupiranno”, e in questo caso si riferiva al partito. Sempre che mantenga la parola, significa un taglio abbastanza netto con il vecchio apparato. Taglio soft, si intende, ma netto. Il neo segretario intende anche su questo terreno dare un segno di discontinuità.
Ma ovviamente non sarà facile. Massimo D’Alema, Piero Fassino, Francesco Rutelli, e da lì a scendere, accetteranno il declassamento? Il meno a rischio è Rutelli, che è stato a fianco di Veltroni nella fondazione e nei vari sviluppi del Pd, auspice anche Carlo De Benedetti. Ma Rutelli, come D’Alema, è al governo. Chi si trova senza ruolo è Fassino, ultimo segretario dei Ds. Un ruolo, o qualcosa di simile, naturalmente glielo stanno cercando: l’azzeramento dei ministri del Pd e successivo rimpasto, chiesto da Veltroni, dovrebbe servire anche a questo. Ma è un’operazione altamente a rischio, che Romano Prodi vede come il fumo negli occhi.
In forse anche i due capigruppo parlamentari: Anna Finochiaro al Senato e Dario Franceschini alla Camera. Finora hanno guidato l’Ulivo, ma soprattutto c’è il fatto che Franceschini è stato eletto in ticket con Veltroni: quindo dovrebbe lasciare. Ciò renderebbe precaria anche la permanenza della Finocchiaro, peraltro molto stimata. Avvicendarla, soprattutto da parte di un leader che ha promesso di riservare alle donne il 50 per cento dei posti direttivi, non sarebbe un buon segnale. E tuttavia si parla già dei sostituti: Fassino alla Camera, Antonello Soro e Sergio Mattarella al Senato. Tutto, tranne che volti nuovi.

Ma soprattutto Veltroni dovrà fare i conti con la triade che l’ha lanciato: oltre a D’Alema e Fassino, Franco Marini. Sono loro che tra l’altro hanno deciso a tavolino il grande risiko delle segreterie regionali e provinciali, con quote proporzionalmente blindate per Ds e Margherita. È possibile che almeno per ora gli effetti dell’”incoronazione” plebiscitaria di Walter si traducano in poche ma significative mosse: la scelta di Bettini come coordinatore del Pd, un ruolo che Veltroni e Bettini intendono strettamente fiduciario e non subordinato al Direttorio: quest’ultimo è un “organismo collegiale provvisorio” che la vecchia guardia vorrebbe far eleggere entro fine ottobre dall’Assemblea costituente. Sul Direttorio, nessuna obiezione da parte di Walter. Che invece ha già deciso, da solo, l’altra mossa: installare la sede del Pd in un appartamento di due piani in piazza Di Spagna. Addio ai Santi Apostoli, sede storica dell’Ulivo, e soprattutto ufficio di Romano Prodi.
Il quale sembra già dare l’impressione di prendere le distanze. Né Rosy Bindi né Enrico Letta, due prodiani (specie la prima), faranno da numero due a Veltroni. Nessuno d’altra parte glielo ha chiesto.
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Commenti
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Il 15 Ottobre 2007 alle 15:06 zelda__ ha scritto:
e veltroni dove starà? mezza giornata al campidoglio e mezza giornata in piazza di spagna?
Il 15 Ottobre 2007 alle 15:06 zelda__ ha scritto:
insomma, farà due part time?
Il 15 Ottobre 2007 alle 16:15 ermete_di_fraia ha scritto:
Largo ai giovani, dunque… Mattarella, Soro, Marini… Se non hanno meno di sessant’anni non li vogliono proprio, eh?
Il 15 Ottobre 2007 alle 16:33 luanmagi ha scritto:
è un precario?
finchè “lavora” part time la triade (da non confondersi con l’omonima orga cinese) serve… poi si vedrà.
scherzi a parte, il vero segnale nuovo, per la politica italiana, verrebbe dalla “irrevocabile” rinuncia alle poltrone occupate dalla triade & co., :=)e questo per il semplice motivo che, da un lato è venuto meno il motivo politico della loro “occupazione”, dall’altro consentirebbero a Veltroni di dare, da subito, una propria impronta precisa al governo. In pendenza, nel part time come sindaco de Roma, può cominciare a ridure la tassazione locale a Roma :=)
Il 16 Ottobre 2007 alle 11:00 Corrado Buccieri ha scritto:
Che bella foto,sembra esprimere una vera smorfia.
Il 16 Ottobre 2007 alle 13:35 cini ha scritto:
Per l´ennesima volta l´Unione non ha capito il forte messaggio dato dal suo elettorato con il voto del 14 c.m. a Veltroni.
Eppure non é necessario essere dei psicologi per capirlo!!!.
