- Tags: camorra, confesercenti, criminalità, estorsioni, Mafia, Napoli, ndrangheta, Palermo, pizzo, Tano-Grasso
- 4 commenti

Se l’”Onorata società” avesse un bilancio, le sue entrate sarebbero racket, usura, contraffazione, abusivismo, appalti, droga, furti, scommesse. Totale: 90 miliardi di euro, quasi due volte il fatturato della Fiat. È la stima del rapporto “Sos impresa” di Confesercenti che fotografa la “Mafia spa”: nel suo ipotetico consiglio di amministrazione siedono i rappresentati di camorra, ndrangheta, sacra corona unita e mafia. Un sistema economico e sociale capace di generare il 7% del valore della produzione nazionale.
Quanto si paga di pizzo? Al centro di Palermo le tariffe in media più alte: da 750 a mille euro mensili. A Napoli invece si parte da 500 euro fino a mille ogni mese. Un’estorsione che colpisce venti commercianti su cento in Italia e assicura alla malavita il controllo capillare delle attività economiche nel territorio. Spiega Tano Grasso, presidente della Federazione delle associazioni antiracket e antiusura italiane (Fai): “Quando parliamo di questi numeri dobbiamo pensare al fatto che in Sicilia, Calabria, Campania, un pezzo di Puglia e un pezzo di Basilicata, chiunque vuole fare impresa deve confrontarsi con il fenomeno del pizzo e con il condizionamento mafioso”.
Anche le grandi imprese sono costrette a piegarsi: secondo il rapporto Confesercenti la criminalità organizzata sarebbe in grado di estorcere denaro a leader di mercato come Italcementi, Impregilo e Condotte spa. Le società interessate, però, hanno smentito categoricamente le informazioni nel rapporto.
Il rapporto integrale Sos impresa 2007 in formato pdf

- Lunedì 22 Ottobre 2007
Elezioni amministrative: lo speciale
LEGA: LE DIMISSIONI DI UMBERTO BOSSI
Viaggio tra le gang sudamericane in Italia, le pandillas
La pirateria online è un furto? 








