
Con il numero dei detenuti in forte e costante crescita, si parla di mille persone al mese, tra un anno e mezzo sarà nuovamente come prima dell’indulto. Se non ci dovesse essere qualche novità le carceri saranno ancora sovraffollate. Ne è certo il capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Ettore Ferrara, nel corso di una conferenza stampa alla presenza del Guardasigilli Clemente Mastella.
Attualmente nelle carceri italiane, ad oltre un anno dal varo dell’indulto, ci sono 47 mila detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 43 mila posti; prima del provvedimento di clemenza, alla fine del luglio 2006, i detenuti erano circa 63 mila, un numero, questo, che tra un anno e mezzo si rischia nuovamente di raggiungere se non ci saranno interventi strutturali.
Mastella tiene subito a precisare: “Figuriamoci cosa sarebbe accaduto senza il provvedimento dell’indulto: nelle carceri ci sarebbero stati 78 mila detenuti. Sarebbe stata una situazione drammatica e devastante, che avrebbe determinato insicurezza”. E ha aggiunto: “Mi auguro che non vi siano morti e violenze nelle carceri. Laddove in un grande paese avvenisse sarebbe un danno enorme. Le forze politiche hanno il dovere di evitarlo”.
“La tensione e il malessere dominante nelle carceri”, ribattono gli psicologi che nelle strutture penitenziarie lavorano “determinano un aumento dell’aggressività”. Con il rischio che, ha spiegato Giuseppe Luigi Palma, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi: “potrebbero verificarsi nei prossimi anni disordini e rivolte significativi”. Il ruolo dello psicologo è fondamentale non solo per il recupero ma anche per la prevenzione di situazioni estreme come rivolte e suicidi. Eppure l’assistenza psicologica per ogni detenuto nelle carceri italiane è di soli 12 minuti al mese.
Le carceri come bombe ad orologeria, insomma. Per disinnescarle, al ministero della Giustizia hanno trovato la soluzione: utilizzare gli agenti penitenziari anche per sorvegliare i detenuti che ottengono i benefici della legge Gozzini, e farne uscire dalle celle il più possibile. “È una sperimentazione” spiega Ettore Ferrara “che avvieremo presto in alcune città. La strada è questa: il tasso di recidiva tra chi ottiene misure alternative è sotto il 20%, per gli altri è il 60-70%. Oltretutto, ogni detenuto nei penitenziari costa allo Stato una grossa cifra e se stanno fuori di più, ci potranno essere maggiori risorse per assumere nuovi agenti”.
Altre misure, come il progetto di costruire nuove strutture? Lungo e dispendioso. E poi, avverte il ministro della Giustizia, il piano è appannaggio del ministero delle Infrastrutture, che deve stanziare i fondi. Un progetto, di circa 70 milioni di euro c’è, ma Mastella deve vedersela con il suo grande antagonista nel governo, Antonio Di Pietro. Al Guardasigilli tocca solo occuparsi di ampliare e ristrutturare le sezioni già esistenti: così sono stati recuperati 3.300 posti e nel triennio 2007-2009 ce ne saranno altri 4mila.
Nel frattempo, il Dap chiede che vengano al più presto approvate dal Parlamento le proposte ministeriali di modifica del sistema penale che rendano stabili le detenzioni dei soggetti pericolosi affidando a misure alternative al carcere la punibilità dei fatti che non manifestano pericolosità sociale; e che “si trovino soluzioni al problema degli stranieri detenuti (che rappresentano oggi oltre il 35% della popolazione carceraria) mediante accordi internazionali che consentano l’espiazione delle pene nei paesi di origine”.
Così facendo i 45mila baschi azzurri (circa 1 per ogni detenuto, contro la media europea di 1 a 3 e contro quella Usa di 1 a 7) potranno dedicarsi a vigilare su detenuti ai quali sono state concesse misure alternative alla prigione, cioè a quelli che stanno fuori.
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Commenti
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Il 18 Ottobre 2007 alle 21:56 pasmes ha scritto:
Uno dei primi problemi affrontati dall’attuale governo Prodi è stato quello del sovraffollamento delle carceri e dell’incivile stato di invivibilità dei detenuti, e ha adottato il provvedimento più iniquo: l’indulto, e niente più.
Con l’indulto il problema non è stato risolto, ma addirittura peggiorato. E’ servito a vivacchiare per spostarlo a data successiva, causando le seguenti conseguenze: “incentivo dato dalla impunità all’aumento della delinquenza, che nel nostro Paese ha raggiunto livelli insopportabili”, “maggiore insicurezza dei cittadini in quanto giornalmente capita di tutto: assassini, stupri, rapine a mano armata, aggressioni, uccisioni e stragi per guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto della droga e quant’altro”, “comportamento antidemocratico in quanto la maggioranza dei cittadini, peraltro non consultati, non condivide il provvedimento”, “offesa per chi ha subito atti di violenza e beffa per non aver ottenuto giustizia”, “ulteriore conferma che la giustizia esiste soltanto nel vocabolario”, “dimostrazione che i processi penali sono soltanto una farsa”, “dimostrazione che in Italia la certezza del diritto è un’utopia”.
Io credo che se gli uomini al governo avessero un minimo di dignità personale e di pudore per se stessi, e non fossero quelle facce di bronzo che sono, dovrebbero riconoscersi incapaci a saper governare per poi dimettersi e non farsi più vedere, uscire dai partiti e ritirarsi per sempre da qualunque attività politica. E questo vale anche per chi aspira a prendere il loro posto, se non riuscirà a risolvere niente.
Il 20 Gennaio 2008 alle 20:04 carlo.tosi ha scritto:
Se i politici promotori dell’indulto, mastella in testa, pensano che sia questo il modo per diminuire il numero dei carcerati, potrebbero fare una bella cosa, invece di liberarli e consentire loro di compiere altri crimini, perchè non li ospitano a casa loro ed a loro spese? una volta tanto i cittadini sarebbero loro grati. Anni fa si è fatto un gran parlare del famoso braccialetto elettronico, per controllare i detenuti a domicilio. Che fine ha fatto tutta questa storia, non si potrebbe usare questo sistema? In questo modo si sfoltirebbero davvero le carceri.
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