Gli elettori avrebbero voluto vedere facce nuove,sono stanchi e amareggiati di vedere e ascoltare un Prof.Prodi, un Dott.Padoa Schioppa un ricattatore Giordano un ingenuo Pecoraro Scanio e cosí via,”Vogliono un Cambiamento Radicale”.
L´On.Veltroni,loro ultima speranza,
invece subito dopo il voto lascia tutti a bocca aperta dichiarando pieno supporto per la politica e per l´uomo per il momento piú malvisto d´Italia e il giorno seguente riprende con grande entusiasmo la sua attivitá di Sindaco celebrando un simpatico matrimonio.
Una buona e preparata classe politica dovrebbe essere in grado di leggere lo stato d´animo del suo popolo,qualora non lo fosse, dovrebbe tornarsene a casa e prepararsi per un esame di riparazione.
Ormai per i delusi moderati di sinistra rimane solo un´alternativa,forse un pó amara ma definitivamente migliore di quella attuale,cioé di guardare verso il “centro destra” dove saranno Ben accolti.
Il 16 Ottobre 2007 alle 19:30 Pd, riuscirà il neo segretario Veltroni a navigare tra le correnti? » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] A 48 ore dal successo di Walter Veltroni, incoronato segretario da quasi 3 milioni e 400 mila cittadini “democratici” con il 75% dei consensi, gli occhi del mondo della politica si spostano sul rapporto che, neonato Pd e neo leader Veltroni, avranno con il governo e sull’assemblea costituente, che non casualmente è stata convocata a Milano per il prossimo 27 ottobre. L’assemblea, difficilmente gestibile per via dei numeri immensi: 2400 delegati, dovrà procedere a due voti scontati: Veltroni segretario e Romano Prodi presidente. Quindi nominerà un gruppo di lavoro che dovrà redigere lo statuto e il manifesto delle idee, e infine avrà il compito di convocare il primo congresso del Pd (che potrebbe tenersi nella prossima primavera). Guardando indietro ai due vecchi partiti, Ds e Margherita, dal punto di vista degli eletti nell’assemblea costituente, i conti sono presto fatti: 65% sono dei Ds, il 35% della Margherita e il restante 5% è della cosiddetta società civile. Ovviamente Veltroni, nella prima conferenza stampa post vittoria, ha subito messo la mani avanti: “Nel Pd non ci saranno correnti organizzate”. Difficile a credersi, infatti nel pomeriggio di oggi il Transatlantico di Montecitorio era tutto un brulicare di politici che facevano conti e neo alleanze. A dispetto delle parole del leader le correnti nel Pd ci sono. I “coraggiosi” rutelliani per bocca di un fedelissimo del vicepremier, Renzo Lusetti, dicono di essere 230, ma dati più realistici li danno sui 150 eletti. I popolari che fanno capo a Dario Franceschini e Beppe Fioroni pare abbiano sfondato il muro dei 600 costituenti. Se si somma il 14% raccolto da Rosy Bindi – che dovrebbe fruttarle l’8% degli eletti (circa 200) – con la pattuglia dei circa 150 in quota a Enrico Letta, i popolari arrivano a quota mille. Mille popolari che plasticamente sapranno fare squadra come accadeva ai tempi della Balena Bianca. In casa Ds, rispondono direttamente a Veltroni, che li ha voluti in lista ed eletti, circa 330 costituenti, ma nei corridoi della politica in tanti avvertono che diventare veltroniani sarà il prossimo sport nazionale. Il resto del mega pattuglione diessino (circa 900 costituenti) se li dividono i fassiniani, i dalemiani e l’ex sinistra del partito, che ha raccolto un discreto successo con la lista “Sinistra per Veltroni“. Ma Veltroni è perfettamente conscio che per dare corso a quella che ha definito la nuova stagione dovrà scompaginare la vecchia politica. Dovrà stupire. Non a caso, come ha anticipato Panorama.it, il sindaco di Roma (che per ora manderà a gestire il Pd il suo vice, Dario Franceschini, mentre lui resterà in Campidoglio) ha in mente una gestione del neo partito tutta nuova. Anche negli organismi dirigenti: il suo stratega, Goffredo Bettini, e l’ecodem Ermete Realacci, avranno un ruolo di prim’ordine. Mentre i due segretari uscenti, Piero Fassino e Francesco Rutelli, se non saranno pensionati poco ci manca: “Rutelli e Fassino” ha freddamente spiegato Veltroni durante la conferenza stampa “insieme a persone nuove, faranno parte degli organismi del Pd”. Il presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci, a Panorama.it conferma: “Mi sembra che Veltroni stia lavorando su una strada davvero diversa. Nuova. Come fanno i grandi leader della sinistra mondiale: guarda ai temi che la gente sente davvero. Se proseguirà sulla strada che vede in cima alle priorità l’ambiente e quello che io ho chiamato il patriottismo dolce, certamente gli darò un mano”. Ma non solo Realacci e Bettini. Veltroni punterà anche su una squadra di giovani: dall’ex capo della Sinistra Giovanile, Vinicio Peluffo (36 anni) che ha coordinato la campagna di Veltroni, al deputato veneto Andrea Martella (39 anni), fino ai tre neo eletti segretari regionali Maurizio Martina in Lombardia (29 anni), Andrea Manciulli in Toscana (38 anni) e Nicola Zingaretti nel Lazio (42 anni). [...]
