Il paradosso del vento: tutti per l’ambiente, divisi sull’eolico

[i](Credits: [url=http://www.flickr.com/photos/anikki/367262781/]anikki6[/url] by Flickr)[/i]
L’eolico in Italia continua a dividere. E in modo del tutto trasversale. Il Ministero dell’Ambiente è strattonato e criticato da tutte le parti. Riceve da Legambiente e da Greenpeace una lettera di protesta per due provvedimenti “contro le fonti rinnovabili”: il decreto legge 16 agosto 2006, n. 251 che, per la conservazione della fauna selvatica, vieta la realizzazione di impianti nelle ZPS (zone a protezione speciale) e il Decreto Legislativo approvato il 12 Settembre 2007, che istituisce la Valutazione di impatto ambientale nazionale per gli impianti eolici di potenza superiore ai 20MW. Le due associazioni ambientaliste non criticano tanto il primo decreto, che trovano più che altro inutile in quanto gli impianti eolici già devono superare numerose barriere come e più di altre opere meno impattanti, quanto il secondo. La valutazione d’impatto ambientale finora doveva essere realizzata dalle regioni, e diventava responsabilità statale solo per gli impianti superiori ai 300 Mw. Greenpeace e Legambiente considerano l’introduzione della valutazione nazionale per impianti eolici sopra i 20 Mw una novità preoccupante senza eguali in Europa, che esautorerebbe le Regioni da una procedura che le era stata affidata per Legge nella valutazione di tutti gli impianti da fonti rinnovabili. E soprattutto che porterebbe a un allungamento dei tempi di approvazione per i campi eolici che potrebbe anche farci bacchettare dall’Unione Europea. Altri ambientalisti si schierano nel campo diametralmente opposto: Italia Nostra, Amici della Terra, Comitato nazionale del paesaggio continuano a ricordare che l’eolico è un business che è stato aperto dall’incentivo dei certificati verdi a fine anni ’90, piatto ricco cui potevano aspirare soprattutto le imprese che erano già allenate, cioè quelle straniere. Del resto anche Prodi lo ha detto a chiare lettere un mese fa, al momento della conferenza sul clima alla Fao, che è ovvio che il mix energetico italiano deve cambiare e prevedere anche una risposta produttiva nazionale, ma molta della tecnologia necessaria non è italiana, per questo c’è una forte resistenza del mondo industriale all’eolico. Fuori dal dibattito si pone il Wwf, che si compiace degli interventi legislativi: per Michele Candotti, segretario generale, “Tutti questi atti servono a dare certezze, ad evitare proprio quel far west normativo che ha alimentato finora gravi conflitti locali sulla gestione delle aree protette e sulla localizzazione degli impianti energetici. E queste norme non possono essere viste come anti - eolico, non possono essere viste come un ostacolo agli investimenti in energie alternative, delle quali l’Italia ha assoluto bisogno”. Per il resto, gli ambientalisti sono tutti d’accordo: l’Italia ha promesso all’Unione Europea che entro il 2020 avrebbe portato la sua potenza eolica dagli attuali 2.123 Mw (alla fine del 2006, dati Enea) a 15.000 Mw. Urge una strategia di adattamento ai cambiamenti climatici che comprenda un piano energetico nazionale, che non lasci alle Regioni il potere di agire senza punti di riferimento e senza raccordo.

Video pro-eolico realizzato dal regista Francesco Cabras e prodotto da Greenpeace in collaborazione con Ganga Film

LEGGI ANCHE: Dossier ENERGIA EOLICA

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