Costa Concordia: gli approfondimenti, le immagini





LA CASTA - Privilegi (veri o presunti) di politici, lobby e categorie






Mostri della porta accanto
Le grandi inchieste sul sesso di Panorama


Avetrana: video, articoli e foto esclusive 







Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 28 Ottobre 2007 alle 15:33 Maffians grepp hårdnar | Stellan Kinberg ha scritto:
[...] Panorama [...]
Il 6 Novembre 2007 alle 16:07 Gli stipendi della holding Lo Piccolo: per il boss 40 mila euro al mese » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Un fatturato di oltre due milioni di euro al mese, stipendi altissimi, vitalizi e assegni ai parenti degli affiliati. Se la mafia è la prima azienda italiana, con un utile di novanta miliardi, il clan di Salvatore Lo Piccolo era una vera e propria holding, con tanto di compensi e libri paga. [...]
Il 20 Ottobre 2008 alle 16:56 Maroni: “La ‘Ndrangheta fa business per 45 miliardi all’anno” » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Quarantacinque miliardi di euro: è questo il fatturato annuo della ’ndrangheta Spa. Quasi tre punti di Pil”. È il dato fornito dal ministro dell’Interno Roberto Maroni, intervenendo al convegno su sviluppo e sicurezza promosso a Catanzaro da Confindustria. Una fotografia del business della criminalità organizzata impietosa, quella che fa il ministro. Questo è, ha aggiunto Maroni: “Il contesto in cui si muovono le forze dell’ordine: una straordinaria potenza economica che investe, fa innovazione, condiziona i mercati e che può contare anche su una componente militare di controllo del territorio, intimidazione. Ma non è solo questo, la ’ndrangheta è diversa dalle altre perché ci sono le ’ndranghete e per questo l’attacco deve essere attuato in modo diverso da quello che si porta avanti contro le altre consorterie. Credo che nell’ambito delle forze dell’ordine e della magistratura tutti sappiano fare bene il loro mestiere. In Calabria proprio di recente sono stati messi a segno colpi molto forti con arresti di latitanti e smantellamento di situazioni criminose con connessioni anche nel mondo delle amministrazioni”. L’attacco vero alla criminalità organizzata “che può segnare la svolta” è l’attacco ai patrimoni, dice Maroni. “È l’insegnamento di Falcone ed è quello che abbiamo iniziato a fare con il pacchetto sicurezza che prevede norme più rapide ed efficaci per la confisca e la messa a disposizione dei beni”. L’iniziativa di Confindustria Sicilia di espellere chi non denuncia il pizzo “è la strada giusta…”, il ministro dell’Interno non ha dubbi sul ruolo che possono giocare le imprese e loro associazioni. “Dobbiamo coinvolgere le imprese” ha aggiunto il ministro Maroni “per respingere l’attacco della criminalità. Chi denuncia il pizzo non lotta solo per non pagare, ma combatte una criminalità che vuol far passare l’idea che è in grado di garantire la sicurezza. Così non è”. Il ministro punta poi dito sul porto di Gioia Tauro, la porta d’ingresso della droga utilizzata dalla ’ndrangheta “scelta come referente dai cartelli colombiani per il traffico di stupefacenti. Sui 45 miliardi di euro di fatturato della criminalità organizzata” ha specificato Maroni “il 60% viene dal narcotraffico”. Al riguardo Maroni ha rivolto un invito al presidente della Regione, Agazio Loiero, e a quello di Confindustria Calabria, Umberto De Rose, a “fare una riflessione insieme per focalizzare quali iniziative sono da prendere sul Gioia Tauro”. [...]
Il 21 Ottobre 2008 alle 2:15 SuccedeOggi » Blog Archive » Maroni: “La ‘Ndrangheta fa business per 45 miliardi all’anno” ha scritto:
[...] “Quarantacinque miliardi di euro: è questo il fatturato annuo della ’ndrangheta Spa. Quasi tre punti di Pil”. È il dato fornito dal ministro dell’Interno Roberto Maroni, intervenendo al convegno su sviluppo e sicurezza promosso a Catanzaro da Confindustria. Una fotografia del business della criminalità organizzata impietosa, quella che fa il ministro. Questo è, ha aggiunto Maroni: “Il contesto in cui si muovono le forze dell’ordine: una straordinaria potenza economica che investe, fa innovazione, condiziona i mercati e che può contare anche su una componente militare di controllo del territorio, intimidazione. Ma non è solo questo, la ’ndrangheta è diversa dalle altre perché ci sono le ’ndranghete e per questo l’attacco deve essere attuato in modo diverso da quello che si porta avanti contro le altre consorterie. Credo che nell’ambito delle forze dell’ordine e della magistratura tutti sappiano fare bene il loro mestiere. In Calabria proprio di recente sono stati messi a segno colpi molto forti con arresti di latitanti e smantellamento di situazioni criminose con connessioni anche nel mondo delle amministrazioni”. L’attacco vero alla criminalità organizzata “che può segnare la svolta” è l’attacco ai patrimoni, dice Maroni. “È l’insegnamento di Falcone ed è quello che abbiamo iniziato a fare con il pacchetto sicurezza che prevede norme più rapide ed efficaci per la confisca e la messa a disposizione dei beni”. L’iniziativa di Confindustria Sicilia di espellere chi non denuncia il pizzo “è la strada giusta…”, il ministro dell’Interno non ha dubbi sul ruolo che possono giocare le imprese e loro associazioni. “Dobbiamo coinvolgere le imprese” ha aggiunto il ministro Maroni “per respingere l’attacco della criminalità. Chi denuncia il pizzo non lotta solo per non pagare, ma combatte una criminalità che vuol far passare l’idea che è in grado di garantire la sicurezza. Così non è”. Il ministro punta poi dito sul porto di Gioia Tauro, la porta d’ingresso della droga utilizzata dalla ’ndrangheta “scelta come referente dai cartelli colombiani per il traffico di stupefacenti. Sui 45 miliardi di euro di fatturato della criminalità organizzata” ha specificato Maroni “il 60% viene dal narcotraffico”. Al riguardo Maroni ha rivolto un invito al presidente della Regione, Agazio Loiero, e a quello di Confindustria Calabria, Umberto De Rose, a “fare una riflessione insieme per focalizzare quali iniziative sono da prendere sul Gioia Tauro”. [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.