Il segretario Veltroni e il leader Massimo del Pd

Massimo D'Alema il 14 ottobre 2007 mentre vota per le primarie del Partito democratico

Ora che i dati del Pd (compresi quelli relativi alle assemblee regionali) sono stati raccolti, trasmessi e messi in fila uno dopo l’altro, è il momento dei calcoli, sui rapporti di forza interni al nuovo partito. E, benché il segretario Veltroni abbia ottenuto un risultato plebiscitario, sono comunque molte le sorprese che saltano all’occhio, analizzando i dati. Per esempio che il nuovo leader dovrà vedersela con quello “vecchio”: il peso di Massimo D’Alema nell’assemblea costituente è infatti consistente e al sindaco di Roma sarà difficile formare e dirigere gli organismi del partito senza tener conto dei nomi legati al ministro degli Esteri.

A oggi, esistono soltanto tre organi del Pd: il presidente (Romano Prodi), il segretario (Walter Veltroni) e appunto l’assemblea. Che dovrà redigere il manifesto delle idee, decidere il tesseramento, la data del congresso (primavera o autunno 2008) e il simbolo, ed eleggere i quadri dirigenti. Ed è su questi che si può tentare di comprendere gli equlibri (il termine “corrente” è stato bandito dal vocabolario democratico) che già stanno segnando il destino del partito, ancora in stato embrionale.

I numeri - Per discontinuità con gli apparati romanocentrici e per segnare con evidenza la vocazione del nuovo partito a riallacciare i rapporti con il Nord. Per questo, l’assemblea costituente del Pd si riunirà sabato 27 ottobre nei padiglioni della Fiera di Milano. Ma anche perché non sono stati individuati ambienti tanto grandi per contenere l’esercito di 2.800 delegati. Questo, decina più decina meno, è infatti il numero dei partecipanti, eletti domenica 14 ottobre. Sarà un’assemblea anzianotta, con prevalenza di professionisti della politica (nonostante le promesse di rinnovamento e di immissione di personalità lontane dal Palazzo), con pochi stranieri ma la metà esatta delle, come imponeva la “speciale” legge elettorale delle primarie.
I risultati - Dal punto di vista dei numeri ottenuti dai singoli candidati, nessuna variazione evidente: Veltroni conquista oltre 2 milioni e 600 preferenze e arriva al 75,81% (cioè 2.315 seggi nell’assemblea). Per Enrico Letta, un incremento dello 0,3%: dal 10,8% delle proiezioni all’11,07% della realtà (pari a 217 seggi). Scende un po’ Rosy Bindi cui le proiezioni davano un 13,3% e che si deve accontentare del 12,8% pur arrivando a quasi mezzo milione di voti (309 seggi). La lista “Generazione U” di Mario Adinolfi ha totalizzato lo 0,17% raggiungendo quota 5 mila 906 voti, mentre Piergiorgio Gawronski con la lista “Gawronski, il coraggio di cambiare” ha raccolto 2 mila 376 voti e dunque lo 0,07%.
Entrando un po’ di più nel dettaglio, la lista del sindaco di Roma, “Democratici con Veltroni”, è stata la più votata e ha totalizzato 1 milione 541 mila 330 voti (1.485 seggi). Le altre due liste che appoggiavano il segretario: “Con Veltroni ambiente, innovazione lavoro” (guidata dal ministro Giovanna Melandri, con Giuliano Amato) e a “Sinistra per Veltroni” (promotori il duo Massimo Brutti e Vincenzo Vita), hanno raccolto rispettivamente 278 mila 960 voti (pari a 171 seggi) e 269 mila 133 voti (225 seggi).
Il peso dei partiti - Hai voglia allora a dire, come ha fatto il neo segretario: “Faremo scelte eterodosse”, tra le quali quella di non ragionare con la mentalità vecchia dei partiti e delle correnti. Invece è un fatto che “il vecchio” entra nel “nuovo” e che i due ex partiti, con le rispettive anime, entrano pesantemente nella costituente. Con queste quote: i Ds ne sono i principali azionisti con circa il 50 per cento. Alla Margherita andrebbe il 35 per cento dei posti (da dividersi tra i seggi dei rutelliani, dei popolari, dei lettiani e dei bindiani). La società civile si è ritagliata un buon 20 per cento.
Veltroni e D’Alema - Delle 13 regioni appannaggio della Quercia, sono “veltroniane” la Toscana (Andrea Manciulli, il nuovo segretario del Pd, era il segretario regionale dei ds), la Lombardia (Maurizo Martina, il 29enne vincitore, è molto stimato dal sindaco di Roma), l’Emilia Romagna (ha vinto l’annunciato candidato veltroniano Salvatore Caronna, ex segretario della federazione diessina di Bologna), la Sardegna (dove ha vinto il senatore diessino Antonello Cabras contro il governatore Renato Soru, che correva per Letta) il Friuli Venezia Giulia dove si è imposto il segretario regionale della Quercia Bruno Zvech ribaltando le previsioni del Cencelli che aveva assegnato la regione alla Margherita. Sulle altre risulta, e neanche tanto a sorpresa, la vittoria di Massimo D’Alema, che controllerà una buona fetta dei delegati dell’assemblea costituente. Il trionfo dei candidati del ministro degli Esteri riguarda, ovviamente, la “sua” Puglia (dove ha stravinto Michele Emiliano, l’ex magistrato e sindaco). Stessa musica in Liguria dove ha vinto il segretario regionale della Quercia Mario Tullo, nel Lazio dove c’è stata la vittoria a mani basse di Nicola Zingaretti, già segretario Ds regionale, nella Marche (Sara Giannini, ex segretaria regionale Ds, strappa l’83% dei consensi), in Calabria dove si è imposto il dalemiano e diessino puro Marco Minniti, in Basilicata dove ha vinto con l’82% dei voti Piero Lacorazza, giovane economista, internauta e segretario dei Ds. Non avvistati i fassiniani (l’ultimo segretario dei Ds non sfonda nemmeno nel suo Piemonte), quella di “Baffino” sarà l’ombra che Walter Veltroni e Dario Franceschini non potranno ignorare. Tanto che già si parla di un’alleanza tra i tre in grado di assicurare il controllo della maggioranza assoluta dei delegati.

