Governo in pessime acque, tutti vogliono abbandonare la nave

20 ottobre 2007 a Roma, scendono in piazza i precari e la sinistra contro l'accordo sul Welfare
E ora, dopo il successo della manifestazione di sabato 20 ottobre, l’estrema sinistra presenta di nuovo il conto. Rischiando di far ripartire quel bizzarro gioco dell’oca sul welfare (protocollo tra governo e parti sociali, referendum, modifiche del consiglio dei ministri, cancellazione delle stesse sempre a palazzo Chigi) che sembrava concluso con le ultime decisioni del governo.

La sinistra radicale punta ad un nuovo intervento nel protocollo sul welfare, abolendo in particolare lo staff leasing (la cessione temporanea di manodopera ad aziende da parte di agenzie di lavoro interinale) e la possibilità di rinnovo dopo 36 mesi dei contratti a termine; ma chiede anche di ripescare la tassa del 20% sulle rendite finanziarie, che Romano Prodi aveva definitivamente accantonato con l’ottimo alibi della turbolenza dei mercati, in realtà dopo la levata di scudi dei moderati dell’Unione.

Insomma, Rifondazione, Pdci e dintorni ci riprovano, sapendo benissimo che stavolta, più che un gioco dell’oca si tratta di una roulette russa. Ogni proposta o addirittura emendamento della sinistra radicale può infatti spedire il governo in minoranza al Senato. Ma soprattutto può offrire motivo o pretesto alla ventina di senatori “insofferenti” e sempre più tentati dalle sirene di Silvio Berlusconi per rompere con Prodi e passare dall’altra parte.

Tutto ciò l’estrema sinistra lo sa benissimo. Dunque perché questa nuova prova di forza mentre afferma di voler “rafforzare” il Professore? Per due motivi. Il primo è che anche in quell’area politica cresce la tentazione di abbandonare Prodi prima di affondare assieme a lui: mani libere per presentarsi agli elettori magari con una previsione di sconfitta, ma con l’obiettivo di riacciuffare i consensi che i sondaggi segnalano in calo. Insomma, opposizione sì, ma recuperando il controllo della protesta sociale.
Il segretario di Rifondazione Comunista alla manifestazione del 20 ottobre 2007 a Roma per il Welfare
Secondo motivo: un regolamento dei conti con il Partito democratico. Walter Veltroni non fa che ripetere che il Pd dovrà liberarsi del vincolo e del ricatto dell’estrema sinistra. Sia la linea politica sia gli organismi di vertice, sia perfino i consiglieri del sindaco di Roma, a cominciare da quelli sull’economia, vanno in questa direzione. E dunque i massimalisti rispondono con le stesse armi: basta con il ricatto dei Democratici. Insomma, la posta in gioco non è più la sopravvivenza del governo Prodi, e forse neppure il welfare ed i disagi nelle fabbriche. È la spartizione dell’elettorato di sinistra.

Domani al Senato cominciano le verifiche, quando la Finanziaria per la prima volta si affaccerà in aula. Più avanti, a novembre, toccherà al protocollo sul welfare. Tra ventiquattrore parte il vero conto alla rovescia.

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Commenti

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Il 22 Ottobre 2007 alle 20:03 pacato ha scritto:

… condivido l’analisi … l’estrema Sinistra sa che ormai il governo va a cadere [prima o poi]… ed allora questa, è l’ultima occasione che gli rimane per salvare la faccia di fronte al proprio Elettorato … Ed allora penseranno …: visto che il Governo è ormai alla frutta, noi facciamo le ultime legittime richieste incluse nel Programma, e che ci sono state richieste dalla nostra Piazza, dopodichè se Prodi non ci starà … sarà stato lui a voler cadere …

… Già … ma quei venti senatori che ormai non ne possono più di convivere con la Sinistra Radicale e la sua Politica, come si regoleranno ?…

Il 22 Ottobre 2007 alle 21:45 pasmes ha scritto:

