Se un aggettivo spinge il Pd tra le braccia del Pse

Romano Prodi, al centro, a colloquio con il leader del Pse Poul Rasmussen e Martin Schultz
Com’è il detto? Se Maometto non va alla montagna…
Parafrasando: se il Partito Democratico non va nel Pse, il Partito socialista europeo si allarga per contenere il Pd.
La collocazione europea del Pd era uno dei nodi da sciogliere, ancor prima che il 14 ottobre il popolo delle primarie scegliesse Walter Veltroni come leader: a quale stella guarderà in Europa, una volta formato, il neonato partito del centrosinistra? Si iscriverà al Partito socialista europeo (non intaccando l’anima diessina ma creando una crisi d’identità a quella diellina) o si posizionerà nell’Alde (ribaltando le gioie e i dolori) ?
In realtà, il nodo c’è ancora. Anche se, dopo essere stato stato uno dei motivi che hanno spinto Mussi, Angius e compagni ad abbandonare i Ds (nell’ultimo congresso della Quercia), il tema è come scomparso dall’agenda del nuovo partito. Non ne hanno parlato i candidati alle primarie; l’ultima volta che ne ha fatto cenno Veltroni, a inizio settembre, si pronunciò con un salomonico e onirico giudizio: “Sogno un nuovo grande partito europeo che sia la casa di tutti i socialisti e riformisti”. Come dire, se noi non sappiamo dove andare in Europa, sia l’Europa ad adattarsi a noi.
Un mese dopo, è ciò che è successo. Seppur nato da poche ore, il Pd ha già aperto un canale “forte” di comunicazione con i socialisti: è il premier Romano Prodi, che del Pd è il presidente, ad ammettere che durante il vertice del partito socialista europeo a Lisbona, si è avviato un “lavoro in comune” che, se “non prelude” ad uno sbocco unitario, può certamente prefigurarlo.
In ogni caso, ha continuato Prodi, la novità italiana rappresenta un apripista importante per tutte le forze riformiste europee che, senza perdere la matrice socialista, intendono allargare il loro orizzonte. E per favorire questo processo, nella riunione di Lisbona si è parlato, neanche troppo velatamente, della possibilità di un cambiamento di nome del Partito europeo. L’ipotesi allo studio sarebbe infatti quella di aggiungere la parola democratico fra socialista ed europeo. Se questo basti a rendere digeribile l’approdo socialista ai margheritini, si vedrà. Intanto, si parte con l’avvio di un “rapporto forte e sistematico” tra Pd e Pse, ha spiegato il Prof. Che lascia comunque al neo segretario il compito di portare avanti l’operazione. Sempre che, nel frattempo, i socialisti europei non decidano di intervenire, sollevando Veltroni dal prendere una decisione che tanto indolore non dovrebbe essere.
E se invece la questione resterà ancora sul tavolo? Nessun dramma: con le primarie il Pd è nato, con le primarie potrebbe scegliere simbolo e inno, con le primarie opterà su quale strada europea percorrere.

Commenti

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Il 10 Dicembre 2008 alle 13:09 Veltroni e D’Alema firmano la tregua. Ma i “nodi” morali ed europei restano » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Non meno complessa, e più legata ai vertici del partito che alla periferia, è la soluzione del braccio di ferro, che dura dalla nascita del Pd, sulla collocazione europea del partito. Argomento affrontato da Veltroni e D’Alema nella telefonata di ieri e nel colloquio di stamattina. I due si sarebbero trovati d’accordo sulla mediazione da proporre ai big del partito: nessun ingresso nel Pse, ma una soluzione che riconosca la specificità dei democratici italiani in un’alleanza con i socialisti europei. Soluzione della quale nei giorni scorsi Veltroni avrebbe parlato anche con Franco Marini, per il quale bisognerebbe lavorare a un gruppo europeo autonomo e poi fare un patto politico con il Pse. [...]

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