Gli sconfitti - A subire un vero e proprio ridimensionamento è stato Francesco Rutelli, che raccoglie meno del 10% di delegati all’assemblea, contro il 15 per cento d Ma a perdere è stato anche Piero Fassino, anche lui sotto il 10%. La sconfitta più dolorosa per l’ultimo segretario dei Democratici di Sinistra è stata nella sua terra natale, in Piemonte.
Ridotta al lumicino la presenza dei prodiani diellini, fermi al 5% circa. La conferma dalle esclusioni illustri, come quella del fratello del Prof: Vittorio Prodi, europaramentare della Margherita, candidato nella sua Emilia (mentre Maria Prodi, sorella del prmier, in lista con Rosy Bindi, passa in Umbria); quella di Giuliano Amato, ministro degli Interni, che era messo al terzo posto come candidato di testimonianza nella lista guidata da Giovanna Melandri; quella di Mario Barbi, uno dei traghettatori verso il Pd e persino il ministro per l’attuazione del Programma Giuliano Santagata, prodiano doc, che a quanto pare, anche se manca ancora una conferma ufficiale, non è passato. In Campania vengono dati per bocciati anche la moglie di Antonio Bassolino, Annamaria Carloni candidata nella lista di Rosy Bindi e Umberto Ranieri, in quella di Letta.
Donne - È l’elemento più certo perché stabilito dal regolamento: metà dei delegati della Costituente sono donne. Ma il colore rosa si issa solo su tre bandiere del Pd regionale: in Umbria, nelle Marche e in Molise: due margherite e una diessina. Tre donne su diciannove posti da segretario regionale: c’è qualcosa che non torna visto che una delle regole base del partito democratico è proprio quella dell’alternanza tra i generi, tra uomini e donne, nelle liste e tra i capilista. Simbolo di questa rivoluzione mancata è la non elezione della senatrice teodem Paola Binetti, nemica assoluta di ogni tentativo di riforma laica, dal testamento biologico ai Dico. La Binetti potrebbe è stata ripescata col sistema dei seggi-premio. Ma è significativo che il popolo delle primarie del Pd non l’abbia votata domenica non riconoscendola, quindi, come una propria rappresentante. Non che dall’altro lato della barricata, sul fronte laico, sia andata meglio: i candidati gay erano 31, ma solo 5 sono riusciti nell’impresa di partecipare all’assemblea nazionale.
Ma ad agitare i sonni tra la comunità lgbt è lo scambio di accuse tra Giuliano Federico di gay tv e Alessio De Giorgi, direttore di gay.it. Nulla di nuovo sotto il sole, perché il duello è esemplificativo dei quotidiani litigi tra le varie anime del Pd, che nei prossimi mesi si succederanno. In nome dell’unità del Partito Democratico.