Quelli della sinistra estrema sono partiti che non possono stare al governo, a differenza dei Verdi e della sinistra uscita dai DS, che invece sanno adattarsi a diverse mediazioni pur di conservare le poltrone. Questi ultimi non si capisce bene cosa siano: da un lato condividono in pieno le proteste e le richieste della Sinistra di piazza, partecipando idealmente e non fisicamente alle loro manifestazioni, e al tempo stesso giustificano e sostengono i provvedimenti del governo che vanno nel senso opposto.
Le proposte della sinistra radicale sono per lo più inattuabili, se non per peggiorare le cose, ma servono per cavalcare la demagogia di piazza e conservare comunque i consensi da parte delle persone influenzabili con i cortei nelle strade, i comizi urlati e gli slogan di protesta.
Se le loro richieste fossero sincere, non demagogia, i partiti della sinistra avrebbero da tempo abbandonato il governo, di fronte ai continui rifiuti e al mancato rispetto degli accordi sottoscritti nel programma. Ma non lo fanno e non lo faranno perché sanno accontentarsi di poter proclamare pubblicamente di essere la parte buona e pulita del governo Prodi, al quale va tutta la responsabilità degli insuccessi e degli obiettivi mancanti, di cui la Sinistra non è responsabile.

Il 24 Ottobre 2007 alle 9:53 Resistere, resistere, resistere: il motto di Prodi tra Mastella e Di Pietro » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Dopo giorni di freddo, e soprattutto di nuvole nere sul governo, un tiepidissimo sole ieri splendeva sulla Capitale e sui palazzi della politica: “il solito fattore c… del Professore”, commentavano alcuni deputati in Transatlantico già da metà mattinata, mentre scommettevano che anche stavolta Prodi ce l’avrebbe fatta. E per fugare ogni dubbio, prima del Cdm fissato per le 16, il premier, insieme con la moglie Flavia, scendeva per andare a prendere un caffè. In realtà per rassicurare la folla di cronisti che stanziava sotto le sue finestre: “Ma quale crisi! Sono tranquillissimo”. Stessa linea per il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti: “Passerà anche questa…”. E nonostante gli scogli di un Cdm in cui il ciclone Clemente Mastella annunciava battaglia per via dell’affaire De Magistris e un voto al Senato sul filo di lana entrambi previsti per il pomeriggio, l’aria che si respirava prima del Cdm sotto palazzo Chigi era quella dello scampato pericolo. Ma per quanto ancora? Visto che il serata il presidente della Camera, Fausto Bertinotti parlava di “governo per le riforme se cade Prodi”, una sortita che suonava come un de profundis per l’amico Romano. Ma sempre nel lungo pomeriggio romano Prodi, pur di tirare a campare piuttosto che tirare le cuoia (motto andreottiano), apriva il Cdm dando al ministro della Giustizia il chiarimento politico che aveva chiesto. A questo punto, come spiegano i bene informati di palazzo Chigi, un Mastella finalmente soddisfatto, perché gli era stato ribadito che nell’esecutivo “c’è uno solo che decide sulla giustizia”, poteva infierire e scontrarsi contro il suo acerrimo nemico interno alla squadra di governo, Antonio Di Pietro: il ministro delle Infrastrutture, reo di aver cercato una mediazione “Vorrei con Clemente un punto d’incontro”, era stato nettamente respinto dal leader dell’Udeur: “Non voglio più avere nulla a che fare con te”. A quel punto un Prodi pompiere, rinfrancato dall’aver appena scampato il pericolo crisi, ma costretto a battere in ritirata sul pacchetto sicurezza (la discussione è stata rinviata all’inizio della prossima settimana), sedava la rissa e lasciava libero Mastella di scappare al Senato a fare il bis per salvare il governo: stavolta come senatore per votare diligentemente con tutta la maggioranza canuta di palazzo Madama respingendo due pregiudiziali dell’opposizione sul collegato alla Finanziaria, prima con due voti di maggioranza (158 a 156) e poi con uno solo (157 a 156, pare per un errore tecnico). Il tentativo di pacificazione provato da Di Pietro è confermato a Panorama.it da uno dei più stretti collaboratori del leader dell’Italia dei Valori, il suo capo della segreteria politica, il deputato Stefano Pedica: “Di Pietro ha tirato indietro la gamba perché non resta certo con il cerino della caduta del governo in mano”. Poi Pedica, che di Mastella è stato compagno di partito negli Anni ‘90 e che quindi lo conosce bene, svela i piani per un riavvicinamento tra i due ministri più sanguigni - alcuni li hanno definiti i Tom e Jerry dell’esecutivo - del centrosinistra: “Sto lavorando ad una cena di riappacificazione: una tavola imbandita da prodotti locali del Molise e del Sannio”. Tanto che c’è chi giura che tra qualche mese o tra qualche anno i due potrebbero addirittura stare in una medesima formazione: “D’altra parte”, conclude Pedica, “si tratta degli unici due ministri del territorio del centrosinistra”. [...]