Il 25 Gennaio 2008 alle 14:43 Roma caput crisi: caduto Prodi si apre la corsa per il Campidoglio » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il gelo tra il Professore e Walter Veltroni è palpabile da giorni. Così come la rottura tra i due entourage. Ai prodiani (Arturo Parisi e Rosy Bindi in primis) nessuno riesce a togliere dalla mente che il segretario del Pd (e i suoi fedelissimi) abbiano quanto meno accelerato la crisi dell’esecutivo. Sospetto alimentato dalla (quasi) certezza che, salendo al Quirinale, il gruppo dei democratici chiederà un governo per le riforme senza fare il nome di Prodi al capo dello Stato. Nonostante Prodi, parlando coi suoi, non abbia escluso affatto una sua possibile ricandidatura in vista di un ritorno ravvicinato alle urne. Rompendo così “le uova nel paniere” democratico, dove - diceva ieri sera il redivivo Piero Fassino a Porta a Porta - è logico che la scelta per il candidato premier, in caso di elezioni anticipate, cadrà su Veltroni (soprattutto se manterrà la promessa di correre da solo) . E qui si torna alla Città eterna. Dove, a questo punto, potrebbero aumentare le possibilità di elezioni amministrative anticipate: per non lasciare lo scranno più prestigioso del Campidoglio vuoto, le urne capitoline potrebbero aprirsi già nella prossima primavera. A essere tentati di raccogliere l’eredità dell’attuale segretario del Pd sono in molti. Negli ultimi giorni, prende sempre più quota l’ipotesi Enrico Gasbarra. Il presidente della provincia di Roma è gradito al coordinatore del partito e braccio destro dell’attuale sindaco, Goffredo Bettini (la possibilità di una sua candidatura è ormai di fatto ridotta al lumicino), ma anche a Francesco Rutelli e Massimo D’Alema. Sempre in corsa c’è Willer Bordon. La scorsa settimana il senatore, ex Ulivo e ora Ud (Unione democratica), ha presentato le proprie dimissioni a Palazzo Madama e ha dichiarato di voler ritornare a fare il notista politico, ma in molti credono che stia preparando un comitato elettorale proprio in vista delle prossime amministrative capitoline. Più deboli appaiono invece le chance del presidente della Camera di Commercio Andrea Mondello (vicino a Veltroni) e dell’assessore capitolino all’urbanistica Roberto Massarut. Nel centrodestra, la situazione è più nebulosa. Gianfranco Fini non ha mai nascosto il suo interesse alla carica di primo cittadino romano: l’ipotesi di una sua ricandidatura a distanza di quindici anni dalla sconfitta contro Francesco Rutelli sarebbe ben vista da quasi tutto il centrodestra. Se non dovesse decidersi, per molti degli uomini di Forza Italia, Gianni Letta sarebbe il candidato ideale, anche se già in passato l’ex sottosegretario non si è mai lasciato convincere ad accettare un incarico che lo esporrebbe moltissimo nel panorama politico nazionale. In alternativa, non si escludono le candidature di Marcello Pera e Beppe Pisanu, mentre Gianni Alemanno ha da tempo fatto sapere: “Se non c’è Fini, per Roma sono pronto di nuovo”. Un’ipotesi che raccoglie consensi trasversali è quella di Luigi Abete, presidente della Bnl e vicepresidente Abi. È stato proposto da alcuni esponenti del Pd, ma è molto gradito anche a politici vicini a Forza Italia. Resta comunque il nodo Prodi. Se alla fine il premier deciderà di non ripresentarsi ad elezioni anticipate lasciando campo libero a Veltroni, c’è il rischio che Roma sia commissariata per quasi un anno. Per legge, infatti, le dimissioni del sindaco diventano irrevocabili ed efficaci dopo venti giorni dalla loro presentazione al consiglio comunale. E dato che le amministrative romane possono essere indette solo tra il 15 aprile e il 15 giugno di ogni anno, Veltroni dovrebbe formalizzare la sua uscita dal Campidoglio entro i primi di marzo. Altrimenti, l’ipotesi di un supercommissario che assuma per diversi mesi i poteri di sindaco, giunta e consiglieri potrebbe divenire realtà. [...]
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