Commenti

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Il 18 Ottobre 2007 alle 17:58 Corrado Buccieri ha scritto:

L’apparato è pronto,ora bisogna vedere
come funzioneranno le “correnti”….
mortadella,baffino,water,se ci sarà
bonaccia o temporale.

Il 18 Ottobre 2007 alle 19:23 listarello ha scritto:

Ma si può immaginare una buffonata più grande dell’operazione veltroni? Un transfuga del partito comunista. chi abiura una volta può farlo una seconda volta. Ogni vero comunista, che non è diventato altro perchè il suo partito ha deciso così lo sa. I veltroniani mirano solo alle feste dove fare colti brindisi.

Il 18 Ottobre 2007 alle 19:49 avvocatodeldiavolo ha scritto:

da http://lasteccanelcoro.blogspo.....t.com/
Veltroni, uno smemorato furbacchione “luogo-comunista”

La data è l’ 8 gennaio 2006: durante un’intervista su Raitre a “Che tempo che fa” di Fabio Fazio Veltroni Walter di Roma spiazza tutti: «Se sarò nuovamente sindaco di Roma nei prossimi cinque anni, considero che avrò concluso la mia esperienza politica. Non bisogna fare la politica a vita. Bisogna continuare a fare ciò in cui si crede facendo tante altre cose. Quando lo dico tutti mi guardano come pensando, questo vuole fare il furbacchione. Dite così ma non è vero. Ne parleremo tra cinque anni. E si vedrà se sarà vero o no». Ne sono bastati meno. Mi spiace per chi allora ha preso il fazzoletto per commuoversi o chi invece per piangere dalla gioia.Ebbene:a meno che il neonato partito democratico non sia una nuova organizzazione umanitaria (a perdere) per l’ Africa (mi sono informato proprio domenica e non lo sembra esserlo ), Veltroni non ha lasciato, ma ha raddoppiato.Che poi voglia aiutare gli africani (ed anche gli altri immigrati) con il suo nuovo partito questo è discorso diverso.Veltroni non ha lasciato la politica, ma l’ha raddoppiata.Non ci credete? Ebbene guardate qui it.youtube.com .In quel caso Veltroni era sorretto psicologicamente nel suo strappalacrime “outing” da Fazio Fabio.Forse Fazio l’aveva invitato anche per assistere di presenza all’ennesimo miracolo buonista di Veltroni.Eh sì, perchè di Veltroni si è detto tutto il bene possibile tranne che abbia camminato sulle acque e che abbia moltiplicato pani e pesci.Ma statene certi è questione di tempo.In confronto Gesù Cristo appare come un dilettante.L’aiuto a Roma agli africani sembra l’abbia dato sgomberando circa 200 di loro dal “Residence Roma”;successivamente sembravano essere stati gli abusivi africani di Porta Portese ad “usufruire” dell’attenzione del primo cittadino. Si perchè Veltroni è noto per il suo buonismo e per le sue proverbiali opere buone a destra ed a manca (più a manca in verità).Che poi lasci dietro di sè la distruzione ed il fallimento, quello non importa.L’importante è che si vada avanti con i più commuoventi luogo-comunismi di ogni risma e colore, all’appoggio ad una parte ed incredibilmente anche alla sua controparte.Solo i Presidenti della Repubblica italiana ed i Papi riescono a superarlo con le loro ovvietà del tipo :”Che la Giustizia