Il 26 Ottobre 2007 alle 18:30 Milano, per il Pd battesimo senza festa. Ma c’è chi vuol farla a Prodi e ai partitini » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] Dov’è andato a finire tutto quell’entusiasmo delle primarie, che solo due settimane fa, aveva portato sotto i gazebo del Pd più di tre milioni di persone? Soprattutto, sarà possibile ritrovarlo sabato 27 ottobre tra i padiglioni della Fiera di Milano, alla prima Assemblea del neonato Partito Democratico? Vista l’ultima settimana (sabato la manifestazione della sinistra radicale; il martedì di passione in consiglio dei Ministri per la le liti tra Mastella e Di Pietro e la sfiducia al presidente Rai; il giovedì nero in Senato, con i sette schiaffi che hanno fatto barcollare la maggioranza), sembra proprio che l’atto di nascita del nuovo partito si celebrerà, al contrario, in un clima che non autorizza alla festa e con molte incognite sul futuro. In politica, si sa, la forma è anche un po’ sostanza e si presta a questa interpretazione il fatto che non ci sarà uno slogan ad animare i costituenti del Pd e che la scenografia del padiglione 16 della Fiera sarà minima. Esattamente come gli interventi. Un po’ per questione di spazio e di tempo: difficile concentrare gli interventi dei 2800 delegati tra le 10,30 e le 17,00. Ma soprattutto perché leader ed eletti del Pd vogliono passare velocemente ai fatti, cioé alla costruzione del partito. In grado da subito di puntellare il quotidianamente traballante governo Prodi. A indicare la rotta ci penseranno il premier, che del Pd è anche il presidente, e il neosegretario Walter Veltroni: sul palco non saliranno né i quasi ex segretari Piero Fassino e Francesco Rutelli, né i ministri. Tra premier e segretario, in questi giorni, si registra una certa sintonia. Sfociata nel sostegno apertamente dato dal sindaco di Roma all’ultimatum del premier Romano Prodi ai partiti dell’Unione: “Concordo pienamente con il tono e il contenuto dell’appello di Romano Prodi. Il Paese ha bisogno del massimo di solidarietà della maggioranza per rafforzare l’azione del governo. Questo è il primo impegno del Partito democratico”. Del resto Veltroni non potrebbe parlare altrimenti: il rischio di dualismo, che molti paventano, potrebbe ulteriormente indebolire il Prof, tanto da portarlo a subire il colpo di grazia in Senato nelle prossime ore. Vero anche che Walter si sta preparando a ogni evenienza. Persino alle elezioni tra marzo e aprile del prossimo anno. A dirla tutta, per prima cosa, il neosegretario dovrebbe costruire un partito, il che non è semplice, tanto più se i tempi sono ravvicinati. Il discorso d’investitura che Veltroni terrà sabato dovrebbe dare qualche risposta: spazierà dalla forma partito alle riforme necessarie al paese. A cominciare da quella elettorale, cercando l’intesa con l’opposizione e, perché no, aprendo alla possibilità di un cambio strategico delle alleanze future. Due mosse, queste, che solo il segretario, a differenza del premier, può fare: le batoste prese in quest’ultima settimana dall’esecutivo sono state fortissime e Veltroni sa che arrivare alle elezioni con un Prodi sempre più fiacco, o sulla scia di un “evento traumatico” sarebbe un dramma per lui e per il centrosinistra. Più di tanto, perciò, il leader del Pd non intende andare avanti, fino al punto di farsi logorare o di passare nell’immaginario dell’elettorato come la stampella di un governo zoppicante. Il progetto quindi sarebbe quello di trovare un accordo con il centrodestra sulla Finanziaria, rimettere al centro del dibattito politico la legge elettorale (potrebbe bastare anche qualche ritocco a quella attuale) e poi preparare slogan e truppe per le elezioni, anche nel 2008. Sì, ma con chi? Ecco l’altro arcano che potrebbe essere svelato a Milano. Nel suo entourage assicurano che Walter sia pronto a mollare la sinistra antagonista. Ma le ultime “mastellate” assestate a Prodi e allo strapotere del Pd dai piccoli e riottosi Udeur e Idv potrebbero portare il sindaco (meno buono di quanto tutti dicano) ad aprire finalmente non a quelle alleanze di nuovo conio di rutelliana ispirazione, ma ad alleanze per il nuovo, di cui ha parlato al Lingotto: “Faremo un programma con le priorità di cui il Paese ha bisogno e su questo misureremo le alleanze”. A Casini fischiano le orecchie. [...]

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