sia giusta”, “Che le parti politiche si confrontino per il bene del Paese”.Ma perchè c’è qualcuno che aspira alla Giustizia ingiusta ed allo scontro politico per il male della Nazione? Quando lascia l’Unità nel 1996 (dopo averne assunto la direzione nel 1992), il quotidiano affonda già nei debiti anche a causa sua che per fare il buonista apre la borsa per dispensare a tutti aumenti di stipendi (praticanti giornalisti, giornalisti,caporedattori ect);quando va via sembra quasi che il giornale lo rimpianga.In effetti prima di calciaincularlo ci sarebbe stato bisogno di pagare i debiti pregressi prodotti anche da una gestione del giornale scellerata sotto il profilo economico.La sua gestione al Ministero della Cultura dal 1996 non è da meno in quanto a costi.Finanziamenti a pioggia anche per films che neanche un Veltroni andrebbe a guardare.Parliamo di film, al cui confronto la corazzata Kotiomkin è un’autentico orgasmo visivo.Quando lascia la segreteria dei DS nel 2001 (era subentrato ad un grande Segretario Nazionale come Massimo D’Alema), la lascia dopo una clamorosa sconfitta elettorale e con la percentuale più bassa della sua storia.Quando era piccino, è stato lui stesso a raccontarlo, rifiutò di baciare una bimba perchè riteneva il tutto poco igienico.Ma invece avere il voto di qualcuno dei centri sociali che occupano abusivamente a Roma lo ritiene igienico? Bando agli scherzi, lui non è mai stato comunista.Lo dice lui.E c’è da credergli perchè i decenni passati in quel partito forse erano dovuti al fatto che pensava che “Botteghe Oscure” fosse l’Università “la Sapienza”.Sì, perchè di fare l’università non ne volle sapere e qualche anno prima fu anche bocciato una volta al liceo; dovette quindi trasferirsi armi e bagagli in un istituto per il cinema o qualcosa di simile.Adesso è in voga lo speciale concorso indetto per chi riesce a dire la frase (per la cronaca Venditti Antonello e Ferilli Sabrina sono in testa) più mielosa per Veltroni vincitore delle votazioni del PD.Sì, vincitore non c’è dubbio, ma dopo che però sia la Finocchiaro sia Bersani ( due politici che io stimo moltissimo assieme al miglior politico italiano, Massimo D’alema) sono stati “portati” dagli stessi vertici dei DS a non intralciare la salita al Regno cattocomunista di Veltroni Walter.Non partecipiamo all’alone di quasi santità che circonda Veltroni Walter.Non sopportiamo quel suo buonismo e quelle sue promesse, che come dimostrato, cadono nel nulla.Non abbiamo mai conosciuto un capo dei sindacati che poi sia tornato a lavorare.Non abbiamo ancora visto Veltroni (nè mai lo vedremo) andare a fare il crocerossino in Africa.Anche se c’è da dire che quando fu in Africa, il consumo di fazzolettini aumentò a dismisura.I suoi fazzoletti per asciugarsi le lacrime alla vista dei bimbi africani malati.Forse ora abbiamo capito perchè ha cambiato idea.E’ sicuro che andrà lì da Segretario del PD e toccandogli dolcemente il capo li guarirà.Quante se ne inventa il nostro furbacchione.

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